Saluti da un'altra Bologna«… passavamo il tempo a parlare, col Signor Saturno, in uno di quei pomeriggi un po’ grigi in cui Bologna sembra una cittadina inzuppata in un perenne crepuscolo, di come, tutto sommato, l’integrazione possa anche non essere una caratteristica fondamentale della convivenza, perché a tutti piace parlare di integrazione fra le culture, ma se le culture sono tante, e di sicuro lo sono! (tante, intendo, quante nemmeno ne immaginiamo), allora è un po’ difficile integrarle tutte senza fare un gran pasticcio… anzi, qualcuno, sentendosi meno integrato di altri, potrebbe pure risentirsi, quindi – ci dicevamo – non sarebbe meglio limitarsi a convivere, cercando di rispettare soltanto l’educazione civica e di non confondere le regole dello stato, dove fino a prova contraria viviamo, con quel che sta sopra le nuvole, dove chissà mai se andremo e, soprattutto, cosa troveremo?

A me, per esempio, piace essere laica, non solo perché le cose importanti, nella vita (nella vita mia), stanno tutte intorno a me (e non altrove), ma perché mi sembra l’unico modo per mettere sullo stesso piano me, chi non la pensa come me, chi la pensa un po’ come me e un po’ no. Ridere è laico, credo. Ridere di una religione attraverso una caricatura è laico, certo, perché serve a mettere sullo stesso piano (in cui ciascuno di noi fa quel che può) chi scrive, chi illustra, chi legge, chi ha fede e chi non ce l’ha: tutti assieme, concentrati sul disegno di quella vignetta a ridere dei nostri pregiudizi (che è questo che fa la satira, lavora sui nostri pregiudizi, ci prende in giro e noi dobbiamo essere capaci di capirli, accettarli e superarli, quei brutti pregiudizi).

“Sì, ma io avrei sete…”, mi fa presente il Signor Saturno, proprio mentre ci troviamo in via Oberdan, e allora entriamo al Naama Cafè, un posticino delizioso, piccolo, intimo, pieno di colori e dettagli esotici. Il gestore, Tamer (tutto intero sarebbe Tamer Said Abdelsamie Mahmeud), è egiziano, e “Naama”, oltre a essere una città dell’Algeria, pare significhi benessere: senz’altro il minuscolo locale (a sorpresa dai prezzi peraltro assai contenuti) ha tutte le caratteristiche giuste, a cominciare dagli azulejos (piastrelle in ceramica ornamentali) appesi alle pareti per arrivare al bicchier d’acqua subito servito e, incredibilmente, gratis (che a Bologna tutto si paga), a chiunque si accomodi, tutte le caratteristiche adatte a rilassare gli avventori. Al Naama ci sono i colori di un sūq e il calore rassicurante del legno, il tepore del caffè arabo servito col dattero e un po’ di jazz in sottofondo, ciotole di frutta secca sul bancone e il gusto (e il profumo!) intenso dei dolci mediorientali, le tipologie variegate del tè e degli infusi (entrambi degustati in bicchieri di vetro o tazze tipiche e preparati in bricchi argentati) e la cortesia impeccabile del servizio. Non servono alcolici, però, e sebbene la cosa paia deludere il Signor Saturno, gli faccio notare, una volta fuori, come la (bella) idea di convivenza di Tamer sia in fondo quella di tradurre la propria cultura per i clienti occidentali, in modo professionale e ricco di gentilezze e attenzioni, sì, ma senza essere affettato, o falso, o troppo ricercato.

“A questo punto, vorrei portarla a cena fuori, Signorina Gelsomina…”, borbotta gentilmente il Signor Saturno… allora io, presa da tutte queste cortesie (che a volte a un donnino come me fanno anche piacere, a dir la verità!), propongo di andare al K2, un ristorante indiano all’incrocio tra le vie Carbonesi e Tagliapietre dall’aspetto esteriore a dir poco… ecco, come dire… Il Signor Saturno mi guarda perplesso, ma accetta la sfida di entrare: il menù è quello classico della tradizione indiana, tra pani, spezie, yogurt e le carni – pollo e manzo – delle regioni del nord; l’atmosfera, invece, è quella di un film di Bollywood, talmente tipica, nel suo proporsi in chiave al 100% asiatica, da sembrare a sua volta la scenografia di un film. Non mancano decine di foto della star nazionale, l’attrice Aishwarya Rai, e la carta dei piatti si trova direttamente sui tavolini, sotto il rivestimento in vetro… (e insomma, vado piuttosto fiera del viaggio intorno al mondo che ho fatto fare al Signor Saturno!).

Il responsabile del posto, Naveed (originario del Punjab), è in Italia da vent’anni: prima faceva il fornaio, da 14 anni fa il ristoratore e il suo italiano è ancora molto stentato, eppure pare farsi capire bene, nonché esser diventato il miglior amico del Signor Saturno con un solo scambio di battute (che stranezze che accadono, un borbottante signore occidentale e un indiano… ma non è forse il suo bello? Intendo la vita…)… Quando usciamo gli dico, al Signor Saturno, che questa è un’altra forma di convivenza, diversa da quella di Tamer ma altrettanto civile, perché Naveed e i suoi collaboratori, come del resto l’egiziano, raccontano la propria identità attraverso il lavoro. Che è laico per definizione! E per legge. Il Signor Saturno alza gli occhi al cielo e io, insomma, mi chiedo e gli chiedo se tutta questa giornata di chiacchiere, passata a discutere di confessioni, di paesi, di popoli, di fumettisti, di satira, di saluti, di magoni, di grandi e piccole tristezze, della voglia di parlare e della voglia di star zitti, degli affari propri e degli affari del mondo, di noi e degli altri, non sia stata forse un po’ pesante. Lui si gira verso di me, e mi sorride. “Sì, un pochino sì, in effetti”, esclama. “Ma mi sento vivo. E felice.”».

Bologna, NAAMA CAFÈ, via Oberdan, 31/b, ifo : 388 7306299, aperto dalle ore 07 alle 19

Bologna, RISTORANTE INDIANO K2, via dè Carbonesi 16, 051 227993, aperto tutti i giorni dalle 12 alle 24, ristoranteindianok2.com/

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