81ym5z0nlAL._SL1400_Thomas Dutronc è ciò che si dice un tizio nato con la camicia – la mamma si chiama Françoise Hardy ed è forse la cantante francese più affascinante di sempre dopo Édith Piaf, il padre è Jacques Dutronc, uno dei pesi massimi della musica d’Oltralpe accanto a Serge Gainsbourg e al belga Jacque Brel nonché apprezzatissimo attore (i cinefili lo ricorderanno protagonista, fra gli altri, di due capolavori come Grazie per la cioccolata di Claude Chabrol e Baciate chi vi pare di Michel Blanc) – insomma, il DNA dell’unico pargolo dell’invidiatissima copia, pariglia che tuttora resiste decenni dopo l’incontro, non mente.

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Con Eternels jusqu’à demain Thomas giunge al terzo disco – i primi due in Francia hanno fatto il botto di vendita, facendo del giovane Dutronc una delle celebrità più inseguite del gossip e delle ragazzine che impazziscono per lui. Figlio di…, ma di quelli che non vogliono rimanere imprigionati nello stereotipo – anche perché Thomas Dutronc è chiaramente un talento puro mosso dalle migliori intenzioni. I riferimenti ai genitori ci sono, specie al padre Jacques, ma sono traslati con un gusto proprio, quelli di chi evidentemente è cresciuto ascoltando Nick Cave & The Bad Seeds (a chi scrive è pure capitato di vederlo ospite a un concerto parigino del gruppo guidato dal Re Inchiostro), Noir Désir e certamente anche il nostro Paolo Conte (ah, i francesi che ancora le balle gli girano che non ce l’hanno loro uno così!), e di quelle influenze ha incubato una propria buona, originale musica. Il disco è il più bello fra quelli finora pubblicati, evoluzione di quella bella cantilena divenuta un vero e proprio inno di J’aime plus Paris che a Thomas ha portato tanta fortuna subito all’esordio – per dirla chiaramente Dutronc Jr non fa la fotocopia di se stesso e del successo raggiunto in fretta negli ultimi anni. In Eternels jusqu’à demain vi è un po’ di tutto del mondo sbarazzino ma non superficiale del ragazzo – chiaramente il padre risuona di qui e di là, come in Allongés dans l’herbe e J’me fous de tout (“Io me ne fotto di tutti”, più chiaro di così!) e si palesa proprio nello splendido duetto fra babbo e prole Je n’suis personne, così come l’Occitania contiana risuona magnifica a tutta velocità come fosse un Diavolo Rosso in Minuit moins le quart e in Aragon, e un certo tono maudit (Bertrand Cantat?) affiora in Croc madame e in Princesses. E la mamma Françoise? Ascoltata Chez les Yé-Yé si può tranquillamente sostenere che il rapporto fra i due sia decisamente amorevole. L’addio del disco, stringendo, è sancito con una bella versione anglo-francese dello standard yankee I’ll See You In My Dreams, che Thomas Dutronc reinventa con un bell’approccio che fa molto Nick Cave.

Chiaro, stavolta, cari enfants de la Patrie, con tutto Eternels jusqu’à demain è proprio bello gridare Vive la France!

CICO CASARTELLI

 

THOMAS DUTRONC

Eternels jusqu’à demain

Mercury/Universal

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