Pellicola e Hard Disk
La nuova frontiera del cinema: un bell’hard disk e non ci pensi più

Come ormai è noto anche alle pietre della Val Brembana, dalla fine dello scorso anno il cinema ha chiuso una fase della propria secolare esistenza. Una fase che, agli occhi del profano, può sembrare niente più di un cambio gomme durante un grand prix. “Ma cosa sarà mai!” avrà detto lo spettatore inconsapevole; “In fondo” avrà pensato quello un po’ più accorto, “in passato il cinema era bianco e nero e muto, poi c’è stato il colore, poi il sonoro, poi lo scope, poi il 3D, poi questo, poi quello”. Non starò qui a fare la maestrina dalla penna rossa e a spiegare la rava e la fava del colore e del sonoro nel cinema, della semiotica dello scope, dell’invariabile in-consistenza del 3D nel sistema cinema, etc etc.

Però il cambio avvenuto di recente è davvero ontologico, per il cinema: dalla pellicola si è passati al digitale, dai proiettori con la “croce di malta” si è passati ai video-proiettori, dalle pizze che pesano decine di chili a pratiche valigette con hard disk dentro, da puzzolenti e rumorose cabine abitate da proiezionisti assonnati ad asettiche sale proiezione con tecnici usciti da ingegneria informatica. Che è come dire: le macchine ora non avranno più 4 ruote ma 2.

Quindi la cosa sta in questi termini: quando vorrete andare con vostra moglie al cinema per il nuovo Fast & Furious non potrete più dire “hai sentito cara, quel film con Vin Diesel è bellissimo”. E se vostra moglie vorrà portarvi al cinema per l’ultima fatica di Clooney vi dirà: “Caro… ho sentito parlare benissimo dell’hard disk con Clooney”.

 

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