Un recinto dove proteggersi. È quello che stanno costruendo le donne sentimentalmente libere da legami. Nel carrello quotidiano hanno messo calma, prudenza e distanza. Armi disinnescate per potersi relazionare con l’universo maschile. Sognano, cercano una vita a due ma la sentono impossibile. Vogliono parlare, confrontarsi con sincerità. Rarità che pare abitino lontano. Il nodo si chiama appunto due. Se parli con loro, i maschi, ti rispondono sempre allo stesso modo, le donne sono diventate aggressive. Volete essere maschi e femmine.

Se parli con le femmine, ti rispondono sempre allo stesso modo i maschi si sono estinti. Ci stanno rubando la dignità. Non sono capaci di relazionarsi. Giocano eternamente a cacciare e arrivati al dunque si fanno di nebbia senza una parola. O se c’è una parola, quella è ‘Buona vita’.

Violenza. Verbale. Fisica. Viene giustificata con il troppo amore, troppa gelosia, troppa paura. Per troppo amore si perde la testa. Per troppo amore si uccide o si paga una persona per buttare acido in faccia alla donna che dici di amare. Per troppa paura si scappa come fa un codardo.

Che sia per questo che le donne sono diventate maschi e femmine? Vogliono capire, parlare. Ma la parola non arriva quasi mai, e ferite, non riescono ad essere accoglienti, accudenti, femmine. Mio padre dopo 55 anni di matrimonio accudisce mia madre, le parla, la ascolta. Sorride e le tende la mano.

Quindi? Dove sta l’essere in due? Insieme ci si innamora, insieme si fa un viaggio e insieme il viaggio può essere concluso per custodire la valigia di ricordi e parole che durano una vita. Ma per avere quella valigia sempre pronta da aprire per respirare aria di casa e vita, occorrerebbe aver capito e vissuto la fine di un amore in maniera reale. Uno di fronte all’altro. Occhi negli occhi. Annegati nelle parole. Uniti (anche) nella fine.

Questo pare sia (quasi) impossibile. Manca l’incontro delle due anime, quelle anime che una volta si erano incontrate. Restano solo schiaffi, pugni, coltellate, pistolettate, salti nel vuoto, e quando va bene, se non si perde la vita, solo email o messaggi senza significato, vuoti di amore, attenzione, senso di essere stati in due per del tempo, tanto o poco che sia. Come si costruisce un amore è bello arrendersi a quell’amore con coraggio. Insieme. Così si è meno soli. Io la chiamo manutenzione degli affetti. E Antonio Pascale ci ha scritto un libro. Si intitola proprio così, La manutenzione degli affetti. La manutenzione degli affetti è compito arduo e complesso, è un esercizio infinito di duttilità. Ve lo consiglio.

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