Un’occasione rara. Conversazione con Giorgio Arcari

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Una Cooperativa Sociale attiva in Romagna dal 2003 (Koiné) sta facendo nascere un nuovo progetto editoriale indipendente (Sabir Editore). Abbiamo parlato con il direttore di questa donchisciottesca impresa.

Occorre parlar franco: in Italia non legge (quasi) più nessuno. Secondo i dati che siamo riusciti a reperire, nel 2017 c’erano 1.459 editori attivi, nel nostro Paese. Aprire una nuova casa editrice: chi ve lo fa fare?

Caso ha voluto che vivessimo e operassimo in questa sorta di età di mezzo. È indubbio che la situazione sia quella dipinta, non solo, è anche abbastanza probabile che peggiori, prima di eventualmente migliorare. Come tanti altri aspetti della società italiana, dalla produttività all’innovazione alla qualità della classe politica, anche il panorama culturale sembra avvitarsi in una caduta senza possibilità di recupero. Sarebbe facile a questo punto rispondere alla domanda parlando di resistenza culturale, concetto in cui credo ma anche ormai usato in tutti i modi, anche a sproposito come foglia di fico di qualsiasi operazione, anche le più discutibili. Inoltre, non credo che l’idea della resistenza, che rimanda a un avversario, un nemico esterno da combattere, sia del tutto corretta in questo caso. Se gli intellettuali non riescono più a trasmettere e insegnare, se i contastorie non riescono più a donare senso di meraviglia, se insomma noi “addetti ai lavori” non riusciamo più a coinvolgere come prima, magari qualche responsabilità anche, anche  nostra c’è. Quindi, cosa ce lo fa fare? In primo luogo il fatto che non ci improvvisiamo, ma Sabir è il terminale di un’attività culturale che funziona (e ci mantiene), ormai da anni. Dal 2003 per quanto riguarda Koinè e dal 2014, in Romagna, ma in realtà da molto prima, per quanto riguarda Il Grafema, la scuola di scrittura creativa che ho fondato e tuttora in attività. Lavoriamo con musei, biblioteche, scuole di ogni ordine e grado. Abbiamo da quasi due anni una libreria a Cervia (la libreria per l’infanzia e per ragazzi Bubusettete), un’esperienza ormai di svariati anni nei vari settori dell’industria culturale e in quella editoriale in particolare.  È il nostro tentativo duplice: di creare un’area culturale che racchiuda le nostre esperienze e che serva per affrontare e magari accorciare questo periodo. Se mi si passa il paragone estremamente arrogante, credo che una casa editrice oggi debba nascere per agire, pur nel suo piccolo, come una sorta di Fondazione Asimoviana. Quindi il motivo alto. L’altra funzione è quella di pubblicare libri che meritino di essere pubblicati. Abbiamo la fortuna di poter operare in ambito culturale senza che la casa editrice debba essere da subito la nostra prima fonte di guadagno. Abbiamo costruito negli anni reti molto ampie che ci permetteranno di veicolare i nostri libri in modo efficace: insomma, possiamo permetterci di osare con le nostre scelte. È un’occasione rara, di certo una responsabilità che fa pensare ma anche una cosa direi parecchio eccitante.

Sia detto ovviamente senza giudizio: per sopravvivere ed eventualmente procurare un piccolo guadagno a chi le gestisce, spesso le piccole case editrici indipendenti pubblicano testi a pagamento (sovente mediante la formula dell’obbligo, da parte dell’autore, all’acquisto di un certo numero di copie del proprio libro). Procederete anche voi in questa maniera?

