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Questo è un disco che fa venire il magone: perché Allen Toussaint è uno dei musicisti più grandi e immacolati che i ponti abbiano visto passare sopra le acque della musica americana, perché il suo nuovo disco American Tunes è veramente di vibrante bellezza, perché Mister Toussaint era uno di quei Signori che il mondo d’oggi si può tranquillamente scordare e perché l’artista se ne è andato per sempre nel Novembre dello scorso anno. Che magone, già. Ma detto questo, che festa un album del genere, che più bello, profondo e riuscito non poteva essere – per intendersi, lo potevano sottotitolare “requiem alla gioia d’ascoltare Allen Toussaint”!

Allen Toussaint con Joe Henry
Allen Toussaint con Joe Henry

Il maestro di New Orleans è uno di quelli che la musica yankee l’ha mappata tutta, ne ha capito come nessun altro ingredienti e dosaggio – difatti possiamo dire solo che certi dischi della Band, quelli più belli di Lee Dorsey, naturalmente delle Labelle (Lady Marmelade!), alcuni dei Little Feat/Lowell George, praticamente tutti quelli dei Meters, ma anche di brits come Elvis Costello, Frankie Miller e Paul McCartney non sarebbero gli stessi senza l’ombra lunga di Allen Toussaint. Lo sa anche Joe Henry, che oltre a fare il cantautore per campare si è inventato produttore: per dieci anni Joe lo ha prodotto (o forse lo ha semplicemente registrato, come diceva Jerry Wexler di Ray Charles) anche se, più verosimilmente, da Allen si è fatto spiegare come si produce un disco. E con American Tunes Joe mette insieme l’estremo saluto al suo “secondo padre”, che non è un disco di scarti, odds and ends o leftover dicono in America, ma il disco a cui Toussaint stava lavorando prima che all’improvviso il cuore smettesse di battere. Postumo ma non posticcio, detto in parole chiare.

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Allen Toussaint's new album, American Tunes, comes out June 10

American Tunes, giusto e appunto parlando di mappatura, è la mappatura della musica dell’artista: che va indietro di molti decenni, ai primi del Novecento, quando a New Orleans regnava il “quartiere del peccato” Storyville (l’Atlantide della musica americana?), per poi proseguire attraverso Fats Waller, Bill Evans, Professor Longhair, Earl King, addirittura Paul Simon – costui ai tempi del capolavoro There Goes Rhymin’ Simon (1973) fece tappa anche nella Big Easy, come testimonia l’indimenticabile Tenderness con ospiti proprio Toussaint e i Dixie Hummingbirds. American Tunes è il mosaico perfetto di tutto questo, con Joe Henry che lo cuce nell’ombra per far risaltare lo splendore della musica unica e irripetibile di Allen (la backing band è guidata nientemeno che da Bill Frisell e Charles Lloyd): che fa ballare con Big Chief e con Mardi Gras In New Orleans, vibrare in Come Sunday del Duca (certo che dover scambiare Mahalia Jackson con Rhiannon Giddens dei Carolina Chocolate Drops, qui ospite alla voce… paragone impietoso), sciogliere nel surrealismo Twain-iano in Danza, Op. 33 con invitato Van Dyke Parks, intendere che qui comunque tocca a un grandissimo scrittore di canzoni in Delores’ Boyfriend oppure urlare per la bellezza inaudita di American Tune di Paul Simon. E poi se non vi commovente quando tocca a Southern Nights, in questa bellissima versione strumentale duetto di piani con Van Dyke Parks, fatevi cercare il cuore – che potrebbe essere scappato via!

CICO CASARTELLI

ALLEN TOUSSAINT – American Tunes (Nonesuch)

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