Paesaggi emotivi in pellicola

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© Sguardi in camera – Paesaggi emotivi 01a Fondo Benini

 

Nel 1963 Claudio Benini filma con la cinepresa un evento naturale che è al contempo eccezionale.

Eccezionale oggi, per lui e per noi: per il contesto, una tardiva nevicata di marzo, all’inizio della stagione primaverile e per il luogo, il set di ripresa, la Darsena di Ravenna.

Claudio Benini è appassionato di fotografia, ha da poco acquistato una cinepresa 8mm, ma non ha mia girato un metro di pellicola. È un cineamatore, non ha intenti artistici, la sua professione è un’altra.

Per ritrovare altre immagini filmate della Darsena di Ravenna, dobbiamo risalire ad un film di finzione del neorealismo italiano, poco noto, ma con una storia produttiva molto appassionante, prodotto dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e da produttori locali, partigiani ravennati. È Caccia tragica di Giuseppe de Santis del 1947. Nei titoli di testa del film, una lunga panoramica dall’alto, il regista ci mostra la Darsena e il porto di Ravenna in piena ricostruzione dopo i danni causati dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. La Darsena di città è un set, è il simbolo della distruzione causata dalla guerra ma al contempo è anche un luogo di grande fermento, di lavoro, di ricostruzione.

Caccia tragica è un film nato per il cinema, quello delle sale, girato in 35 mm, con attori professionisti, che recitano su una sceneggiatura. La Darsena è un luogo che simboleggia la distruzione la povertà ma anche la voglia di rinascere.

Nella pellicola girata da Claudio Benini la Darsena assume un altro valore.

Il cineamatore vuole documentare un evento particolare con la sua cinepresa 8mm, il film realizzato verrà proiettato a casa, su uno schermo portatile con un proiettore 8mm, muto. E verrà commentato dallo stesso cineamatore e dai famigliari e amici presenti.

Assieme agli amici e alla fidanzata e futura moglie, Adriana, Claudio Benini si reca in Darsena, per la precisione sulla sinistra del canale Candiano, una zona di produzione e di lavoro, di navi, carriponte e magazzini. Non è un luogo per passeggiare o incontrarsi. Adriana abitava lì vicino con la sua famiglia, nella casa adiacente al Consorzio Agrario.

È un caso che Claudio Benini scelga proprio quel set, un luogo che per noi oggi riveste un così grande fascino?

Osservando con attenzione le immagini che scorrono, siamo avvolti da una grande emozione: il bianco e nero della pellicola, i contrasti del candore della neve con il paesaggio industriale. Nelle inquadrature traballanti cogliamo le incertezze del cineamatore, ma anche la complicità degli sguardi con la fidanzata Adriana, l’allegria dei giochi con gli amici.

I film di famiglia fissano attimi, emozioni, momenti che il cineamatore reputa importanti, degni di essere filmati.

Spesso nelle pellicole amatoriali sono ripresi i riti della famiglia: matrimoni, nascite, vacanze, festività e ricorrenze.

Negli anni Cinquanta, ma in larga parte anche nei successivi, Sessanta e Settanta, si diffonde l’uso di queste tecnologie amatoriali sotto la spinta del desiderio di filmare i propri cari. “Da oggi tutti cineasti!”, reclamizza l’azienda statunitense Kodak.

Così appassionati di fotografia, affascinati dalla possibilità di fissare la storia familiare, di autorappresentarsi, impugnano le cineprese leggere, si muovono per la città, le strade, le piazze e riprendono.

I cineamatori filmano soprattutto nel tempo libero, e quindi oggi, noi scopriamo il tempo dei viaggi e delle gite (non dimentichiamo che sono gli anni del boom economico e le famiglie scoprono le gite fuori porta, i viaggi, la libertà del movimento con le prime utilitarie acquistate a rate).

La cinepresa diventa parte essenziale di queste esplorazioni, il cineamatore disegna così una mappa filmica del territorio che si scopre, catturano il mondo circostante, lo fissano per sempre nelle pellicole analogiche 8mm, super8 e anche 16mm. La leggerezza del mezzo, la facilità apparente nell’utilizzo e i costi relativamente contenuti, aiutano la diffusione della tecnologia fra amatori appassionati.

