Babilonia Teatri / Gli Amici di Luca, Pinocchio - foto di Marco Caselli Nirmal
Babilonia Teatri / Gli Amici di Luca, Pinocchio - foto di Marco Caselli Nirmal
Babilonia Teatri / Gli Amici di Luca, Pinocchio – foto di Marco Caselli Nirmal

Un Buddha pelosissimo, con naso di Pinocchio smaccatamente posticcio. Pantaloncini blu, braccia conserte, dondola il piede sinistro seduto sul bordo del palco. Guarda il pubblico che entra. Lo assorbe, senza apparentemente far nulla. Inizio promettente, per questo spettacolo. E per il Festival che intelligentemente lo ospita.

Viene in mente Jean-Luc Nancy, i suoi Indizi sul corpo, là dove ragiona di un corpo che si fa «parlante, pensante, sognante immaginante. [Che] sente sempre qualcosa. Sente tutto ciò che è corporeo. Sente le pelli e le pietre, i metalli, le erbe, le acque e le fiamme. Non smette mai di sentire». Tutto questo mentre il pubblico entra: la performance non è ancora iniziata.

Poi lo spettacolo propriamente detto comincia.

Babilonia Teatri / Gli Amici di Luca, Pinocchio - foto di Marco Caselli Nirmal
Babilonia Teatri / Gli Amici di Luca, Pinocchio – foto di Marco Caselli Nirmal

Tre uomini con esiti di coma entrano in scena. Pantaloncini corti e passo traballante. Sovraesposizione dell’io, del passato, del dolore. Tre Cieslak degli anni Zero.

Eterodirezione. Dal fondo della platea Enrico Castellani al microfono li guida con affettuosa risolutezza. Domande sulla loro vita, su ciò che è capitato, su molto altro. I tre rispondono con voce ferma e al contempo traballante. «Film preferito?» «L’uomo nudo con le mani in tasca». Gli spettatori in mezzo. «Il coma è essere come un computer vuoto, senza file. Come una zucca di Halloween. Vuota. Ma con gli occhi».

Due leggono l’elenco dei personaggi e dei luoghi della storia di Pinocchio, mentre gli altri compiono lenti movimenti burattineschi delle braccia, a specchio.

Al centro, una figura si piega in avanti. Schienato o ringraziante? Schienato e ringraziante.

Una fata turchina conosciuta in chat. «Com’è la sua fata ideale?» «Con gli occhi turchini» «Soda».

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Babilonia Teatri / Gli Amici di Luca, Pinocchio – foto di Marco Caselli Nirmal

Patience dei Guns N’ Roses, una sedia diventa una moto. Ricordare e rivivere. «Dobbiamo solo avere pazienza, tutto si sistemerà».

Musica funky, danza scomposta e necessaria di uno dei tre, che termina con Pinocchio trasformato in asino ragliante a terra, urlo lancinante che contiene Artaud, Brecht e Paolo Facchini.

Ancora musica, Yesterday dei Beatles. I tre seduti con cartelli che traducono il testo in italiano.

E poi Vasco Rossi, Vita spericolata. Giocattoli di plastica colorata, piccole azioni e rotazioni.

«Immaginate che Luigi Ferrarini sia issato con una corda». Un testo di Pinocchio che torna ragazzino. La voce al microfono chiede di immaginare che Luigi Ferrarini venga calato a terra.

I tre si siedono, uno dopo l’altro abbandonano la testa, lasciano cadere le braccia, piegano la schiena in avanti.

«Fine».

Francis Bacon, Three Studies from the human Body, 1967
Francis Bacon, Three Studies from the human Body, 1967

Un sapiente montaggio che alterna climax emotivi e ironiche tassonomie raffreddanti. Uno spettacolo che potrebbe di continuo cadere nel facile sentimentalismo. E invece.

Figure nude in scena specchiano le mancanze di ciascuno, svelano irriducibili animalità: vien da pensare al saggio di Gilles Deleuze dell’81 su Francis Bacon, un altro che di umanità dolorante se ne intendeva. Nel capitolo Il corpo, la carne macellata e lo spirito, il divenire animale, il filosofo francese riflette: «La pittura di Bacon crea una zona d’indiscernibilità, d’indecidibilità tra l’uomo e l’animale. L’uomo diviene animale, non senza che l’animale al tempo stesso divenga spirito, spirito dell’uomo, spirito fisico dell’uomo esposto nello specchio».

E questo è solo l’inizio di Collinarea. Siate curiosi, salite a Lari.

 

MICHELE PASCARELLA 

 

Festival Collinarea – Lari (PI) – 25 luglio-2 agosto – Info: collinarea.it

2 Commenti

  1. che strano il tuo modo di scrivere, parimenti passionale, emozionato quanto distaccato e analitico. ti voglio bene. dispensi bellezza.

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