Erbario delle consolazioni #7 > Sequoia_Sequoia sempervirens. Sull’alchimia

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Breve trattazione su come scorgere il movimento che rimandano le cose ferme.

Esistono grandi biografie. E altre piccolissime, stanziali, destinate a rimane nascoste sui davanzali, sulle ringhiere dei balconi, sulle mensole del soggiorno. Come la pietra nel fiume, che racconta la storia dell’acqua che l’ha modellata, dei fenomeni atmosferici che l’hanno movimentata e dei pesci che l’hanno sfiorata, ci sono elementi che ci circondano sui quali le nostre vite rimangono impresse come diari da sfogliare nei momenti di smemoratezza, come oracoli da consultare affinché ci indichino la via nei momenti oscuri. Questi elementi, di consolazione e resurrezione, vegetali e geografici, possono essere definiti piante.

Sequoia_Sequoia sempervirens
Sull’alchimia.

Il fuoco brucia il legno, trasformando la sostanza organica in sostanza inanimata. Eppure ci sono voci che affermano il contrario. La Sequoia sempervirens vive in California. Durante il secolo scorso l’uomo ha sviluppato una certa sensibilità nei confronti degli incendi boschivi, attivando piani di prevenzione e tutela per salvare le foreste. E le Sequoie hanno incominciato a morire. Il sole scalda la terra, ed il calore genera fiamma. Conseguenze di processi naturali. La chioma di questo imponente albero è troppo alta per essere lambita dai roghi, le vampe inceneriscono il sottobosco e la Sequoia, vegetale ignifugo, stimolata dalla temperatura apre le pigne e getta i semi sul terreno. La terra bruciata si comporta come fertilizzante. Il fuoco trasforma la materia organica in utero perfetto, chiaro dell’uovo, spazio accogliente e nutritivo per dar forma a nuova vita. È difficile descrivere l’esperienza totale dell’incontro con una Sequoia. Prima di tutto perché non può essere abbracciata in un singolo fotogramma, e la sua peculiarità può essere colta solo con un’azione sinergica di tutti i sensi. In secondo luogo perché è un atto di riconoscimento. Solo la Sequoia è come la Sequoia, con il suo tronco mutuato da un plastico, ed il suo verde che si perde nel cielo. Infine, perché ha improntato il proprio prosperare sulla distruzione, e questo movimento mette in crisi il nostro senso del sacro. Come una Fenice, od un batterio decompositore, ha tramutato quello che chiamiamo morte in un processo di trasformazione, e solo al suo cospetto si può ascoltare la parabola che ci libera dal vincolo dell’esistenza individuale riassegnandoci il ruolo ben più interessante di paladini del tutto. Quando sono andata a trovarla, la Sequoia me l’ha sussurrato. Ha detto “non è vero che animali e piante sono stati creati per voi”. E poi “ho qualche dubbio anche sulla questione del sapiens sapiens. L’intelligenza non si impone alzando la voce, amica mia”.

scrittura ELENA SORBI
disegno ALICE SCARTAPACCHIO

 

Assonanza: A cura di Michela Pereira, Alchimia. I testi della tradizione occidentale https://www.ibs.it/alchimia-testi-della-tradizione-occidentale-libro-vari/e/9788804558439

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