copeland-2Il tema del roBOt 07 si foggia attorno a immagini che risuonano aspre come radioline accese, parla di memorie perdute, ma non qualificando alcun contesto, lascia ampio margine alla nostre personalissime interpretazioni.

Le lost memories possono evocare concetti legati all’esperienza e al background specifico culturale di ognuno di noi: si può facilmente passare da una sinestesia all’altra, dalla chiavetta di David Guetta alla leggenda dello squaletto di Jimmy Page, fino ad arrivare ad una poesia di Baudelaire quella in cui il poeta -maledetto- ci consiglia di essere ubriachi in ogni istante della nostra vita per godere in maniera assoluta del presente, relegando così al dimenticatoio del passato tanto i retaggi dolorosi quanto i guilty pleasures.

Certo abbiamo a che fare con un mondo mutevole, fatto sia di strutture temporanee per non dire usa e getta, dotate di vantaggi momentanei, che costruzioni compatte difficili da smantellare e che rappresentano come un filo conduttore tra passato e autenticità, la chiave per capire il mondo da cui, probabilmente, ci siamo già evoluti.

Se si vuole capire e apprezzare la musica elettronica bisogna partire dalla musica classica: se ne ritrovano infatti le stesse invenzioni, le mutazioni strumentali e le permanenze, se ne ritrova inoltre anche la stessa “coerenza” per quanto riguarda la partecipazione femminile: Moderat, Ricardo Villalobos, Gold Panda, Actress, Factory Floor, Lone, James Holden, James Ferraro, Legowelt sono alcuni dei nomi dei protagonisti di fama internazionale della settima edizione di roBOt, che si svolgerà dal 1° al 5 ottobre in tutta la città di Bologna (sono molte infatti le location coinvolte nella realizzazione dell’evento, dal Teatro Comunale a Palazzo Renzo, passando per i locali della Fiera). Unica musicista donna in programma è la producer e critica d’arte russa Inga Copeland (monicker di Alina Astrova).

Fuggita dall’Estonia a 17 anni per studiare arte alla st.Martin di Londra, si laurea con una tesi sul rapporto tra cultura ed economia e comincia ad appassionarsi alla musica elettronica e a quella degli Oasis.

Dj già nel grande giro da 4 anni (componente del duo Hype Williams) passa alla carriera solista per la prima volta quest’anno con l’album Because I’m worth it, muovendosi con stile minimalista e sperimentale nel sound più contemporaneo. Inga Copeland spazia tra Dub, Leftfield, Synth-pop e IDM, lasciandoci la sensazione di una persona timida ed introversa, che fa di tutto per nascondersi alle orecchie dell’ascoltatore, suggerendo una certa paura di mostrarsi per quello che può realmente fare. Non voglio essere fraintesa: è una cosa fantastica questa umiltà perchè troppo spesso i musicisti che lavorano esclusivamente con loro stessi, tendono a ricreare performance live da musica mainstream, per così dire, narcisistiche e autoindulgenti.


Questo concetto di ricercatezza dei suoni si manifesta in tutte le proposte musicali selezionate dalla SHAPE per il roBOt di quest’anno a partire dalla serata di presentazione del 20 Settembre al Teatro Comunale, con la performance live di James Holden, uno tra i dj/produttori/musicisti più sofisticati del genere. La sua etichetta Border Community ha scritturato diversi musicisti italiani (Margot, un duo formato da Giaga Robot e Pepe, due dj di Riccione, Angelo Battilani e Satelliti) che sicuramente ci aspettiamo di vedere nelle prossime edizioni di quello che si appresta a diventare il più importante festival di musica elettronica e di arti digitali a livello nazionale.

Antonella Garro

20 settembre – 5 ottobre, Bologna.

info: www.robotfestival.it

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