Lo spanglish di Carrie Rodriguez

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Music Review Carrie Rodriguez

Carrie Rodriguez è una tizia determinata: la trovi accanto a uno dei più grandi songwriter americani come Chip Taylor (sì sì, il fratello dell’attore Jon Voigth, lo zio di Angelina Jolie, l’autore di Wild Thing che i Troggs e un certo Jimi Hendrix videro di incendiare come di deve) piuttosto che accompagnare Bill Frisell, e non la vedi batter ciglio. Adorabile. Così come adorabile è questo suo nuovo disco Lola, piccolo gioiello che scalda i cuori in questi di tempi di musica sempre più mortificata e mortificante.

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Carrie Rodriguez in concerto con Buddy Miller e Bill Frisell
Carrie Rodriguez in concerto con Buddy Miller e Bill Frisell

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L’avvenente Carrie qui si allaccia niente meno che a un paio di dischi che resero ancora più grande e rispettata Linda Ronstadt, ossia gli spettacolari Canciones de mi Padre (1987) e Mas canciones (1990), dove l’ex reginetta West Coast si avvicinava delle proprie origini mexican, un po’ sullo stile anche dei Los Lobos del mini-album La pistola y el corazón (1988). L’operazione dell’artista texana è presto spiegata: Carrie Rodriguez ha preso una bella serie di antiche canzoni messicane e le ha unite a sue nuove composizioni in bell’idioma spesso spanglish, per un risultato che a larghi tratti convince e chiede la giusta dose di repeat.

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Carrie Rodriguez con il marito e collaboratore Luke Jacobs
Carrie Rodriguez con il marito e collaboratore Luke Jacobs

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Poi, vai a vedere, Lola è già una goduria solo a leggerne i crediti di copertina: la produzione è di Lee Townsend e la backing band comprende nientemeno che Bill Frisell alle chitarre – che restituisce il favore, visto che Carrie sovente lo ha accompagnato dal vivo – David Pulkingham (Alejandro Escobedo, Patty Griffin) anche lui alle chitarre e Viktor Krauss al basso, quotatissimo sideman che oltre che con Frisell, ha lasciato il segno in molti album di Peter Rowan e di Lyle Lovett – senza contare che il marito della protagonista, Luke Jacobs, fa da jolly un po’ ovunque. E la dozzina di pezzi che compongono l’album sono un bello spaccato nel nuovo Millennio di American music di confine: che si tratti del duetto con Raul Malo (Mavericks) in Perfidia, della magnifica ballata up-tempo Z – bridge tessessimo, ritornello potente quando azzeccato e David Pulkingham che detta legge con la sua infuocata chitarra – per finire con la struggente Si no te vas giocata in punta di guitaron e anche con tanto cozazón. Insomma, il babbo di Carrie, il leggendario, misconosciuto cantautore David Rodriguez passato a miglior vita giusto lo scorso anno, di lassù sarà ben contento di vedere che la sua piccola stia facendo alla grande con questo Lola.

CICO CASARTELLI

CARRIE RODRIGUEZ – Lola (Luz Records/IRD)

Carrie Rodriguez all'epoca della sua collaborazione con Chip Taylor
Carrie Rodriguez all’epoca della sua collaborazione con Chip Taylor

 

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