Poderi dal Nespoli

C’era una volta nella valle del Bidente un piccola cittadina chiamata Cusercoli, attraversata da un fiume e sormontata da uno sperone roccioso dominato da un castello medievale. Poco lontano da questo luogo nasce una passione che è quella per il vino e per il territorio. Negli anni questa passione ha preso il nome di Poderi dal Nespoli che, fin dal principio, si pone come obiettivo quello di raccontare la terra attraverso ciò che essa produce. “Mosto, il succo delle storie” è una delle tante occasioni che negli anni hanno reso possibile questo sogno: un festival alla sua prima edizione che dal 7 al 9 luglio farà della narrazione e dell’arte di raccontare le due protagoniste principali, sotto la direzione artistica di Matteo Caccia, attore teatrale e conduttore radiofonico, e Rosario Tedesco, attore e regista, con il quale abbiamo avuto il piacere di parlare.

Come è nata l’idea?

«Il festival si realizza grazie a Poderi dal Nespoli, un’azienda vinicola in provincia di Forlì. All’origine c’è una conoscenza personale e diretta con Poderi dal Nespoli perché, in un passato remoto, anche Marco Martini faceva teatro insieme a me e Matteo Caccia.  Quando l’azienda ha deciso di dedicarsi allo storytelling, allora ci siamo ritrovati e rivisti e abbiamo cominciato a ragionare sulla possibilità di fare un vero e proprio festival di tre giorni, una sorta di incursione nell’ambito dello storytelling.»

Il mosto è un chiaro riferimento al vino. E il succo delle storie invece?

«Sì, il nome Mosto è arrivato velocemente da sé essendo Poderi dal Nespoli un’azienda vinicola.  Il succo delle storie è invece una leggera allusione al testo di Manzoni “I promessi Sposi” che termina con una chiusa che dice il “sugo della storia” e così lo abbiamo “rubato” perché si tratta appunto di storytelling, dell’arte della narrazione.»

Quali saranno le tematiche più trattate?

«Abbiamo messo insieme due linee tematiche che sono il cibo e tutto quello che è il mondo dell’enogastronomia, dunque ci sono spettacoli e incontri dedicati, e il tema del viaggio, che appassionava tutti. Essendo poi chiaramente in Emilia-Romagna abbiamo prestato anche molta attenzione al territorio, per questo ci sono alcuni scrittori che vengono a parlarci di come è per loro raccontare una storia, come Cavina, Cornia e Paolo Nori che sono proprio emiliano-romagnoli e sono tutti romanzieri che si occupano di narrazione. Altro tratto comune di questo festival è l’autobiografia, anche perché lo storytelling ha comunque spesso a che fare con ciò che tu hai visto e vissuto in prima persona.»

Rosario Tedesco

Quali tipologie di eventi verranno proposti?

«Il Festival ha diverse anime, quella che è tipicamente story show e quella che è più incontro con professionisti sul cibo che ti indicano posti e ristoranti precisi. Poi ci saranno gli spettacoli teatrali e i monologhi che valorizzano invece il territorio di Cosercoli. La vigna in sé ha un paesaggio particolare che si caratterizza per il fiume e il castello. Abbiamo pensato subito che il festival dovesse invadere il territorio e dialogare con esso e così abbiamo deciso di fare gli spettacoli nel castello. Lì ci sarà ad esempio quello del Teatro delle Ariette – gruppo teatrale della provincia di Bologna, che si caratterizza da sempre per degli spettacoli che sono un po’ dei riti sociali, dove i tre attori, che hanno un vero e proprio podere che coltivano e da cui prendono il nome, cucinano dal vivo le loro storie. Lo spettacolo che abbiamo deciso di invitare “Teatro Naturale? Io, il cous cous e Albert Camus” è una sorta di romanzo di formazione di un ragazzino di 17 anni che per caso arriva in Algeria, dove scopre lo straniero, il cous cous e tutta una serie di altre cose. E questo avviene mentre loro preparano dal vivo il cous cous che poi viene servito e mangiato insieme agli spettatori. Poi ci sono altri gruppi come ad esempio Cuocolo/Bosetti, che per noi porteranno lo spettacolo “Roberta va sulla luna”. Da sempre cercano l’intimità con lo spettatore e i loro spettacoli partono dalla biografia, traggono spunto da quasi un incidente, un episodio della propria vita personale e poi lo ingigantiscono fino a far perdere i connotati dell’autobiografia e lo spettatore si può facilmente riconoscere. Poi ci sono anche altri spettacoli di pura narrazione come ad esempio lo spettacolo di Riccardo Goezi che da solo interpreta tutta la sua famiglia. Lo spettacolo si chiama “Annunziata detta Nancy”. Lui da solo ripercorre l’albero genealogico della sua famiglia in una maniera molto fuori dalle righe fino ad arrivare a se stesso.»

