catasta-di-legnaVenerdì scorso ho finito di accatastare la legna per l’inverno, giusto in tempo per la prima neve… Colgo l’occasione per parlare di questo lavoro stagionale, quasi ovvio per chi vive in campagna, e che qualcuno compie anche in città. Anche chi compra la legna da ardere e non se la procura direttamente sa quanto è importante accatastarla bene, e scopre ben presto la verità dell’antico detto, secondo cui la legna scalda almeno tre volte: quando la tagli, quando la sposti e quando la bruci.

 

Per me, ex giocatrice compulsiva di Tetris, vi sono delle analogie evidenti tra il celebre videogioco e la catasta; in parole povere, per me la catasta è una gigantesca partita a Tetris. Se tutte quelle ore davanti a uno schermo mi sono servite per prendere come un gioco una faticaccia del genere, penso, be’, forse non è stato tempo sprecato… Meglio ancora, trovo che la catasta sia molto, molto più avvincente di Tetris. Ora mi spiego.

In una partita di Tetris, hai a disposizione un numero infinito di pezzi, ma di soli sei tipi, contraddistinti da sei colori diversi; nella catasta devi disporre un numero imprecisato di pezzi (all’inizio, sì, sembrano infiniti), ma tutti diversi l’uno dall’altro e di tutti i colori. [Se pensate che il legno sia tutto più o meno dello stesso colore, e che questo colore sia il marrone, non l’avete mai guardato bene.] Per praticità, tendo a classificare sommariamente i pezzi al primo sguardo: ci sono i tondelli, gli irregolari, gli spacconi, gli storti, gli scamuzzi e i zocchi della buonanotte; ma a volte vengo catturata dalla loro singolarità, e ogni tanto metto da parte alcuni pezzi “troppo belli per la stufa”. Magari mi verrà in mente di farci qualcosa, e sarà un nuovo gioco per le sere d’inverno.

In una partita di Tetris, le file piene svaniscono, e quando il mucchio arriva in cima hai perso; nella catasta, le file devono essere il più serrate possibile, ma non si cancellano, e quando arrivi in cima hai vinto. La vittoria non è un’arida cifra con il tuo nome a fianco, ma una cosa molto più grande di te, che hai fatto con le tue mani, in cui ogni pezzo sta lì dove tu l’hai messo fino a che non andrai a prenderlo… è un’opera d’arte effimera destinata agli abitanti della casa. Contemplare la catasta mi dà un piacere indescrivibile. La legnaia prima era un garage, dove c’era puzza di benzina ora c’è profumo di bosco; mi sorprendo a entrarci più volte nell’arco della giornata, senza un motivo preciso, e fermarmi lì imbambolata, dimenticando quel che stavo facendo.

Come in Tetris, inoltre, la velocità con cui i pezzi vanno a posto è variabile, ci sono momenti in cui tutto va come per magia e momenti di attenta valutazione. Non mi addentro nelle mille strategie dei boscaioli esperti, per me l’unica vera regola è “basta che stia su”: la sconfitta, nel gioco della catasta, infatti, è quando crolla. Certo non è la fine del gioco, impone anzi un tempo supplementare.

Pochi giorni fa, poco prima della fine del lavoro, l’ultimo muro di legna che avevo fatto è crollato. In legnaia eravamo in tre, due a terra e io in piedi su uno sgabello a mettere gli ultimi pezzi, quando uno dei due ha esclamato “Occhio!” e io sono saltata via: un instante dopo il muro si è spanciato verso di noi come se avesse ricevuto una spinta ed è esploso in avanti, facendo precipitare centinaia di tronchetti con un fragore da terremoto. Che spettacolo! Per fortuna non ci siamo fatti niente, ma è stata un’emozione molto forte. Di sicuro non paragonabile a nessuna partita di Tetris che abbia giocato in vita mia.

 

 

 

 

 

 

 

 

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