Classico Torricelli è il titolo di un progetto fotografico di Andrea Neri, della mostra che ne presenta i risultati e di un libro fotografico che contiene una specifica sequenza di alcune tra le immagini presenti in mostra.

L’idea di fotografare i locali del Liceo Classico Evangelista Torricelli nasce alla fne del 2011. A quell’epoca il futuro della scuola era particolarmente incerto. Il comune ipotizzava la chiusura dell’istituto. Il “Torricelli” ha locali non più a norma, necessita ristrutturazioni che né il comune né la provincia potrebbero essere in grado di finanziare e viene percepito come un ambiente vetusto.

torricelli_1Ma all’orizzonte c’è anche una data signifcativa per un lavoro che riguardi il “Classico Torricelli”: il 2014, anno in cui si celebrano i 100 anni trascorsi dalla prima edizione dei Canti Orfici di Dino Campana. Campana ha studiato tra i banchi della scuola di Via Santa Maria dell’Angelo nell’anno scolastico 1900-1901. Al di là delle glorificazioni manfrede, per il poeta di Marradi fu un’esperienza da dimenticare: poca motivazione, voti appena discreti, un ambiente borghese che non lo accetta, lo vede come un “montanaro” scontroso e dai modi bruschi, lo emargina. Il passaggio di Campana al classico di Faenza non è per questo meno importante e rappresenta uno dei due poli che compongono il cuore dell’indagine fotografica “Classico Torricelli”.

Il liceo classico di Faenza è un luogo importante, sono infatti due i personaggi la cui presenza fisica come studenti al classico di Faenza simboleggia il significato e l’interesse del luogo e giustifica lo sforzo non solo di non abbandonarlo ma al contrario la necessità di valorizzarlo. Dino Campana da un lato, Evangelista Torricelli dall’altro. Lo studente di chimica fallito che per tutta la breve vita deve lottare per affermare la sua “missione” di poeta da un lato. Il fisico e matematico di cui la scuola porta il nome dall’altro, figura chiave nel panorama scientifico del Seicento. Torricelli sarà prima allievo e poi successore di Galileo Galilei come matematico alla Corte dei Medici di Firenze.

Il nucleo tematico del progetto fotografico ha a che vedere con questa dualità. La contrapposizione tra due opposti ambiti del sapere e della conoscenza è un falso storico, una svista o nella migliore delle ipotesi una chimera. Il liceo di Via Santa Maria dell’Angelo, “antico palazzo rosso” come lo descrive Campana nei Canti Orfici, si erge ancora oggi come un memento contro la distrazione, la superfcialità, la tendenza alla semplificazione tipica della società contemporanea che rischia di dimenticare quale sia il valore specifco della tradizione italiana. Una tradizione che fonde i saperi, che per costituzione genetica li integra, che fonda le sue radici nel Rinascimento di Leonardo, di Galileo appunto, di Leon Battista Alberti o ancora prima di Paolo Uccello il quale, con il poliedro della Basilica di San Marco a Venezia, anticipa di due secoli la teorizzazione di quella figura geometrica fatta da Keplero.

Il classico Torricelli è lì a ricordare questa tradizione culturale. Una tradizione che, a differenza di quella anglosassone assai più rivolta alla specializzazione e alla creazione di settori, è fatta di scienziati-pittori, di opere di fisica che hanno rivoluzionato la concezione del sistema solare ma che s’impongono allo studio anche per il loro valore linguistico-letterario, di opere di artisti che prefgurano e anticipano le figure della geometria, la comprensione dello spazio, la pratica dell’architettura.

Le immagini che compongono il progetto fotografico sono scattate con due tipi di apparecchio: una camera di grande formato 4×5 pollici per le riprese degli ambienti e degli arredi; una camera di medio formato 6×7 centimetri, più maneggevole e utilizzabile senza il ricorso al treppiede, per i ritratti di studenti, insegnanti ed ex-insegnanti. Tutte le immagini sono scattate sfruttando l’illuminazione naturale che spesso, nelle aule e nei corridoi del liceo, scarseggia. Scelta specifica e coerente con un’idea “primitiva” della fotografa. Questo ha permesso di giocare con le figure in movimento negli spazi della scuola, che si trasformano in scie fluide dai contorni indefiniti.

La sequenza fotografica contenuta nel libro è studiata come un percorso attraverso varie stanze, leggibili come capitoli o ancora meglio come una serie di argomenti che si sgranano, separati e legati gli uni agli altri allo stesso tempo. I ritratti scattati nel cortile interno; l’accesso, attraverso la fnestra di una delle aule, all’interno dell’edificio; i corridoi, le aule, gli ambienti comuni; l’aula di scienze e i suoi arredi, il materiale scientifico, anatomico, chimico; l’accesso alla biblioteca, i volumi a stampa del Cinquecento, il registro della classe che fu di Dino Campana; i locali inaccessibili con la galleria paradossale dei calchi e delle statue in sfacelo.

Il volume, pubblicato dalla casa editrice di Parigi Nagabbo Éditions grazie al fnanziamento della Fondazione Banco del Monte e Cassa di Risparmio Faenza, è completato da un testo di Emanuele Mariani. Un testo autonomo, scritto da un ricercatore in filosofia nonché ex-allievo del Liceo Torricelli. Un testo che con leggerezza ma con estrema precisione e densità di signifcato, traduce in parole il percorso fatto dall’obiettivo della camera fotografica, insegue con il pensiero il flo rosso che costituisce la trama del progetto.

La mostra fotografica è composta da 51 immagini, stampe cromogeniche da pellicola a colori. Gli ingrandimenti in formato 20×25 centimetri sono alternati a stampe di più grande formato, 28×35 centimetri.

 

Da Sabato 13 Settembre, Faenza (RA), Complesso ex Salesiani, Palazzo Naldi, via San giacomo Bosco 1,  ore 18, info:0546 21247 segreteria@fondazionemontefaenza.it

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