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Annoiati di Bob Dylan che canta Frank Sinatra, che basta girarsi intorno e sembrate essere molti: avete ragione, al gusto non si comanda e tanto più che se si va a vedere Bob Dylan mezzo concerto dedicato a Vecchio Occhi Blu magari è un po’ troppo da sostenere, anche se le performance abbiamo toccato con mano essere semplicemente mozzafiato. Però – però, ragioniamo un attimo: in fondo la stessa operazione la fece nei primi anni Novanta con ben due album dedicati a standard folk e blues. Non solo – oltre ai maiuscoli Good As I Been To You (1992) e World Gone Wrong (1993), a quell’epoca Bob Dylan inseriva grandi quantità di traditional nelle scalette degli altrettanto maiuscoli concerti (checché ne abbiano detto a quei tempi petti e flati dell’impreparata stampa nazionale e internazionale – impreparata alla titanica impresa Never Ending Tour, s’intende). I conti tornano anche in questa operazione dedicata a Sinatra: due album a tema e tanti pezzi non suoi nei concerti. Non che la cosa debba piacere per forza – ma questi sono i fatti.

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Ecco il seguito di Shadows In The Night, che come il predecessore ha il titolo di un immaginario film noir anni Quaranta/Cinquanta: Fallen Angels, che peraltro è pure il titolo di una pellicola firmata Otto Preminger, anno 1945. Il messaggio, visto che Bob Dylan fra tutti i pregi dalle nostre parti ce lo immaginiamo anche po’ permaloso e a volte pure con la coda di paglia, sembra essere: «Mi avete additato come un pessimo cantante? Bene, beccatevi Frank, uno che lo chiamavano La Voce! Non un brano o due, ma due album interi e quasi mezzo concerto di tutti gli spettacoli di (finora) un’intera tournée!». Capito questo, si è capito molto. E se si è capito anche che la carriera artistica di Bob Dylan è un po’ puzzle e un po’ mosaico, rifarsi a Frank Sinatra è solo l’ennesima puntata di un serial che non si è fatto mancare niente: è il Grande Abbecedario Musicale secondo Zimmerman, abbecedario che più di lui nessuno può permettersi di metter insieme. Tanto più che l’intento è tridimensionale – già, perché di Bob Dylan canta Frank Sinatra, oltre che con i due album, bisogna farne esperienza dal vivo perché se no si perde molto delle intenzioni e dei risultati.

The Bob Dylan Never Ending Tour at The Beacon Theatre, NYC

Fallen Angels è esattamente come lo attendavamo, suonato benissimo da una band docile e perfetta nel seguire gli istinti del leader – e sopratutto cantato da Bob senza la minima smagliatura vocale, anzi, con tutta l’esperienza che l’età comporta. Non ci credete? Provate a scordarvi per un po’ che costui sia il tizio di Highway 61 Revisited, di Desire o di Oh Mercy – e fatevi contagiare dal languore di Polka Dots And Moonbeams, dall’umore fragile di All The Way – non solo Frank, di questa rammentiamo pure eccezionali riletture di James Brown e di Jimmy Scott che raccomandiamo caldamente – l’eco Django Reinhardt di Skylark – unico pezzo mai inciso da Sinatra della raccolta e con, immaginiamo di Donnie Herron, un violino tenero ma non struggente – gli scatti con impalpabile western swing di That Old Black Magic, l’atmosfera cinematografica di On A Little Street In Singapore, fino al sotterraneo velluto leggermente cartavetro di Melancholy Mood – forse il momento più bello della raccolta. Ecco, se ci avete provato e il tutto non fa per voi, nessuno vi biasima – tanto più che i dischi non sono oggetti usa e getta ma si può lasciarli lì a riposare quanto si vuole che, prima o poi, tornano buoni – cosa che nondimeno con Bob Dylan è successa più che con qualunque altro.

CICO CASARTELLI

BOB DYLAN – Fallen Angels (Columbia/Sony)

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