Buondipendenzagiorno dottoressa,

ho 39 anni e un anno fa la mia fidanzata mi ha lasciato. Sono stato male per lei ma sono andato avanti, anche se non ho ancora una nuova compagna. E ciò che forse me lo impedisce è il suo continuare di tanto in tanto ad essere presente nella mia vita. L’ho anche aiutata in molte cose nonostante non stessimo più insieme. Ultimamente mi chiama con insistenza, dicendo di aver capito gli errori fatti, ma so che non mi ama.  Mi chiedo perché si comporti in questo modo, cosa la spinga a comportarsi così… non è una persona cattiva, quindi non credo voglia farmi del male. Cosa potrei fare per non farmi travolgere da lei e poter andare avanti con la mia vita?

Grazie, G., Ravenna

 

Caro G.,

la tua ex compagna deve aver pensato molte volte per fortuna che c’è lui, altrimenti chissà come avrei fatto… o cose simili. Dalle poche informazioni che mi hai dato su di lei posso supporre infatti che si tratti di una persona con alcune fragilità, magari derivanti dalle relazioni costruite con le sue figure principali di riferimento, i suoi genitori ad esempio. Tali comportamenti ambivalenti (come non riuscire a portare avanti una relazione ma rimanere ancorati alla persona lasciata) infatti sono tipici di chi ha bisogno di appoggi esterni, e ciò li porta a stabilire rapporti di forte dipendenza psicologica da altre persone, principalmente dai compagni di vita. La dipendenza affettiva affonda le sue radici nel rapporto con i genitori durante l’infanzia quando, magari involontariamente, hanno ricevuto il messaggio che non erano degni di essere amati o che i loro bisogni non erano importanti.

Ma questa fragilità così limitante può svanire, non si tratta di una condanna a vita. Lei però deve volerlo, deve avere quella voglia di guardarsi da un altro punto di vista e mettersi in gioco. Ovviamente ciò non dipende da te. L’aiuto a lei non può arrivare da te in quanto si tornerebbe a stabilire il circolo vizioso della dipendenza da cui sembra affetta.

Per uscire da tale vincolo è necessario uno sforzo attivo in quanto il cervello umano, per economizzare le energie, sceglie sempre la via meno dispendiosa, e le conseguenze sono gli automatismi, la coazione a ripetere.

Il dipendente dovrà quindi iniziare a sperimentare la sua forza e la sua capacità di farcela senza gli altri, in questo caso senza di te.

Il tuo modo per aiutarla (e di aiutare te stesso) è quello di lasciarla sola a riprendersi in mano la sua vita. Sembra paradossale, ma è l’unico modo per non fornire il bastone di appoggio alla dipendenza affettiva che lei ha nei tuoi confronti. Non è detto che lei voglia farsi aiutare ad uscire da questa dipendenza. Né che ne sia consapevole. Ma farglielo capire non rientra nei tuoi compiti.

Non sempre la differenza tra amore e dipendenza affettiva è netta. Può addirittura accadere che i due fenomeni si confondano. Alle volte diventa chiara solo quando, come nel vostro caso, permane un legame anche dopo una separazione.

Sono costretta a ricordarti che la dipendenza affettiva non riguarda un solo soggetto della coppia ma entrambi. E’ molto probabile ritrovare nell’oggetto di dipendenza una persona dalle caratteristiche o con esperienze tali da favorire l’instaurarsi di un rapporto come sopra descritto. Sottolineo questo aspetto non allo scopo di farti sentire in colpa né tantomeno un soggetto problematico quanto per farti capire che anche per te non sarà facile smettere di occuparti di lei, di certo non ti sarà automatico ma richiederà uno sforzo attivo da parte tua.

Dott.ssa Alice Lombardi

 

Psicologa e psicoterapeuta a orientamento cognitivo-comportamentale. Inviatele i vostri dubbi all’indirizzo alicelombardi@hotmail.com e riceverete una pillola di psicologia da assumere assieme ad un’attenta lettura di Gagarin

 

 

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