Assolutamente no. Evito allo stesso modo di dare giudizi, ma di certo l’editoria a pagamento – in tutte le sue forme e declinazioni – non è la nostra editoria. Procederemo in modo diverso, con una cura che sarà anche sicuramente esasperata nella scelta dei testi da pubblicare e avremo grande cura in tutte le fasi della pubblicazione, puntando al miglior risultato e alla massima ottimizzazione delle spese. Il gruppo di lavoro di Sabir è composto già da alcune professioniste molto giovani e molto talentuose che si occupano di grafica e comunicazione. Questo ci permette di avere fin da subito un’ottima qualità comprimendo i costi. Agli autori chiederemo altro, non certo di comprare i libri. Chiederemo loro il massimo impegno nella promozione, nella realizzazione di presentazioni, nella partecipazione a festival e incontri. La domanda verteva sul “come fare” a realizzare un piccolo guadagno. A oggi, fatto salvo il discorso di prima, la risposta passa da qui: una parte importante delle vendite avviene sul campo, più che in libreria e persino più che sugli store online, quindi questo è quanto chiederemo ai nostri autori: un po’ di tempo e impegno nel far conoscere i loro libri.

Nei vostri materiali di presentazione si legge che il viaggio e la didattica (con pubblicazioni destinate in primis ai docenti) saranno i principali focus del vostro lavoro. Come declinerete, almeno nelle intenzioni dell’oggi, due temi così smisurati?

Il viaggio è un concetto ampio, credo che sia in senso lato assimilabile per metafora alla scrittura tutta. Decisamente troppo. La parte di questo macroargomento che abbiamo scelto di esplorare con Sabir è sempre grande, ma più circoscritto e direi si possa definire meglio con esplorazione. In questo senso anche la didattica rientra nella nostra area di attività. Parlando in maniera più pratica, lavoreremo su diverse collane: quella di didattica sarà quella strutturata forse in maniera più tradizionale. Pubblicheremo le esperienze e le descrizioni di didattica innovativa con un occhio alla produzione internazionale, ma puntando principalmente alle esperienze dirette e locali. Il primo libro uscirà nel giro di un paio di mesi e parlerà del cinema come strumento didattico nelle scuole medie, cinema visto ma soprattutto fatto, dalla sceneggiatura fino al prodotto finito. Sarà scritto a quattro mani da me e dal Professor Roberto Carlucci di Milano, con cui durante lo scorso anno scolastico abbiamo sperimentato il fare cinema con i ragazzi presso l’Istituto Locatelli-Quasimodo. Dopo aver vinto il bando sostenuto da Miur e Mibact il progetto ha portato alla fine al corto Mayland, tratto dal primo volume della saga Berlin di Geda e Magnone. A seguire continueremo a puntare su esperienze di questo tipo, pionieristiche, con l’intento di diffonderle quanto più possibile tra i docenti. Questo sempre con il pensiero detto prima, dell’accorciare questa età di mezzo. Le altre due collane che attiveremo nel corso del primo anno saranno più esplicitamente legate al viaggio e all’incontro. La prima alternerà libri che narreranno la scoperta di luoghi al di fuori del sé a libri dedicati alla ricerca interiore. La seconda si dedicherà alle contaminazioni, ovvero a quei libri che esplorano il punto di incontro tra più generi, tra più modalità narrative. La particolarità di queste due collane è che vogliono superare la vecchia divisione saggistica-narrativa-illustrato-eccetera. Sarà il tema, a contare. Poi di volta in volta cambierà la modalità in cui il tema sarà trattato. Non è ancora confermato con certezza, ma anche la nostra collana per i più piccoli dovrebbe partire durante il primo anno di attività.

A partire dal nome da voi scelto, nomen omen, Sabir Editore si propone come «punto di incontro accessibile a tutti». In quale maniera ciò sarà reso possibile senza rinunciare alla qualità scientifica e tecnica che, ad esempio, pubblicazioni professionali sul tema della didattica esigono?

