Salutando il 2021: tre film per chiudere l’anno

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La stessa storia ogni anno. Quando arriva il 31 dicembre mi trovo faccia a faccia con la fantomatica lista, quella dei film che avrei voluto vedere. E come ogni anno le caselle flaggate sono di meno di quelle bianche. È la maledizione di chi ama fare le liste: scontrarsi ogni volta con il tempo che passa e i titoli che si accumulano. Forse è questo senso di incompletezza che mi rende restia alle classifiche, per questo motivo non ne stilo mai una. Per questo 2021 mi limiterò a citare tre titoli, un film per ogni tipo di spettatore, tutti facilissimi da recuperare sulle piattaforme streaming e tutti perfetti per riempire queste ultime ore che ci separano dal nuovo anno.

Due premi Oscar, uno al Migliore attore protagonista e una alla Migliore sceneggiatura non originale, e un Anthony Hopkins semplicemente stupefacente: se ve lo siete persi The Father – Nulla è come sembra è assolutamente da vedere. Un esordio alla regia davvero sorprendente per Florian Zeller che offre al pubblico un profondo e commovente dipinto dell’anzianità e della malattia. Adattamento cinematografico della pièce teatrale dello stesso Zeller, il film racconta alcuni episodi della vita di Anthony, anziano signore probabilmente affetto dal morbo di Alzheimer, che tende a confondere e dimenticare eventi, oggetti e persone. Il modo in cui Zeller racconta la malattia e il dolore di un padre, in uno stato di smarrimento, e di una figlia è tutt’altro che patetico: il film si caratterizza infatti per un’infinita delicatezza e un profondo rispetto. Il tutto viene raccontato mediante una struttura narrativa incredibilmente complessa, che ripercorre la realtà come il frutto della ricostruzione offerta dallo stesso Anthony, dando l’impressione di vivere in prima persona le memorie del personaggio esattamente nell’ordine (e nella confusione) in cui lui le ricorda. Il risultato è un film in grado di far vibrare l’anima e il cuore di ogni spettatore, figlio o nipote, in maniera del tutto personale e intima.

Per gli amanti del documentario merita di essere citato Per Lucio di Pietro Marcello, il suo ritorno alla regia dopo il trionfo alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia con Martin Eden nel 2019. Per Lucio è una vera e propria dichiarazione d’amore del regista a Lucio Dalla: un viaggio fatto di immagini e suoni che attraversa il suo mondo, la sua storia, la sua musica. Marcello miscela sapientemente materiale d’archivio pubblico e privato innestandolo sulle parole di Tobia Righi, fidato manager di Dalla, e Stefano Bonaga, suo amico d’infanzia. Per Lucio ricostruisce così non solo il percorso umano e artistico del grande cantautore bolognese, ma anche parte della Storia d’Italia. Ciò che sorprende è che, a differenza di numerosi documentari, il film non sembra ricostruire una storia declinata al passato bensì al presente, come se Dalla in realtà non avesse mai lasciato questo mondo. Originale è anche la scelta delle canzoni che talvolta mette da parte alcuni grandi successi per fare spazio ad alcune “chicche” meno note. Il tutto con la stessa poesia che Dalla metteva nelle sue musiche e nei suoi testi.

Infine, se avete invece voglia di un musical, oltre ovviamente a non perdervi West Side Story di Spielberg in sala proprio questi giorni, potete recuperare su Netflix tick tick…BOOM! Un’operazione interessante quella di Lin-Manuel Miranda, anche lui al suo esordio cinematografico. Un musical decisamente originale, con la musica che entra ed esce dalla vita e dal palco seguendo le fila di una trama intrecciata che da un lato mostra le scene di vita di Jonathan Larson, noto compositore di Rent, e dall’altro la presentazione del suo musical tick tick…BOOM!. Andrew Garfield è formidabile nell’impersonare l’estro, il genio e talvolta quel pizzico di egoismo che caratterizza tutti i grandi artisti, e nel destreggiarsi all’interno di un film che appare come una matrioska ben costruita, dove il musical entra nella vita e la vita diventa un musical. Un film che è una sorta di one man show biografico tanto quanto lo è l’omonima opera teatrale di Larson, nel quale risuona quel costante e struggente «non ho tempo», ripetuto costantemente dal protagonista, che ci ricorda la sua prematura scomparsa all’età di appena 35 anni che non gli ha permesso di gioire di quel successo tanto agognato quanto meritato.

Tre titoli perfetti per chiudere questo anno. Tre film che, ognuno a suo modo, riflettono sulla memoria, sull’inarrestabilità del tempo, sul rapporto tra passato, presente e futuro. Qualunque sia la vostra scelta, saranno ore ben spese – e, se siete amanti delle liste, sarà una vera gioia aggiungere una spunta in più prima del 2022!

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