copertina fronte rischio e desiderio-2Nell’estate del 2015 la morte di un ragazzo per droga al Cocoricò di Rimini ha riportato sulle pagine della cronaca di tutta Italia l’identità tra sballo e discoteca. L’episodio ha fatto spendere molti luoghi comuni sulla connessione giovani, vita notturna e droga. E l’unico provvedimento scelto è stato quello di chiudere la discoteca, come se il colpevole fosse stato individuato solo con il locale da ballo, luogo della perdizione.
Su questi argomenti è uscito per NFC edizioni Rischio e desiderio a cura di Pierfrancesco Pacoda, studioso e giornalista che si occupa di stili di vita e culture giovanili. Il libro è un insieme di interventi di attori diversi che ruotano intorno all’intrattenimento notturno, dai proprietari dei locali, ai dj, dagli scrittori agli psicologi e psichiatri, dagli operatori sociali che lavorano per la riduzione del danno, ai media educator.
Pur essendo frammentario, il libro ha il pregio di analizzare il problema da punti di vista diversissimi e non superficiali. Un’analisi che certo non minimizza il problema delle droghe e del loro consumo inconsapevole, ma che vuole fare capire come, soprattutto negli anni ’90, la discoteca, i rave party, e più in generale la ritualità del ballo, quella definita club culture, sia stata importantissima per l’espressione dei giovani e delle culture alternative. Scrive Pacoda «la club culture (che ha origine nelle feste improvvisate nei quartieri degradati della New York degli anni ’80, ndr) continua ad influenzare la vita di tanti giovanissimi. Una vita che si muove di continuo tra rischio e desiderio».
Se Pacoda ancora crede nell’esistenza della club culture – fa riferimento appunto ai grandi rave party di Las Vegas o di Ibiza – la maggioranza degli interventi ha la sensazione, invece, che il fenomeno sociale sia in riduzione o in repressione.
Leonardo Montecchi, psichiatra, responsabile del Sert di Rimini, sostiene che il movimento techno, che dura da più di 20 anni, sia in fase discendente e procede con un’analisi interessante sul rapporto tra danza, transe e sostanze psicoattive che fin dall’antichità ha contraddistinto i rituali di tutte le società. Parte dai baccanali della Roma antica, per attraversare la cultura beat, l’hip hop fino ad arrivare alla techno.
Il ballo è interpretato come una forma di comunicazione non verbale molto intensa che ha il potere di dissociare la coscienza dal presente e per questo conserva una funzione catartica. Una transe che lui paragona ai rituali Candomblè, al Voodoo tahitiano e anche al tarantismo del Salento, depurata dalla tradizione del rituale. Ballare è, insomma, un’espressione sana dell’esistenza.
L’analisi, invece sulla tendenza attuale è ancora più spietata. «Si tratta di isolamento in casa, – scrive – una chiusura al mondo, a qualsiasi socialità che non sia una connessione Internet. Si diffonde la disperazione». Ahimè, come non essere d’accordo. Ballate, che vi passa.

STEFANIA MAZZOTTI

RISCHIO E DESIDERO
Un viaggio nel mondo della notte, tra giovani, droghe, eccessi e divieti
A cura di Pierfrancesco Pacoda
NCF edizioni, 2015
11,90 euro

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