Questa è un’ottima domanda che non ha, non può avere una risposta precisa e univoca. Ogni produzione farà storia a sé, perché avrà un pubblico di riferimento ben preciso. Senza dubbio i libri sulla didattica saranno realizzati con la cura e il rigore necessari per assolvere la loro funzione, perché sono destinati a un pubblico in grado di usufruirne. Altri tipi di saggistica, o di narrativa, o di illustrati, avranno un pubblico diverso e senza dubbio più ampio. Però credo che qui vada fatto un distinguo: sicuramente certi libri esigeranno un linguaggio particolarmente tecnico e specifico, è indubbio, ma saranno alcuni casi su molti -speriamo- libri. Però la cura che verrà data al linguaggio sarà la stessa per tutti i lavori che pubblicheremo. Ogni libro sarà sottoposto a un editing accurato ed eventualmente alle riscritture necessarie. La buona scrittura però non ha nulla a che fare con la scrittura complicata, anzi, molto spesso è il contrario. Scrivere bene, scrivere “bello”, è una cosa che nei miei corsi insegno da anni, sono concetti che si basano soprattutto sull’armonia, non sull’uso di quelle parole, di quelle costruzioni che possono spaventare e allontanare i lettori. Ecco, quello che pubblicheremo sarà una costante ricerca di questa sintesi pur, come detto, tenendo conto delle inevitabili eccezioni.

Pubblicherete solo in cartaceo o anche per ebook?

Pubblicheremo in entrambi i formati. Resto dell’idea che l’ebook non sia il canale futuro dell’editoria ma sia “semplicemente” un formato di transizione (un po’ come è stato il CD per la musica) e che la vera rivoluzione del media sia ancora di là da venire. Tuttavia gode dei favori di un pubblico di discrete dimensioni, a cui intendiamo arrivare. I nostri libri usciranno in contemporanea in entrambi i formati.

Tu sei anche docente di scrittura creativa e fondatore dell’Associazione “Il Grafema”, indirizzata all’insegnamento delle tecniche narrative. Data la tua conoscenza del panorama degli autori esordienti, puoi consigliare tre nomi a cui porre attenzione, spiegandoci il perché? 

A parte me? Così di getto direi Alessio Torino, che per me è bravissimo non solo per le storie che racconta ma perché è uno dei pochi a curare particolarmente lo stile, l’eleganza e la musicalità del testo. Non mi dispiace Giorgio Vasta, il suo Il tempo materiale è notevole. Cambiando media, l’ultimo è Davide La Rosa, fumettista e sceneggiatore geniale capace di nascondere grande profondità nella più divertente comicità slapstick.

A beneficio degli aspiranti scrittori che si trovassero a leggere queste righe, puoi indicare tre errori da non fare, nell’affacciarsi all’attuale mondo dell’editoria?

Primo, non pagate per essere pubblicati, in particolare se fate poesia. Piuttosto stampatevi in casa i vostri lavori, o fatelo fare da un parente con la stampante in ufficio, rilegate in economia, con lo spago, e andate in giro a regalarli. Spenderete una frazione a arriverete a molte più persone, molto più interessate. E poi riprovate con gli editori. Funziona meglio anche dell’apertura di un blog.

Secondo, non abbiate paura delle critiche, anche le più bastarde. Sono quelle che fanno crescere, fanno rimettere in discussione. Ricordo sempre con affetto la mia prima stroncatura alla presentazione di un gruppo – dire raccolta sarebbe una bestemmia, ora lo so – di racconti: “mi ricorda lo sguardo nel vuoto del gatto che guarda dietro al frigorifero”. Aveva ragione.

Ultimo, divertitevi. Scrivete e presentate quello che avete voglia di scrivere. Tanto non piacerete mai a tutti, ma a questo mondo siamo così tanti da essere quasi troppi, quindi è probabilissimo che ci sarà comunque un sacco di gente con esperienze di vita assimilabili alle vostre, che vi apprezzerà. Creare qualcosa con lo scopo di piacere a tutti è un biglietto sicuro staccato per il rapido del cestino.

Bonus: non sbagliate i congiuntivi e i condizionali, almeno nella sinossi, nella biografia e nelle prime tre-quattro pagine che verosimilmente un editore legge quando riceve una candidatura. No, veramente, almeno lì ricontrollate, che potreste anche aver scritto un capolavoro ma quello è un biglietto da visita mortale.

 

MICHELE PASCARELLA

 

info: http://www.coopkoine.com/

 

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