FotoLifting

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Sguardi in camera – Ginetta e Giuliana © Fondo Casimiro Calistri detto “Miro”, anni ‘50 Studio Fotografico G. Calugi, Fucecchio (FI)

 

Lifting: s. ingl. [dal verbo (to) lift “sollevare”], usato in ital. al masch. – In chirurgia, eliminazione o correzione di solcature, anfrattuosità, duplicature e sim. a livello di superfici di rivestimento interne (endocardio) o esterne (cute). In chirurga estetica, face-lifting (correntemente lifting) l’intervento di correzione delle righe del viso”.

[Dalla voce “lifting”, Vocabolario della lingua italiana, Treccani]

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Nel corso della campagna di ricerca di immagini di archivi famigliari nel quartiere Darsena-Gulli di Ravenna (2020-2021), Casimiro Calistri, conosciuto da tutti con il soprannome di “Miro” ci ho consegnato diverse fotografie. Fra queste, una in cui compare ritratto insieme ad una amica, entrambi giovanissimi, seduti sul sellino di una motocicletta (la fotografia realizzata agli inizi degli anni ’50, riporta il timbro a secco dello Studio Fotografico “G. Calugi” di Fucecchio). La stampa appare rovinata, evidenti i segni del tempo, danneggiata da pieghe, increspature, qualche buco nell’emulsione che lascia intravedere il supporto cartaceo. La fotografia denuncia un trascorso difficile, la domanda è sorta spontanea: ma cosa è successo?

Miro Calistri ci ha risposto, un po’ divertito un po’ schernendosi, e che la fotografia è così malridotta perché fu accartocciata dalla sua fidanzata ufficiale, poi futura moglie, in uno scatto di gelosia nei confronti della ragazza seduta dietro Miro. Pensiamo sia stata gettata a terra, ma poi ripresa, stirata alla bell’e meglio a simboleggiare una pace, una concordia ripristinata…

Un paziente e laborioso lavoro di fotoritocco digitale avrebbe disteso le pieghe, chiuso i fori e sistemate la texture evidente dell’emulsione, cancellato i riflessi della luce, sistemato il contrasto, alleggerito le zone sovraesposte, ecc.: una vera e propria opera di magia estetica quella operata in camera chiara, al computer: il lifting applicato alla fotografia!

Avremmo riottenuto così una stampa senza i segni del tempo, dell’usura, dell’invecchiamento, come “nuova”. Ma avremmo perduto un racconto, una testimonianza, un ricordo legato alle vicende singole della famiglia Calistri, che rende interessante la fotografia, la rende un oggetto in grado di raccontare una storia, comunicare un’emozione.

Viceversa la fotografia di Miro Calistri una volta scansionata, è stata trattata come le altre immagini raccolte, con un leggero ritocco in post produzione (sistemazione della luminosità/contrasto, della tonalità del colore, ecc.), ma volutamente nessun difetto, piega, riflesso, sono stati eliminati.

La casistica delle imperfezioni che invecchiano le fotografie degli album famigliari è variegata: macchie, gelatine ossidate o annerite, bordi consumati dall’usura e forati da puntine, tracce evidenti e indelebili di strisce di nastro adesivo, l’emulsione graffiata, piegata, tagli e strappi, appunti presi a mano, una località, una data, un nome. I retri spesso usati come foglietti, una dedica, un ricordo, un numero di telefono, operazioni matematiche complesse sviluppate a mano, la lista della spesa, pezzi di carta provenienti dagli album a cui la fotografia è stata incollata e poi strappata, ecc. Tutti segni che contribuiscono a rendere unici quegli oggetti, a testimoniare il passaggio del tempo, di mano, dei contesti.

La post produzione fotografica ha trovato il suo compimento e la sua larga diffusione con l’avvento dell’immagine digitale e ha avuto modo di sviluppare le sue potenzialità tecniche, estetiche, espressive, per certi versi anche democratiche. La fotografia analogica permetteva interventi migliorativi che erano appannaggio di pochi eletti, esperti conoscitori dei segreti della camera oscura in grado di applicare interventi con un alto grado di artigianalità.

È così importante e decisivo azzerare con un “fotoLifting” i segni del tempo che ha creato e che si sono depositati, per restituire alla fotografia “rovinata” la resa, lo splendore “originale”?

La risposta è si dal momento che è una pratica quotidiana che viene perseguita in maniera casalinga, con semplici programmi di fotoritocco o in studi fotografici con tanto di réclame commerciale, da personale formato e specializzato. Ma forse conviene anche considerare altrettanto importante e decisivo mantenere la materialità dell’oggetto, il suo stato di usura che racconta come il tempo, gli interventi delle persone l’hanno modificato.

Si auspica che la fotografia originale venga sempre e comunque conservata insieme alla copia ringiovanita e non finisca in qualche bancarella di un mercatino di antiquariato come oggetto che ha perso di senso e di importanza.

 

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Siamo un’associazione, un gruppo di ricercatori appassionati di immagini private. Ci occupiamo di recuperare, ricercare, studiare e valorizzare archivi privati visivi: dalle fotografie ai film amatoriali e di famiglia, pellicole nei formati 8mm, Super8, 16mm, 9,5mm. Soffriamo di nostalgia analogica e vintage? Non proprio, ma siamo mossi da una profonda convinzione, che è nata dalle nostre professioni, lavorando in archivi fotografici e audiovisivi. Sappiamo che il recupero di queste immagini inedite è fondamentale, sono fonti storiche che altrimenti andrebbero disperse. Collaboriamo stabilmente con l’Archivio nazionale del film di famiglia di Bologna, il primo in Italia che conserva i supporti originali, li restaura e trasferisce in digitale. Noi siamo questo. https://ravennasguardiincamera.wordpress.com In questo caso abbiamo anche due nomi: Giuseppe Pazzaglia e Silvia Savorelli.

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