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Due dischi, qualche singolo, un suicidio – tanto è bastato ai Joy Division per sovvertire la storia della musica, musica che da allora ha visto proliferare tribute band di successo planetario tipo U2 (chi non sente che mezza discografia di Bono Vox & Co sia uno scippo ai Joy, un po’ sordo è…) ma anche tante schegge impazzite che hanno toccato molti vicoli oscuri.

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Nel secondo caso, quello delle schegge impazzite, ecco che con la miglior rocker italiana o quasi (auguriamoci che torni a un disco solista, che siamo senza da ormai una dozzina d’anni, tolta la collaborazione con Massimo Zamboni) e il grande alchimista della chitarra prima dei CCCP/CSI poi dei PGR e dei Rossofuoco – insomma, Angela Baraldi e Giorgio Canali – Ian Curtis e le sue visioni al termine della notte sono reiterate in un bell’omaggio fatto con pochi mezzi ma certamente tanto rispetto e passione per la matrice originaria. Per qualche mezzora, le mura del locale sono state piegate alla Divisione della Gioia – per chi non lo sapesse, i bordelli tedeschi d’epoca nazista – con il repertorio dei Joy saccheggiato dei suoi nobili gioielli, cosa che il duo fa oramai di quando in quando da due anni abbondanti. I classici si intitolano ShadowplayLove Will Tear Us ApartTransmisionHeart And Soul – per un’escursione nei Piaceri Sconosciuti di una band finita troppo in fretta a causa di un’angoscia metropolitana inerme. O forse, a finirla, fu un’angoscia metropolitana troppo forte davanti alla vita. Bello notare, peraltro, come Baraldi & Canali abbiano accarezzato Atmosphere, forse il pezzo più bello e sacro dei Joy Division – appunto perché tale, nella sua quasi inviolabilità, messo a inizio performance con una resa che ha subito stabilito le prerogative di una grande serata.

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E a proposito di atmosfera, fra chi era lì perché sapeva i come-dove–quando-chi-perché e chi era lì per una semplice uscita in un sabato sera nel quasi inverno fra Milano e dintorni, è comunque tornato a casa con due certezze in cassaforte: Angela Baraldi, dal punto di vista emozionale per presenza, sicurezza, personalità, è davvero una spanna sopra qualsiasi altra cantante italiana in attività, con l’eccezione di Nada – mentre Giorgio Canali, in compagnia di Steve Dal Col degli storici Frigidaire Tango, fa saltar fuori dalla chitarra effetti più che inverosimili oltre che unici nel panorama nostrano, i quali del resto tradiscono palesemente i suoi trascorsi di tecnico del suono. Tutto bello, in sostanza – anche se Canali stavolta non ha regalato alcuno dei suoi ilari scleri on stage. Sarà per la prossima volta.

CICO CASARTELLI

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