Vin Diesel Pensieri in libertà su uno dei film di cui si è parlato più spesso nell’ultimo anno, vuoi perché i detrattori han cominciato a sbuffare non appena dato l’annuncio, vuoi perché i fan ha cominciato ad esultare non appena ricevuto l’annuncio (una cosa quasi fidelistica, fidatevi), vuoi perché quasi tutti han cominciato a parlarne non appena si è saputo che uno dei due attori principali si era spataccato con la sua automobile da corsa durante un weekend, come un James Dean risorto e rimorto.

Primo pensiero: il film è una goduria per gli occhi e per la pancia. Tralasciando ogni possibile ragionamento ballardiano sul corpo, la macchina e il corpo della macchina (già fatto con il Crash di Cronenberg e qui, nella saga intera, ripreso e portato all’estreme conseguenze), questo settimo capitolo del franchise veloce e furioso è un possente luna park di coreografie folli (due macchine in derapata su un incrocio e la ragazza che passa al volo fra una e l’altra mentre un drone spara a raffica contro tutto e tutti; un’automobile impossibile da immaginare che attraversa, beffarda idea, tre palazzi a Dubai prima di schiantarsi al suolo). Insomma: l’auteur si vede anche da queste cose qui, da come è capace di rendere plausibile un’idea folle. E chi non ci crede è pregato di cancellare dai suoi appunti sul cinema tutto Minnelli, molta Hollywood a cavallo della II guerra mondiale e il Rocky Horror Picture Show. Siete disposti a farlo? Contenti voi.

Secondo pensiero: il film impenna quando la macchina da presa compie evoluzioni. Ad un certo punto due personaggi si menano come osteopati impazziti e la macchina da presa, presumibilmente montata su un perno rotante e fissata su un carrello laterale, svirgola costringendo lo spettatore a rivedere il proprio concetto di orizzonte. Siamo ancora nella fase “goduria dei sensi”. Ma chi non è disposto a scambiare una conferenza sulla semiotica degli spazi cornice con una notte di sesso fatto bene?

Terzo pensiero: negli ultimi dieci minuti avviene l’inimmaginabile: la vita, quella vera (a voler far bene si dovrebbero introdurre concetti come eterotestuale e extratestuale, ma ve li risparmio) si prende il suo spazio e gli attori mollano gli ormeggi omaggiando la vita del loro collega-amico Paul Walker. Gli sceneggiatori, per fare questo, avrebbero potuto scegliere due strade: far morire il personaggio in uno dei numerosi carnai che si sviluppano lungo la trama (niente di più facile, in ogni serie tv che si rispetti, l’attore che molla l’osso si trova con il personaggio eliminato da qualche male incurabile o da qualche incidente). Oppure avrebbero potuto chiudere baracca e burattini: senza di lui niente, nisba, discorso finito, no more fast & no more furious. Invece hanno scelto una terza strada, più patemica e decisamente straziante, anche per lo spettatore più scafato e avvezzo al disprezzo. Cos’hanno fatto? Non ve lo dirò mai.

Gara Quarto pensiero: vi capiterà di andare al cinema. Quando vi capita guardate bene chi avete di fianco. Io ho visto il film con, a sinistra, una coppia che è entrata, lui si è seduto vicino a me (un po’ più in là, a dir il vero) e probabilmente non si lavava da Natale. Si è seduto e ha detto: “Senti questo odore? È aria viziata”. Seh. A destra avevo il consueto gruppetto di amici che era lì per timbrare il cartellino. Il casino che non han fatto ve lo potrei descrivere come un canaio in cui viene inserito, improvvisamente, un sacco pieno di gatti in calore. E c’erano, ovviamente, i soggetti tipo di questi gruppetti:

Soggetto 1: quello che ha visto il trailer, vuole essere lì ma per far bella figura con la morosa sbuffa e ridacchia (ma dentro di sé gode come un pornodivo con la priapite). Anticipava le battute e le situazioni viste nel trailer pensando di fare il figo e diceva: adesso spacca il gesso con il braccio, adesso salta dalle finestre, adesso c’è la ragazza con le mutande blu

Soggetto 2: la ragazza del ragazzo di cui sopra, che è lì perché spera di farsi regalare la borsa di Prada ed è venuta a vedere Fast & Furious 7 per far piacere al moroso.

Soggetto 3: la ragazza più in là che ad ogni situazione dice: adesso me ne vado, non è possibile, torno a casa.

Soggetto 4: quello che non sa come pronunciare Fast and Furious e dice fasenfuriuz fezzenfuriuzz faseinfaurioaus plisanderstend. Per tutta la durata del film.

Ecco. Se vi capita di andare al cinema e siete uno di questi soggetti di cui sopra, sappiate che c’è uno come me, che vorrebbe vedere il film in pace, senza rompicoglioni a destra e senza dover imprecare ogni volta che da sinistra arriva l’afrore tipico di pollo arrosto andato a male. Grazie.

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