Eumenidi-futa-archiviozeta-48Dal DOM, spazio teatrale nel quartiere bolognese del Pilastro, dietro a un’attrice coperta da un pesante manto nero che dice “seguitemi”, il gruppo degli spettatori si avvia per le strade del quartiere: attraversiamo lo stradone, i giardinetti, sfioriamo le panchine dove stanno donne e bambini, passiamo accanto a gruppetti di bimbi stranieri, a uomini con barbe e tuniche seduti per terra in cerchio. Poi un pratone disseminato di statue di pietra  – finta antichità da arredo urbano, qui ed ora non meno suggestiva di un’antichità autentica – e il grande serpentone degli spettatori viene incanalato tra due muri di cemento dalla sommità dei quali due musici tormentano con archetti delle lastre di metallo, commento al rito della consegna del sasso: al centro, tra i muri, una corpulenta attrice scandisce versi in greco antico e distribuisce a ciascuno spettatore una pietra, bianca. Poi il rapido tornare sui nostri passi e l’ingresso nella cupola di cemento che ospita l’antro dell’oracolo, a Delfi. Qui comincia lo spettacolo di Archivio Zeta, formazione di montagna, che vive e lavora sull’appennino tra Firenze e Bologna, calata in pianura per il rito laico delle Eumenidi, di Eschilo. Dentro alla cupola (che ospita la palestra della scuola media Saffi), spoglia e attraversata dagli ultimi raggi del sole, vediamo Oreste perseguitato dalle Erinni per avere ucciso la propria madre Clitennestra allo scopo di vendicare il padre, Agamennone; e Apollo che lo difende fino a chiedere l’intervento di Atena, nel cui tempio il giudizio sul terribile matricidio di Oreste verrà purificato dall’istintualità barbara delle Erinni per essere accolto nel dominio razionale dell’antica dea della Ragione. Così, nel passaggio dalla condanna delle Erinni alla chiamata in causa di Atena, si consuma l’ultimo spostamento degli spettatori: dalla cupola dell’antro di Delfi alla quella dell’Aeropago di Atene. Passaggio che finalmente consegna il pubblico all’ambiente vasto e perfettamente attrezzato della sala del DOM: spazio teatrale gestito e agito dal gruppo Laminarie di Bologna.

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Tutta pervasa da una tensione rituale è l’azione degli attori, che dilatano le battute in una dizione artificiale, mai artificiosa; dove è sempre con cura evitato il tranello della musicalità pura, della melopea, per scandire piuttosto, o scolpire come pietra, le parole della tragedia. In una dimensione spaziale che non si accomoda mai nella frontalità attori-pubblico, ma elegge il cerchio a forma e sostanza dell’assemblea e del rito, dove lo spettatore è sempre immerso, oltre che nell’azione, anche nel proprio riflesso, colto a tratti nelle espressioni assorte di altri spettatori di fronte a sé.  Di grande precisione e nitore è la geometria delle traiettorie degli attori nello spazio, disposti sempre  in modo da schivare con intelligenza il rischio della bidimensionalità e della monotonia in cui cadrebbe un’azione puramente frontale. Anche in questo senso lo spettacolo diventa rito, in questo avvolgere lo spettatore in una rete di stimoli spaziali e sonori. Fino a coinvolgere il pubblico nella votazione sulla colpevolezza o innocenza di Oreste quando, sul finale, gli spettatori sono invitati a deporre la loro pietra bianca nelle tuniche opportunamente rivoltate in urne-sacco: bianca per l’innocenza e nera per la colpevolezza; e quando, rovesciate le urne in terra e contate le pietre,  la parità raggiunta dai due schieramenti sancisce per decisione di Atena l’assoluzione di Oreste e l’assimilazione delle Erinni alla dialettica democratica della polis: così, in un finale che pecca di qualche prevedibilità nella dinamica che porta le Erinni a tramutarsi in Eumenidi, si conclude il notevole spettacolo di ArchivioZeta; e l’ultima battuta, suddivisa tra due attori, è di quelle che rasoiano la consapevolezza dello spettatore, affilandola.

FRANCO ACQUAVIVA

Archivio Zeta – Eumenidi di Eschilo

Visto il 4 maggio 2013 a DOM la cupola del Pilastro, Bologna, info: http://www.archiviozeta.eu/

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