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Capita che il caso ti porti ad ascoltare dischi che non ti aspetti, fatti da artisti di cui si ignorava l’esistenza – a me è capitato con Canciari patruni ‘un è l’bittà di Salvo Ruolo, uscito all’inizio di quest’anno (per informazioni e acquisto: salruolo@gmail.com, www.salvoruolo.it). Siciliano messinese ma residente a Padova, cinquantenne, padre di famiglia e con già un percorso artistico che negli anni Duemila fra partecipazioni a compilation, mini album e un paio di dischi si è ritagliato il proprio posto al sole.

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Canciari patruni ‘un è l’bittà, trenta minuti scarsi di lunghezza ispirati al Risorgimento storico come metafora di personaggi schiacciati dalla storia o forse proprio alla storia aggrappati, è una gran bella sorpresa di folk rivisitato, nel senso che nella musica di Ruolo non si fa fatica a cogliere Carlo Muratori e i Sonic Youth, Cesare Basile – qui in veste di sideman tuttofare – e i Willard Grant Conspiracy – chi non è siciliano forse farà fatica a cogliere tutte le sfumature dei suoi comunque interessantissimi testi, del resto puntualmente tradotti nel libretto d’accompagnamento, decantati con una bella flemma che solo chi è nato con il dono del cantastorie sa come esprimere. I riferimenti dell’autore, nondimeno, sembrano di quelli importanti – così, a naso, udendo le storie narrate in Picchi brisci accusì noti, Mariuzza Izzu, Malutempo, Passannanti – la mosca bianca e noise dell’opera – oppure A buttana («Dove esiste una chiesa e una campana, esiste pure una puttana»), non può che venire in mente l’opera letteraria di Leonardo Sciascia, non di ispirazione risorgimentale ma il quale ha descritto una Sicilia lontana sia dalla agiografia modello cartolina, sia che assomigli nel tono alle biografie dei santi, sia dalle caricature lupara & coppola. Chiaramente Salvo Ruolo si rifà a quella scuola dove non vi è spazio per il panegirico ed è capace più che bene di portare i propri pensieri e parole in chiave musicale – e con una visione letteraria moderna degna di Don DeLillo, per dirne uno.

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Si sa, cambiati i padroni poi ne arrivano altri – per un minimo di sensazione di libertà è d’obbligo cogliere quell’attimo fuggente quando avviene il cambio della guardia. Come diceva Gian Maria Volonté per parola di Sciascia e immagini di Elio Petri: a ciascuno il suo.

CICO CASARTELLI

SALVO RUOLO – Canciari patruni ‘un è l’bittà (Contro Records)

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