don-giovanni-timi-1-1Dopo Amleto il vulcanico Filippo Timi si cimenta con il Don Giovanni. Non quello di Moliere e nemmeno quello di Mozart. Ma un Don Giovanni suo, rivisto e riscritto. Timi si confronta con ormai un archetipo della natura umana, il seduttore che non ha pace. Volubile, ha fame di potere, ama la mistificazione e l’autoinganno perché sa che prima o poi la morte busserà alla sua porta. Il Don Giovanni di Timi diventa l’archetipo di un carattere umano che è quello che vive nel sogno e nell’inganno. E questo spettacolo non poteva che essere una roboante messa in scena spettacolare con gli straordinari costumi di Fabio Zambernardi e le luci disegnate da Gigi Saccomandi. «Don Giovanni conosce la sua fine, è solo questione di rincorsa – commenta Timi – Un desiderio morto non è più un desiderio. Don Giovanni non brucia mai veramente, desidera bruciare, promette l’inferno, la sua arte è teatrale, recita così bene la promessa che è impossibile non credergli o ancora meglio non desiderare credergli. Ognuno ha la propria storia, io la mia, tu la tua, voi la vostra e Don Giovanni ha la sua. Non l’ha scelto lui di nascere, Mito, gli è capitato, e lui non si sottrae dall’essere se stesso. Ecco in cosa è grande. Non perché accetta la morte, deve, per forza, come tutti. È grande perché accetta a pieno le conseguenze, inevitabili, dell’essere nient’altro che se stesso». Sarà al Duse di Bologna questa settimana, tre ore di vero spettacolo. C’è chi ha scritto che sia troppo, c’è chi lamenta la fedeltà a Moliere, i più si sono molto divertiti.

 

13-15 dicembre, Bologna, Don Giovanni, Teatro Duse, via Cartoleria 42, ore 21, info: 051 231836, teatroduse.it

Sabato 14 dicembre alle 19 Filippo Timi incontra il pubblico in un aperitivo al bar del Teatro

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