Il_cappotto_VittorioFranceschi_4_phRaffaellaCavalieri

Vittorio Franceschi è autore e protagonista di una nuova versione teatrale di uno dei racconti più famosi della letteratura mondiale, scritto da Gogol’ nel 1842 e già adattato in pellicola nel 1952, da Alberto Lattuada con Renato Rascel. Diretto da Alessandro D’Alatri, regista diviso tra cinema, teatro e pubblicità, Franceschi rinnova la felice collaborazione nata con Il sorriso di Daphne, spettacolo premiato nel 2006 con l’UBU e il Premio “ETI – Gli Olimpici del Teatro”.

Ambientato nella Russia zarista, Il cappotto racconta le vicissitudini del piccolo funzionario Akàkij Akàkievic Bašmàckin che vive serenamente della propria anonima attività di copista, sino al momento in cui, costretto dalle convenzioni sociali più che dal freddo, deve comprarsi un nuovo cappotto…

Rispettando in larga parte la trama e firmando totalmente i dialoghi, assai scarsi nel testo originale, Franceschi ci consegna la storia di un innocente, o per meglio dire di un uomo semplice colpito da uno speciale accanimento del destino. “È la storia, credo – scrive – della maggioranza degli esseri umani, dei ‘copisti della vita’ i quali mandano avanti il mondo pur subendone le violenze e gli insulti, e ripetendone all’infinito le parole e gli usi, i sentimenti e i desideri, i sogni e i naufragi. Quindi si parla di noi, anche se Gogol’ questo racconto l’ha scritto nel lontano 1842. Credo che un grave errore sarebbe stato quello di trasferire la storia di Akàkij nei giorni nostri, come spesso si usa fare con i classici. Non ce n’è bisogno. Siamo tutti vecchi Pietroburghesi. Di quella città conosciamo a fondo gli angoli delle strade, i volti dei passanti, le voci, i rumori e gli odori, perché sono gli stessi di Milano e di Torino, di Bologna e di Genova, di Roma e di Napoli e di tutte le città italiane di oggi e di sempre. La marmaglia rapace dei presuntuosi, dei vili, delle mezze calzette, dei barattieri e dei prepotenti cammina e traffica al nostro fianco, come camminava e trafficava al fianco di Akàkij Akàkievič ai tempi dello Zar Nicola I”.

E Alessandro D’Alatri, nelle sue note di regia, spiega così il taglio della messa in scena: “Se fosse un film sarebbe un unico piano sequenza che seguendo il candore di un umile personaggio ci accompagna tra le pieghe dei vizi e della corruzione della condizione umana. Un viaggio che, nonostante la distanza storica, ci fa sentire tutta la contemporaneità dell’opera”.

Per chi volesse saperne di più, l’anteprima allo spettacolo a cura del Professor Maroni è in programma nel Foyer del Teatro venerdì 14 novembre alle 20.15.

13-16 novembre – Cesena, Teatro Bonci, piazza Guidazzi – Info: 0547 355911, 0547 355959, teatrobonci.it 

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