saluti da... via Marsala
«Gli ho detto di sì, al Signor Saturno, che potevamo uscire a cena insieme, ma se uscivamo lui doveva avere la cortesia di accompagnarmi, nel pomeriggio, a vedere gli spettacoli del Festival di Danza Urbana, perché quando il Comune, o una compagnia, oppure un’organizzazione (ma fosse anche Pinco Pallino), si decidono a far qualcosa per riempire le strade di persone e movimento, ecco, a me sembra un dovere civico di cittadina partecipare, esserci e dire la mia. Perché questo, spiego al Signor Saturno, fanno i cittadini: partecipano, ci sono e dicono la loro. È la politica, ma non quella delle urne, che dovrebbe essere così e molto spesso non lo è, è la politica come l’hanno insegnata a me, qualche anno fa.

Per lo stesso motivo, dico al Signor Saturno, dovremmo fare un salto ai Giardini Margherita, a dare un’occhiata a queste Serre, dove una volta c’erano i leoni in gabbia e quest’estate le hanno sistemato per bene e ci hanno fatto un luogo di ristoro di cui hanno parlato tutti. Con proiezioni di film e con i concerti, tra l’altro. Andiamo a guardare come hanno restaurato quello spazio, dico. «Ma dove c’era lo zoo?», mi domanda il Signor Saturno (che avendo cent’anni queste cose le rammenta). Mi segue sbuffando, una sbuffata non da galantuomo, insomma, però ci passo sopra.

Quando arriviamo alle Serre saranno circa le 20:30 c’è già una fila che sembra quella alle Poste nel giorno di accredito della pensione. Il posto, debbo dirlo, è veramente bello: ci sono questi tavolini e questi banconi, tutti realizzati con materiali di recupero, immersi nel verde, tra bei fiori e coltivazioni minuscole e piante mai viste. Si capisce che è così bello perché il progetto è a cura di Flò Fiori (che conosco bene perché sta vicino a casa mia) e ha fatto proprio un signor lavoro (anche se non capisco cosa s’intende quando, nei pieghevoli che illustrano l’operazione, si parla di “nuove scenografie del verde”… a me sembrano dei gran bei fiori con le panche e le sedie e i tavolini inseriti in mezzo).

Recupero il Signor Saturno, intento a borbottare (da solo) di fronte al menù, e in effetti sì, devo ammetterlo che ha ragione (almeno questa volta): i prezzi mi paiono un po’ troppo alti (di questi tempi, poi!). E i ragazzi e le ragazze addetti alla cucina e al beveraggio son tanto bellini, va bene (e i primi curano le barbe come neppure il mio bisnonno faceva) ma friggono i pesciolini (che a Bologna negli ultimi tempi pare sia di gran moda, e lo paghi caro, intendo il pesce fritto!) che ci mettono troppo, davvero troppo, sicché qui, tra cassa e servizio, la fila non si sposta di un centimetro.

Perdo la pazienza quando quella borsa del Signor Saturno, che si attarda mezz’ora su ogni cartello, mi domanda cosa sia il brunch e io devo spiegargli che si tratta di una colazione fatta a mattino inoltrato, lui si confonde tra prima colazione e pranzo e anch’io – son sincera – mi chiedo perché si debba chiamare in questo modo il tipico pranzo della domenica, solo meno formale e abbondante. Poi, qui, da noi, o si fa la colazione o si pranza leggeri, quindi non capisco il motivo che spinge i locali a scrivere “brunch” anziché pranzo o colazione, se poi vero “brunch” non lo è quasi mai.

Piuttosto spazientiti riprendiamo la via del centro senza aver mangiato né bevuto nulla, e continuiamo a discutere con tanta foga da non renderci neanche conto di essere arrivati in zona universitaria. Siccome la fame morde (che quando ho fame, io mordo!) allora propongo al Signor Saturno (che lui in centro a Bologna non sa proprio dove andare, intendo riguardo a luoghi dove cibarsi) una pizza in un posticino di via Marsala dal nome curioso, PizzArtist. Il nome è così così, vabbè, ma la pizza è buonissima, proprio come piace a me (e pare anche al Signor Saturno che ne mangia un bel po’!), è leggera e gustosa e originale. I ragazzi che gestiscono il posto sono romani (il titolare, sulla pizza, ci ha scritto anche un libro), difatti fanno la pizza, di svariati gusti, alla pala, la fanno di grandi dimensioni e venduta a peso (più o meno dai 12 ai 15 euro al chilo), pure a domicilio, se si vuole. La migliore, per me (e io ne sono proprio ghiotta!), è quella con i fiori di zucca e le alici (alla romana, per intenderci, che a Roma di posti così ne trovi, sì, da noi, invece solo questo, che i ragazzi son stati proprio bravi a essere venuti quassù per soddisfare il mio palato), insomma una vera e propria delizia. Alla fine prendiamo un bel po’ di tranci diversi che a occhio saranno più di una pizza e mezzo in una pizzeria, di quelle con il perlinato alle pareti e i tavolini fuori, nei gazebo, e spendiamo davvero poco. A mio parere, dico al Signor Saturno, la pizza va mangiata proprio a pezzi, così rimangono sempre caldi, e deve avere un prezzo accessibile, che gli ingredienti di base della pizza sono fondamentalmente farina e acqua, e va presa in buona compagnia (che da PizzArtist ci si possono trovare sia quelli costretti a vestirsi in giacca e cravatta, nella loro pausa pranzo, che gli sfaticati, sia i modaioli che i bohémien, e via così).

Ecco, a Bologna, a volte, si riesce a mangiar fuori in tutta tranquillità anche senza fare un mutuo, certo è che i posti bisogna proprio aver la pazienza di andarli a cercare e a stanare, altroché! Allora il Signor Saturno, mi guarda dritto dritto negli occhi, e in segno di approvazione, piuttosto soddisfatto, si lecca (sotto) i baffi».

 

PIZZARTIST

via Marsala, 35/a

40126 – Bologna

dal lunedì al sabato dalle 12 alle 15:30 e dalle 18 alle 22:30

051 5872755

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