Ha detto poi che ci saranno anche incontri con dei professionisti dedicati al cibo..

«Sì, abbiamo dato spazio a professionisti che parlano e raccontano di cibo sempre legato al viaggio, come ad esempio Sara Porro e Luca Iaccarino: sono due viaggiatori particolari che perlustrano l’Italia e non solo in cerca di cibo ma anche di storie. Sara Porro ha fatto un viaggio in America, a New York, e ha raccontato non solo quello che ha visto ma soprattutto quello che ha mangiato. Così anche Iaccarino che scrive di Italia e di posti in cui è impossibile imbattersi. Un suo recente reportage ad esempio è quello dedicato al cibo nelle carceri, in particolare in provincia di Milano, a Opera, dove i galeotti hanno un ristorante in cui il pubblico può andare. Un altro di questi incontri sul cibo è quello del Dottor Gourmeta che anche lui fa del cibo e del viaggio la sua missione. Ognuno di questi professionisti ha alle spalle diverse pubblicazioni e i libri saranno disponibili durante il festival. Uno a cui tengo in particolare è Ugo Cornia che ha pubblicato “Sulla felicità ad oltranza”. Lui parla sempre della sua famiglia ed è in grado di farti morire dalle risate parlando del primo bacio che ha dato in macchina e ti commuove invece sulla storia del suo cane. È uno scrittore prezioso che fa un’operazione sul linguaggio non comune oggi in Italia. Un’ultima partecipazione sarà a presenza di Gianmarco Tognazzi l’8 luglio. Oltre a essere un grande attore del teatro e della televisione italiana e figlio di Tognazzi, lui ha però anche un’esperienza nel campo del vino perché ha un suo podere, una sua vigna, la Tognazza, in provincia di Velletri. Verrà quindi a raccontarci, attraverso un piccolo spettacolo, la sua vigna e la sua esperienza come imprenditore.»

Anche lei e Matteo Caccia, già direttori artistici del Festival, proporrete alcuni spettacoli?

«Matteo Caccia farà uno story show sulla falsa riga di quello che fa ogni lunedì a Milano ormai da anni che si chiama “L’ultima volta che ho bevuto troppo”. Lui innescherà una serie di cortocircuiti mentre inviterà delle persone a raccontare episodi legati alla volta che hanno bevuto un po’ troppo. Il pubblico sarà il vero protagonista: ognuno avrà a disposizione 7 minuti per raccontare la sua storia. Si passa sempre da storie esilaranti a storie commoventi o paralizzanti e veramente strane e comunque la serata ha sempre un carattere imprevedibile. Io invece faccio due brevi interventi dedicati a Moby Dick. La vigna ha un luogo che è la cantina dove vengono stoccati e conservati i vini in fusti alti dieci metri ed è questo posto che trasformeremo nel ventre della balena. Concludiamo poi con un pezzo che faccio io sul viaggio in Italia di Goethe, uno show su un viaggio in Italia che io materialmente ho fatto e che ho affrontato insieme a Matteo Caccia chiedendoci “se Goethe tornasse oggi in Italia, 230 anni dopo, dove andrebbe, chi vorrebbe  incontrare” e così ci siamo buttati a pianificare il viaggio e io lo racconto nella serata conclusiva.»

Come sono strutturate le giornate?

«Saranno tre giorni di festa perché dopo ogni sera ci sarà dj set e street food. Gli incontri cominciano sempre alle 17 e arrivano fino a notte. Paolo Nori ci racconterà che cos’è la Svizzera secondo lui alle 22 la sera dell’inaugurazione, Matteo Caccia farà il suo show alle 23 dell’8, e io chiudo alle 22 della domenica. C’è sempre attività tra un incontro e l’altro e la cantina è sempre aperta per il pubblico.»

Ed ecco dunque che il sogno prende vita in una serie di attività interessanti rese possibili da imprenditori che prima di tutto sono persone animate da una passione vera: «Quando si parla di imprenditori o comunque di gente che lavora nel campo dell’imprenditoria e degli affari raramente si ha la possibilità di avere a che fare anche con persone capaci di ascoltare e realizzare materialmente quelli che sono i sogni. Lo spettacolo dal vivo bene si rappresenta nella battuta di Shakespeare ne “La Tempesta”: “Noi attori siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”. E in questo caso il sogno è possibile grazie a Poderi dal Nespoli.»

Dal 7 al 9 luglio, Mosto – il succo delle storie, Poderi dal Nespoli Forlì – info: festivalmosto.com

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