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Spiace per i detrattori, e mi pare di averne uditi molti del resto quasi sempre con ragioni risibili, settarie se non offensive, ma Jack White non lo ferma nessuno – l’ex ragazzo di Detroit passato a vivere a Nashville, è di quelli con le stigmate del grande artista, di quelli con visione, drive e sempre il colpo del KO pronto a essere sferrato. I suoi mentori, in fondo, non sono Bob Dylan e Jimmy Page mica per niente. Oggi la maschera indossata è quella dei Dead Weather, che fecero le grandi prove generali nel 2009 con il debutto Horehound, inchiodarono il capolavoro l’anno seguente con Sea Of Cowards – sfidante a finora massimo lascito del signor White, giocandosela con Elephant (2003) dei White Stripes e a quel magnifico one-off album scritto e prodotto per Loretta Lynn che fu Van Lear Rose (2004) – e che ora tornano di nuovo in pista con Dodge And Burn.

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Bella, peraltro la metamorfosi perpetrata da Jack – nel primo disco lasciava il proscenio alla bamboletta Alison Mosshart per dedicarsi al 90% solo alla batteria, quindi col secondo pian piano Jack si è fatto largo anche alla voce – adesso non siamo sotto il 40% di lui che canta a equilibrare il resto della catwoman sui tacchi ex metà dei Kills, che peraltro gestisce il suo spazio con gran presenza sia nella performance generale sia nei crediti compositivi. Jack è un grande anche per come gioca con questi particolari. Chiamatelo manipolatore, medicine shown man, spaccone – non fa niente, il prodotto che regala Jack White a ogni occasione è di quelli buoni, fatti d’istinto e di ragione in giusto equilibrio fra loro. E Dodge And Burn conferma la regola.

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L’attacco con I Feel Love (Every Million Miles), peraltro uno dei singoli apripista, è di quelli di luciferina ascesa zeppeliana – il riff è bello e abusato ma colpisce i giusti sensi. Buzzkill(er), se scavate bene nel muro sonoro che vi investe, ha un ché di soul modello Stax/Volt dei tempi eroici di Otis Redding e di Wilson Pickett. Let Me Through – roba per gatte con le unghie affilate in minacciosa mostra e i peli dritti che Alison Mosshart sa interpretare proprio bene. Three Dollar Hat catapulta Jack in prima linea con Alison e scatta la guerra – e i due si giocano le due parti con grande swing. Lose The Right è forse il pezzo più trito e ritrito del disco – poca fantasia per un filler di quelli che stavano meglio, se proprio, in una B-side. Rough Detective rialza immediatamente la posta, però – Jack e Allison si abbracciano invasati e conducono con potenza, di quella sofisticata, a un bel revival di quanto fatto dai migliori Royal Trux.

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Il lato B – visto che siamo nel regno dell’uomo che ha ridato dignità al vinile con la sua Third Man Records – continua quasi sui registri dell’A. Open Up è gridata all’ossesso, Be Still è un’altra stangata coi due protagonisti a rincorrersi, Mile Makers è di nuovo un filler poco consistente anche se non infastidisce. Cop And Go gioca duro – solito muro sonoro, piano che batte praticamente su una nota, il tutto per un montante che è fra il meglio di Dodge And Burn. Too Bad, fra rantoli e scatti nervosi conduce all’inatteso finale d’opera con Impossibile Winner – non che sia un brutto pezzo, ma non si capisce cosa ci faccia una ballata quasi pop tutta piano e archi in un disco che per i dieci brani precedenti è andato in ben altra direzione. Mistero che solo Jack White può svelarci. Nell’attesa vi è solo di sperare che i Dead Weather giungano presto in concerto – allora si che l’urto sarà di quelli pesanti.

CICO CASARTELLI

DEAD WEATHER – Dodge And Burn (Third Man Records)

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