IL FESTIVAL JAZZ IS DEAD! TORNA A TORINO

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Torna JAZZ IS DEAD!, il Festival torinese tra gli appuntamenti da tenere d’occhio in Italia, dedicato alla ricerca tra avanguardia, sperimentazione e suoni contemporanei. Nato da una riflessione sulla vita e sull’evoluzione del genere jazz, l’edizione di quest’anno (la sesta) sarà trasversale e indefinibile.

Quattro location, sette palchi, ventuno formazioni, settantuno artisti, dieci paesi: ecco la risposta ai tempi contemporanei. Edizione molto attesa quella di quest’anno, dopo l’evidente crescita, anche di pubblico, del 2022. Queste le date da segnare in agenda: 26/27/28 maggio. Fra i primi nomi annunciati, i giapponesi Boris nel tour del loro trentennale, una delle date italiane di Jim O’Rourke con Eiko Ishibashi – rarissima occasione di vedere il musicista in Europa… Ma facciamo un passo alla volta. È altissima la percentuale femminile e di artist* queer. Dieci nazionalità diverse si incontrano a Torino in un confronto generazionale non indifferente: tradizione e giovane avanguardia futuristica sembrano convivere in perfetta armonia, strumenti classici e sofisticati software di elaborazione del suono e dell’immagine condividono il palcoscenico senza dissonanze (se non volute). Le discipline, come l’arte, la musica, l’opera, il teatro e la poesia, trovano occasione di contaminazione grazie alle creazioni di Pan Daijing.

In questa edizione, anche il cinema ha un ruolo importante. Tra le colonne sonore di Eiko Ishibashi c’è il film vincitore dell’Oscar 2022 di Ryusuke Hamaguchi, Drive My Car, per il quale Ishibashi ha vinto il premio “Discovery of the Year” ai The World Soundtrack Awards; Jim O’Rourke ha scritto colonne sonore per Werner Herzog, Koji Wakamatsu, Olivier Assayass ed è stato consulente musicale per School of Rock; i LEYA sono apparsi, e hanno composto la colonna sonora, in I Love You, un film d’arte queer per adulti di 40 minuti, diretto dal rapper Brooke Candy e prodotto da Pornhub. Sarah Davachi firma sia le musiche del film fantascientifico Sky Peals diretto da Moin Hussain, sia per il documentario Terra Femme di Courtney Stephens. Pan Daijing, tra i tantissimi progetti artistici, firma anche la colonna sonora di Watch the fire or burn inside it di Caroline Poggi e Jonathan Vinel. Si passa anche dal grande al piccolo schermo con i C’mon Tigre, che hanno da poco vinto il Best Music Video Awards al London International Animation Festival con il video di Twist into any shape diretto da Donato Sansone e con i video artisti del collettivo LSDR che per le tre giornate di festival hanno messo a punto un progetto di accompagnamento visual inedito e originale. Per chiudere il capitolo Cinema, Jazz is Dead, come ogni anno, ha il suo appuntamento fisso nella sala cinematografica del Museo Nazionale del Cinema: la band statunitense Irreversible Entanglements si esibirà con una produzione originale, scritta a sei mani insieme alla direzione artistica del festival, dalle aree cinema e patrimonio del Museo e dai componenti della militante formazione free jazz.

Se il Museo Nazionale del Cinema è ormai un partner consolidato che accompagna il Festival da ormai tre edizioni, ospitando progetti originali in bilico tra musica e cinema, anche Infini to Planetario di Torino si conferma il luogo ideale per un epilogo stellare come quello con Mabe Fratti, la violoncellista guatemalteca, in tour per la presentazione dell’opera per quartetto Se Ve Desde Aqui.

Quest’anno, alla platea delle istituzioni e dei progetti culturali del territorio che collaborano alla realizzazione del festival, si aggiungono il Festival Internazionale dei Film Musicali Seeyousound e l’associazione di cooperazione internazionale Renken, promotrice del festival CreativAfrica, con i quali è in realizzazione la seconda edizione del progetto visuale dedicato all’afrofuturismo che troverà casa durante i giorni del festival e (anticipazione) nel 2024 con nuove proposte; la compagnia di circo contemporaneo Magda Clan che presenta a JID23 Emisfero, uno spettacolo che vuole essere un omaggio all’essere umano e al suo incredibile meccanismo, all’equilibrio quotidiano, al circo della vita. Infine le associazioni di sviluppo culturale Dewrec, Bunker e Cap10100 rappresentano gli amplificatori logistici che garantiscono al festival la sua concreta realizzazione.

Le tre giornate di Jazz is Dead! festival si sviluppano con il consueto avvicendamento dal vivo – dj set e lo schema sonoro che prevede un venerdì dedicato ai suoni della nuova onda del neoclassico e neomelodico contemporaneo; la giornata di sabato aperta alle contaminazioni del mondo, molto suonato e corale; una domenica del tutto libera che dal free jazz letteralmente esplode nel noise rock.

Fondamentale per lo sviluppo delle tre giornate è la nuova conformazione dell’area festival che prevede quattro palchi: club, circus, area merenda e talk, quest’ultimo dedicato al fitto programma di incontri che verrà annunciato prossimamente. Anche il punto merchandise godrà di un importante ampliamento consentendo ad un grande numero di realtà musicali e artigiane del territorio di esporre e presenziare durante il festival. Si conferma la partecipazione del format Sinoria Modificata curata da Dualismo Sound e Pho-Bho Records che porterà i rappresentati di alcune delle label più interessanti del panorama left-field underground italiano a presentare le proprie uscite e a esibirsi durante gli showcase pomeridiani.

Per seguire il programma, giorno per giorno, date un’occhiata al sito ufficiale: jazzisdeadfestival.it 

 

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Da quando ne ho memoria, questi sono i miei più grandi amori: canto, teatro, lettura e cinema. Sono una Studentessa del Corso di laurea DAMS presso l’Università degli Studi di Messina. Appassionata di storia dell’arte, letteratura, storia, musica, fotografia e di mummie, il palcoscenico ha fatto parte della mia vita dall'età di 6 anni e da allora non l’ho più lasciato, in qualsiasi veste. Allieva Regista per la Summer School alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano, amo scrivere, in particolar modo poesie e racconti. Pratico volontariato dall’età di 10 anni e Gagarin è la mia prima collaborazione di scrittura come aspirante critica cinematografica.