L'ingresso in azienda

Un’insidia dopo l’altra, ecco cos’è il mondo del vino. Un continuo sovrapporsi di storia e toponomastica, tradizione e progresso, ragione e sentimento, in un delirio maniacale di nomi e nomignoli, vigne e vitigni. Talvolta basta una lettera, una sillaba detta in più o in meno, per ritrovarsi catapultati da una regione ad un’altra, in un contesto estraneo a quello che si sta cercando di descrivere. Ecco perché se qualcuno un giorno vi inviterà ad alzare i calici e brindare con uno “Champans”, vi potrebbe sorprendere scoprire che il liquido contenuto in quella bottiglia nulla ha a che fare con il vino delle feste dal seducente perlage, ma che il suo colore lampone nasce dalle piante di pinot nero di una delle migliori vigne di Borgogna, precisamente nella parte meridionale del comune di Volnay.

A questa splendida vigna, sinonimo del valore superiore dei pinot nero di Borgogna, è stato dedicato uno specifico seminario durante l’ultima giornata della manifestazione “I tre giorni del Sangiovese”, la rassegna che ogni anno a Predappio (Forlì-Cesena) si prefigge l’obiettivo di rafforzare il legame tra cultura e vino, tra Romagna e sangiovese.

Il seminario – l’unico ad aver valicato i confini nazionali – si è articolato su una degustazione “verticale” di sei annate del Volnay Premier Cru Les Champans di Joseph Voillot, uno dei lettori più scrupolosi e trasparenti di questa vigna.

L'ingresso in azienda
le vigne Volnay

Il Domaine Joseph VOILLOT è ubicato a Volnay, nella Cote D’Or, un piccolo villaggio situato a 5 Km a sud di Beaune e avvolto dalle vigne di mezza costa. Si tratta di un’azienda familiare, giunta alla sua quinta generazione, che produce vino a proprio marchio dagli anni compresi tra i due conflitti mondiali. Attualmente l’azienda conta su circa 10 ettari di vigneto suddivisi in 35 parcelle sparse nei comuni di Volnay, Pommard, Beaune e Meursault. La gamma prodotta, ampia e qualitativa, si estende a 17 “appellation”, di cui 4 regionali, 3 comunali e 10 “premier cru”. Il sistema di allevamento è il guyot semplice, con una densità media di impianto di 10.000 ceppi/ettaro e un’età media delle vigne che nella maggior parte dei casi supera i quarant’anni di età (vieilles vignes). In vigna si utilizza un approccio razionale, evitando di ricorrere alla chimica qualora questa non sia strettamente necessaria. La vendemmia è manuale, con una cernita scrupolosa dei grappoli che vengono sempre completamente diraspati. Le fermentazioni sono indotte con lieviti indigeni, mentre le macerazioni si svolgono in acciaio e durano 16-20 giorni, con un attento controllo delle temperature. L’affinamento avviene per 14-16 mesi in “pieces” rinnovate annualmente per un 30-40%. La produzione annua si attesta sulle 50.000 bottiglie. Il “Deus ex Machina” del domaine (gerente) è Jean Pierre Charlot, marito di una delle figlie di monsieur Joseph Voillot. Charlot ha affiancato a lungo nelle scelte il titolare del domaine prima di diventare l’unico responsabile a partire dalla vendemmia del 1995 e apportare un saldo aggiuntivo in termini di sensibilità ed eleganza a tutti i vini prodotti. Joseph Voillot, classe 1931, è scomparso il 22 luglio di quest’anno e a lui è dedicato il racconto della degustazione.

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Jean Pierre Charlot

 

 

VOLNAY PREMIER CRU LES CHAMPANS 2010

Naso nitido e varietale, giocato su note di piccoli frutti rossi e petali di fiori, che schiariscono la propria tonalità con il passare dei minuti. Espressivo e disinibito, si arricchisce di note di rosa e scorza d’arancia rivendicando, con signorile trasparenza, la riconducibilità a vigna e millesimo di appartenenza. La bocca mostra una tensione acido-sapida saporita che garantisce un allungo verticale e disteso. Trama tannica risolta e risoluta. Crescerà in succo e sapore con il passare degli anni, ma già ora ha profondità e purezza che conquistano. 91/100

VOLNAY PREMIER CRU LES CHAMPANS 2008

Un vino chiaramente più austero rispetto al precedente, con un carattere più rigido e introspettivo, riflesso diretto di un millesimo caratterizzato da un’acidità decisa e in qualche caso slegata dal resto della struttura. In questa versione tutto appartiene allo stesso affascinante quadro, anche se il risultato è ancora parzialmente scuro e nervoso. 88/100

VOLNAY PREMIER CRU LES CHAMPANS 2006

Quello nel bicchiere si presenta come un vino rilassato e disteso, lontano dalla tensione vibrante delle due versioni precedenti. Un vino che ha scelto la via dell’eleganza e della piacevolezza immediata, contesto nel quale sembra muoversi in piena scioltezza. Tuttavia una trama tannica non perfettamente integra e una minore capacità di resistere all’aria lo allontanano dalle migliori prestazioni. 87/100

VOLNAY PREMIER CRU LES CHAMPANS 2002

Il compito di raccontare uno dei millesimi più attesi spetta a una bottiglia lievemente sottoperformante. Fortunatamente la malasorte non si accanisce a tal punto da celare la prestazione di un vino dalla qualità eccelsa, che trasmette un’idea di completezza e vigore, perfettamente in linea con uno dei migliori millesimi degli anni duemila. Un ritmo acido-tannico di grande caratura e una spiccata propensione al lungo invecchiamento, non trascurano anche una godibilità contemporanea. Il rammarico per la bottiglia sottotono limita il punteggio alla soglia dell’eccellenza. 89/100

VOLNAY PREMIER CRU LES CHAMPANS 1999

Se il 2006 incarna la versione più femminea tra quelle presenti in questa tornata di assaggi, allora questo 1999 ne rappresenta la declinazione più mascolina. Un vino che riflette alla perfezione la potenza strutturale del millesimo di provenienza, con un carattere lievemente fenolico, ma al contempo profondo, ricco, viscerale e sanguigno. Un vino tattile, che presenta una bocca tesa e verticale, più di sciabola che di fioretto, ma di agonismo e dinamica esemplari. Tra cinquant’anni sarà ancora in grado di regalare emozioni. Coup de Coeur 90/100

VOLNAY PREMIER CRU LES CHAMPANS 1995

Quella nel calice è l’annata che inaugura il percorso in solitaria di Jean Pierre Charlot alla guida del domaine Voillot. Il vino tuttavia non rende merito alla sensibilità del vinificatore, mostrando un carattere insolitamente rustico e senza la definizione delle migliori espressioni recensite. (bottiglia sfortunata?). Detto questo, va anche ricordato che siamo al cospetto di un vino di quasi vent’anni, la cui componente fruttata è ancora perfettamente percettibile e integra. L’assaggio tuttavia non inverte la rotta. 87+/100. Filippo Apollinari

 

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