Corre l’anno 1973, Billie Jean King è campionessa mondiale di tennis nonché convinta femminista e sostenitrice della rivoluzione sessuale arrivata in quegli anni al suo apice in America e in tutto il mondo. Dopo aver vissuto l’ennesima umiliazione che costringe le donne a percepire una retribuzione minore rispetto a quella degli uomini, Billie decide di lasciare la Confederazione di tennis americana e di dare vita lei stessa a un torneo tutto al femminile. Considerata dal mondo interno la numero uno, Billie è chiamata a sfidare Bobby Riggs, ex campione a riposo e convinto maschilista che con la vittoria della partita vuole dimostrare che le donne valgono poco e non meritano di stare sul campo come gli uomini.

Questa la trama del film biografico La battaglia dei sessi di Jonathan Dayton e Valerie Faris che prende il titolo direttamente dalla vera sfida sul campo tra Billie e Bobby.  Oggi il film fa riflettere sui diritti e sulle pari opportunità delle donne e, in ricorrenza della Giornata Internazionale della donna, si presenta come una perfetta occasione per ricordare le battaglie vinte e quelle ancora da combattere.

La battaglia tra uomini e donne si gioca su termini di paragone stereotipati: gli uomini sono superiori semplicemente perché sono uomini. Il pubblico vuole vedere giocare gli uomini perché sono più forti, più divertenti, più competitivi e a loro spetta il premio maggiore in caso di vittoria perché sono loro che devono mantenere la famiglia. Le donne invece non sono all’altezza: alcune di loro sono brave sì, ma non sono programmate per gestire e sostenere lo stress continuo imposto dallo sport. Questi concetti, espressi nel corso del film, appaiono tanto vuoti quanto le affermazioni di Bobby che definisce le donne adatte solo in cucina e in camera da letto, “ma oggi vogliono essere dappertutto, vogliono fare qualsiasi cosa. Quando finirà questa storia?”.

Il film mette così in scena un mondo che divide le donne in due categorie, quelle d’altri tempi che fanno quel che gli viene detto, e quelle di oggi che invece lottano per emergere. Billie fa parte di questa seconda categoria e particolarmente interessante risulta una delle sue affermazioni nella quale sostiene di non combattere per dimostrare la superiorità della donna, ma per ottenere rispetto. Nessuno è superiore, nessuno è uguale: donne e uomini sono obiettivamente geneticamente diversi, ma tale differenza non definisce il valore di una persona. Uomini e donne hanno diritto al medesimo trattamento: una donna deve essere rispettata nello sport, nel lavoro e nella vita tanto quanto e nello stesso modo in cui si rispetta un uomo.

La battaglia che si combatte sul grande schermo non è però solo quella pubblica, tra uomini e donne: essa si intreccia anche con una lotta privata della protagonista per la libertà di fare le proprie scelte, sessuali e di vita.

I tempi cambiano. Dovresti saperlo, li hai cambiati tu. Un giorno saremo liberi di essere chi siamo davvero e di amare chi vogliamo. Ma ora è il momento di festeggiare”. Con questa battuta finale il film incita a non lasciarsi piegare e affliggere dalle conquiste non ancora raggiunte, ma ad avere pazienza, coraggio e perseveranza: altri obiettivi potranno essere raggiunti in futuro, nel frattempo non bisogna dimenticare le tappe che si sono conquistate.

Il film sarà proiettato presso il Cinema Teatro Jolly (Castel San Pietro, Bologna) nella serata di giovedì 8 marzo alle ore 18.30 e 21.15, per la rassegna Jolly Film Festival

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