Il cinema di famiglia, oggi ci restituisce un enorme e inesplorato bacino di visioni, un archivio di immagini in movimento inedite, sono i tanti punti di vista, gli sguardi, le visioni dei cine-appassionati. Osserviamo queste immagini con una vena di curiosità e di riscoperta, percepiamo cosa ha colpito, emozionato, interessato il cineamatore, nel momento in cui ha deciso di scegliere quella precisa porzione di spazio e luogo con l’inquadratura, e cosa ha escluso.

E, per noi, oggi consumatori onnivori di immagini digitali, rappresentano una grande possibilità. Guardiamo e osserviamo le nostre città nei primi anni Sessanta, come si vivevano gli spazi comuni, cosa accadeva nelle strade e nelle piazze. È una mappatura visiva della città e del territorio, una scoperta di luoghi a partire dagli sguardi stessi dei cineamatori.

Attraverso la visione di film di famiglie ravennati scopriamo che la Darsena di città fino agli anni Settanta era un grande porto commerciale e industriale, dal mare si raggiungeva il centro di Ravenna, a ridosso della stazione ferroviaria, ed era accessibile non solo a chi vi lavorava, ma anche ai cittadini e alle famiglie che lo visitavano, forse incuriositi dalla presenza di navi straniere, dai movimenti dei carriponte, da un paesaggio industriale che poteva anche apparire famigliare.

Come nel caso del cineamatore Sauro Pasi, che una domenica di primavera riprende la moglie e la figlia nel loro girovagare nelle banchine, tra navi e treni che trasportano merci. In testa per difendersi dal sole, un buffo copricapo realizzato con la carta di giornale, come era consuetudine tra operai e muratori, che sortisce un effetto straniante. Riprese in 8mm a colori, mute, ancora ben conservate, che ci catturano per l’ironia e la leggerezza.

Nel fotogramma estratto dalla pellicola questo emerge con grande evidenza.

 

© Sguardi in camera – Paesaggi emotivi 02 Fondo Sauro Pasi

 

Sauro Pasi è cineamatore per passione, non è un regista e neppure un fotografo. Ama documentare la sua famiglia e la città dove vive. In questo caso la cinepresa esplora il luogo a partire dal movimento, dalle panoramiche e dai movimenti di macchina. Emerge così il vero protagonista della bobina girata da Sauro Pasi: la Darsena di Ravenna.

Nel cinema privato, quello non professionale, nato per usi domestici, la cinepresa riprende i luoghi come set, sfondi, fondali. I luoghi per lo più, sono il contesto. Per noi oggi rivestono una notevole importanza in quanto fonte di informazioni, che riguardano i cambiamenti urbanisti e architettonici delle città, le evoluzioni della vita sociale, i rapporti tra le persone e gli ambienti. Ci concentriamo nel cogliere aspetti ed elementi che ci inducano al confronto fra il presente e il nostro vissuto.

Ma poi negli archivi visivi privati troviamo anche altro, scoperte inattese e per questo affascinanti.

La Darsena diventa la protagonista delle riprese di Claudio Benini e Sauro Pasi, forse in maniera inconsapevole per i due cineamatori.

Il panorama che ne emerge è quello di un luogo fortemente evocativo, ricco di suggestioni, rimandi e memorie cinematografiche. Ci emoziona e ci incuriosisce. Entra così a far parte della nostra mappa emotiva, della nostra memoria visiva.

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“Nella nostra epoca, in cui i ricordi sono immagini, (in movimento) la funzione culturale della memoria è stata assorbita dal cinema, che in tal senso è una moderna cartografia (…)”.
Giuliana Bruno, Atlante delle emozioni. In viaggio tra arte, architettura e cinema, Monza, Johan & Levi, 2002

 

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Siamo un’associazione, un gruppo di ricercatori appassionati di immagini private. Ci occupiamo di recuperare, ricercare, studiare e valorizzare archivi privati visivi: dalle fotografie ai film amatoriali e di famiglia, pellicole nei formati 8mm, Super8, 16mm, 9,5mm. Soffriamo di nostalgia analogica e vintage? Non proprio, ma siamo mossi da una profonda convinzione, che è nata dalle nostre professioni, lavorando in archivi fotografici e audiovisivi. Sappiamo che il recupero di queste immagini inedite è fondamentale, sono fonti storiche che altrimenti andrebbero disperse. Collaboriamo stabilmente con l’Archivio nazionale del film di famiglia di Bologna, il primo in Italia che conserva i supporti originali, li restaura e trasferisce in digitale. Noi siamo questo. https://ravennasguardiincamera.wordpress.com In questo caso abbiamo anche due nomi: Giuseppe Pazzaglia e Silvia Savorelli.

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