“Diego Maradona” di Asif Kapadia arriva nelle sale cinematografiche

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Diego Maradona è vivo. E non è poco. Asif Kapadia in 130 minuti prova a raccontare la storia di un mito, appunto vivente, mescolando l’essere divino e infernale di colui che è stato essenza e bellezza del calcio allo stato puro.

Il racconto è parziale come solo può essere la narrazione di una vita epica, quale quella del campione argentino. I ricordi dell’infanzia a Villa Fiorita nel poverissimo quartiere di Buenos Aires, l’esordio nell’Argentinos Juniors, il grande salto con il trasferimento al Boca e il raggiungimento di una tranquillità economica per sé e per la propria numerosa famiglia, alla quale regala la prima vera casa. E poi il viaggio verso l’Europa, gli anni strani e infelici al Barcellona dove conosce la durezza di un calcio che non fa sconti, neanche se ti chiami Maradona e sei già considerato il più grande al mondo. E infine Napoli, piazza calcisticamente insignificante fino ad allora, ma dove anche in passato si era provato ad acquistare grandi campioni per confondere il popolo con sogni vacui di vittoria.

È a questo punto che davvero ha inizio il racconto di Kapadia. Anzi le prime immagini sono un inedito sorprendente. Due piccole utilitarie sfrecciano lungo le strade di Napoli in un luglio assolato e desolato. In una di queste c’è Maradona con il suo procuratore. La destinazione è lo stadio San Paolo, gremitissimo, dove per la prima volta incontrerà i suoi nuovi tifosi.

Ne vedremo tante di immagini inedite nel docufilm del regista londinese di origini indiane che già in passato si era cimentato in storie di vite al limite con Senna ed Amy.

Il film ha la capacità di stupire anche chi conosce tutto di Diego (come lo chiamano familiarmente quelli che vogliono davvero bene al campione argentino). E così tra un gol impossibile che porta a ricordi ed emozioni (al tifoso scappa anche qualche lacrimuccia), e una tirata di coca o un incontro con i boss della camorra di Forcella ai quali Maradona chiederà una strana protezione, il film dipana la matassa di una vita complicata dove coesistono due figure: Maradona, il campione argentino che fa vincere scudetti e coppe, e Diego l’uomo con le sue debolezze e con un peso di immagine da offrire ad un pubblico che cannibalizza il proprio mito nel tentativo di farlo suo, di possederlo anche in minima parte.

Maradona appare non certo come uno stinco di santo, soprattutto fuori dal campo dove la lotta tra vizi e virtù è certamente impari ed a favore dei primi.

Sul terreno di gioco invece si manifesta per quello che poi da tutti è stato riconosciuto, il dio del calcio. E così anche una furberia come il gol di pugno nel celebre quarto di finale di Messico ’86, quell’Argentina-Inghilterra in cui si assisterà al gol universalmente considerato il più bello della storia del calcio, diventerà nel tempo la mano de dios che rende giustizia ad un popolo umiliato da una guerra assurda per la conquista vana delle Falklands.

Kapadia nelle interviste afferma che è stato difficile descrivere un mito ancora vivente e la difficoltà maggiore era mettere la parola fine al racconto. Decide così di chiudere la storia con la fuga da Napoli nel 1991 dopo il controllo antidoping positivo per cocaina.

E forse non è casuale questo finale. Maradona a Napoli ha visto nello stesso tempo, inferno e paradiso. L’inferno di un’esistenza al limite e anche oltre e il paradiso in cui era visto come dio tra gli uomini, quasi degno di essere oggetto di venerazione. Il regista vive, attraverso le immagini di Maradona a Napoli, le contraddizioni di una città che ha amato e continua ad amare Diego, anche se essa stessa è stata causa della sua fine. I vicoli di Napoli rappresentano di notte meandri di perdizione (quando Diego è alla ricerca di facili stati di ebbrezza nella droga e con donne a pagamento) ed esplosioni di gioia (quando sono attraversati da fiumane di gente festante per i trofei vinti grazie al campione argentino).

Ed anche quando Maradona fugge via da una porta laterale della città (di nuovo il regista ci presenta immagini sorprendentemente inedite), i napoletani non si sentono traditi. Sanno che il loro campione rimarrà nelle immagini e nei ricordi di ognuno di loro.

Diego è vivo, e non è poco.

Presentato all’ultimo Festival di Cannes, visto all’anteprima italiana del Biografilm festival.

Nelle sale il 23-24-25 settembre.

Dario Zanuso e Aldo Zoppo

 

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