Alejandro Escovedo

Troppo facile definirlo «cantautore». Vero che No Depression, bibbia del nuovo folklore americano lo ha eletto in tempi non sospetti «artista del decennio». Vero che è uno dei rari casi di artisti riverito da tutti i suoi colleghi, Bruce Springsteen in testa. Vero che in Texas è nato, e poi ritornato, per abbeverarsi alla fonte dei grandi autori del Lone Star State.

Ma Alejandro Escovedo è soprattutto uno che c’è stato e che c’è, ogni volta che il rock ha cambiato pelle o direzione. In piena fase punk, in apertura dell’ultimo concerto dei Sex Pistols, nel Chelsea Hotel con Syd e Nancy, vicino a Iggy Pop, nei primi esperimenti di forzare i confini dei generi con i Ranked File, nel tentativo di creare un nuovo cantautorato americano dove punk, country e rock si incontrassero a metà strada, con i True Believers. E infine in una lunga e fruttuosa carriera solista, in parte orientata anche al recupero delle sue origini messicane, che lo ha visto affiancato dallo storico produttore di David Bowie, Tony Visconti, così come a elementi dei REM e di altre storiche band dell’America più innovativa eppure tradizionale.

Dopo aver battuto anche l’epatite C, a 66 anni Escovedo è tornato con un disco (Burn Something Beautiful) che è una celebrazione della vita che passa e che lascia sempre un segno. Lo ha portato in giro in primavera in un fortunatissimo tour europeo a fianco del «nostro» Don Antonio, lo riporterà in giro in America in autunno/inverno. Ma nel frattempo torna in Europa per una manciata di date, che toccano anche la Romagna, una a Faenza il 16 luglio.

Parlare di Escovedo è come parlare dell’America: nessuna definizione li conterrà mai completamente. Proprio per questo, meritano sempre un’esplorazione.

16 luglio, Strade Blu, Alejandro Escovedo, Faenza, piazza Nenni (ex della Molinella), ore 21.30. Info: 3478932009, stradeblu.org

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