L’annata eccezionalmente piovosa (e a tratti disastrosa) mi porta a riflettere sul futuro del mio orticello… che tuttavia questa primavera-estate ha prodotto molto più del solito, e continua a dare in abbondanza. Forse perché il cielo ha innaffiato molto più di quanto non faccia io, o forse perché molti degli ortaggi che coltiviamo tradizionalmente provengono da latitudini tropicali, in cui la stagione delle piogge allaga il terreno per mesi… Alcuni esperti sostengono che l’aumento dei gas serra porterà le piante a sviluppare maggiormente le parti verdi, con ricadute notevoli anche sul loro contenuto nutrizionale; il grano, ad esempio, diventerebbe meno proteico, e la pasta al dente potrebbe, di conseguenza, diventare una rarità. Allora penso che potrebbe essere utile sperimentare anche nuove colture provenienti da altre zone climatiche, così come suggeriscono Jude e Michel Fanton, esperti seed-savers australiani, nel loro Manuale per Salvare i Semi dell’Orto e la Biodiversità (Arianna Editrice). Tra le 117 specie di cui spiegano minuziosamente come riprodurre i semi, ce ne sono molte che non avevo mai sentito, e che hanno ormai raggiunto una certa diffusione planetaria…

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