Sul palco del Primo Maggio ci è già salito tre volte, considerando la sua carriera da solista e gli esordi con i Quintorigo, band romagnola con cui si fece conoscere a Sanremo, a cavallo fra gli anni Novanta e i Duemila, vincitrice di menzioni speciali (premio della Critica e premio della Giuria di Qualità) per ben due edizioni. Ora al grande concerto in piazza San Giovanni a Roma ci torna per la quarta volta, accompagnato dalla sua Grande Abarasse Orchestra, con un “racconto musicale condensato in 12 minuti”, ci spiega, in cui rende omaggio alla sua recente e alla sua passata produzione, con un tributo speciale a De Andrè. Stiamo parlando di John De Leo, una delle voci più sperimentali e ricercate della musica italiana, che prima del concerto romano di martedì 1 maggio fa tappa al Teatro Petrella di Longiano, lunedì 30 aprile, a presentare il suo ultimo progetto discografico, Sento Doppio – Musiche dell’Errore e altri Fonosimbolismi Antiregime, realizzato insieme al pianista Fabrizio Puglisi. Al Petrella il 48enne cantautore originario di Lugo è accompagnato da due conoscenza musicali di vecchia data: il ravennate Fabrizio Tarroni e il forlivese Franco Naddei. Il loro concerto chiude il cartellone 2018 del Petrella Jazz Club.

Cosa caratterizza questo trio?
Umanamente ci accomuna una stessa visione del mondo e una certa dedizione reciproca. In musica siamo tutti dei ‘gregari’, me compreso, che in altre occasioni ho preso parte a progetti musicali di Fabrizio o di Franco. In questo caso sono io il ‘capo orchestra’, loro mi hanno ascoltato e hanno capito le mie intenzioni artistiche, esaltando al meglio la mia visione.

Sento Doppio è un disco concepito per voce e pianoforte, come lo avete riarrangiato in trio?
Il pianoforte viene sostituito dalla chitarra semiacustica di Fabrizio Tarroni e dalla mia voce, che insieme vengono manipolate dal punto di vista sonoro dall’elettronica di Franco Naddei. Emuliamo i suoni sintetici, ma senza utilizzare il computer.

Cosa porterai sul palco del Primo Maggio a Roma?
Ci sarà un’introduzione in omaggio a De Andrè e alla sua Canzone del maggio. Nella parte centrale eseguiremo un brano più recente, Apocalissi mantra blues. La chiusura è affidata a un pezzo dei Quintorigo, Bentivoglio Angelina.

A condurre il Primo Maggio insieme ad Ambra Angiolini sarà Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale: cosa pensi di questo fenomeno musicale?
Onestamente? Non li conosco.

E di tutto il filone musicale oggi impropriamente definito “indie”?
Lo hai detto tu, è un termine improprio, non vuol dire nulla. Se con “indie” si intende indipendente dalle major discografiche, anche io lo sono. Credo che questo cosiddetto fenomeno musicale abbia in realtà dei canoni ben precisi, che rispondono a un target ben definito, e con un linguaggio codificante che non è affatto indipendente.

C’è un artista che apprezzi particolarmente fra le nuove generazioni musicali?
Ce ne sono tantissimi! Tuttavia non parliamo di quei musicisti che finiscono in classifica, né tanto meno in tv.

Banco del Mutuo Soccorso, Stefano Bollani, Paolo Fresu, Franco Battiato, Carmen Consoli, Ivano Fossati, Teresa De Sio, Stefano Benni, Alessandro Bergonzoni, Carlo Lucarelli, Stewart Copeland, Uri Caine: l’elenco delle tue collaborazioni potrebbe durare all’infinito. Ce n’è una a cui sei particolarmente affezionato?
Sembrerà una risposta retorica, ma non so fare distinzioni. Credo che tutti gli incontri musicali che ho avuto nella mia carriera siano ugualmente importanti.

L’ultimo sodalizio artistico ti ha visto duettare con Caparezza, in alcuni brani del suo ultimo disco in alcune date del suo tour: com’è stata questa collaborazione?
Dal punto di vista artistico, una bella esperienza. Della persona che all’anagrafe si chiama Michele Salvemini posso dire che è di un’intelligenza e un’umanità rara. Io credo che l’intelligenza abbia a che fare anche con l’empatia: lui è una persona stimabile in questo senso.

Progetti futuri?
Avendo trovato con Caparezza questa particolare intesa, non escludo che possa nascere prossimamente un progetto a quattro mani.

Qualche anticipazione su Lugocontemporanea, la rassegna che da 13 anni dirigi nella tua città natale?
La 14esima edizione tornerà a luglio e sarà dedicata al maestro Gioacchino Rossini: non si tratterà di un tributo filologico, ma di un omaggio a tutte le reinterpretazioni della sua musica, con ospiti illustri, uno su tutti Uri Caine (con cui ha lavorato nel 2014, affidandogli un brano del suo secondo disco, Il grande Abarasse, ndr). Compositore, anzi “ri-compositore”, come amo definirlo, che annovero tra le figure storiche della musica contemporanea.

 

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