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Maria Angulema si reca a Lourdes per litigare con Dio. Dopo la morte del padre, infatti, la donna, sconvolta, vuole parlare con il Padreterno e chiedergli “perché?”. Questo è solo l’inizio di una comica – e allo stesso tempo profonda – sarabanda per riflettere sul tema della conversione. Sacro e dissacrazione vanno a braccetto in un viaggio nella religiosità popolare.

Dall’omonimo romanzo d’esordio di Rosa Matteucci (Adelphi, 1998), lo spettacolo dà vita a un divertente carnevale di personaggi, ciascuno con le proprie aspettative e speranze, tutti in viaggio verso Lourdes, tutti in attesa di un miracolo.
Il linguaggio misto di aulico e dialettale, i numerosi coprotagonisti o anche piccole apparizioni, coralmente disegnano un’umanità così disperata da sconfinare nella più grande comicità. E’ una sorta di mistero buffo contemporaneo, decisamente connotato in senso grottesco che, nell’interpretazione di Andrea Cosentino, si apre a una spettacolarizzazione al contempo popolare e virtuosistica.
Lo spettacolo traccia una strada sghemba e irregolare verso quello che è tutti gli effetti un abbandono alla fede e dunque una conversione.
La collaborazione tra la compagnia CapoTrave, diretta da Lucia Franchi e Luca Ricci, e l’attore e drammaturgo Andrea Cosentino è nata per l’edizione 2015 del concorso “I Teatri del Sacro”. Le musiche originali dello spettacolo sono eseguite dal vivo da Danila Massimi.

Infagottata nella sua uniforme da viaggio, la giovane Maria Angulema si accinge, incongrua dama di carità avventizia, a compiere il pellegrinaggio di Lourdes con uno scopo segreto e bruciante: rendere al mittente il pesante fardello di dolore che si porta dietro da quando suo padre è morto in un incidente automobilistico – e «chiedere formale spiegazione e magari soddisfazione di tanta sofferenza al Padreterno». Ferma nel suo proposito, armata soltanto della sua «anima sbiadita e pesta», l’avventizia si trova subito sommersa, fin dalla stazione di partenza, da «una folla rumorosa composta da pellegrini, parenti dei pellegrini, malati veri, parenti e familiari dei malati veri, malati finti, parenti e familiari dei malati finti, curiosi, sfaccendati, militari in libera uscita, puttane nigeriane, dame o sorelle di carità – riconoscibili, queste ultime, dalla divisa uguale a quella di Maria –, barellieri o fratelli». Incompresa e appariscente, scaraventata suo malgrado sul palcoscenico delle celebrazioni religiose, Maria si accanisce con goffe manovre nel tentativo di espugnare la grotta di Massabielle, da cui viene costantemente respinta, mentre sempre più incombenti si fanno alcune comparse demoniache – come la Micchelina e la Nazzarena, cugine diabetiche di Montecastrilli, la stridula Samantha col tiacca, la terrifica Liona, «mangiatrice di viscere alla brace» armata di roncola – o angeliche, come il bellissimo Gonzalo Gómez y Morena, barelliere della Vergine della Macarena di Siviglia, che ha occhi «simili a due laghi profondi» e di cui Maria si crede innamorata prima che tutto venga travolto, dentro e fuori di lei, dall’incontro sublime con il Padre che, avvolgendola «in un abbraccio d’Amore», la consola infine di ogni afflizione. Il reiterato strazio, che la comicità rendeva ancor più tormentoso, sbocca allora come un maestoso estuario nell’illuminazione – e nasce così il sospetto che solo attraverso quella sinistra e beffarda sequenza di eventi essa potesse o dovesse essere raggiunta. Si dice che un nuovo scrittore si riconosca innanzitutto da una certa inflessione della voce. Uno spettacolo che prende il pubblico di sorpresa con l’insolenza, la drasticità, la vocazione alla comicità della voce narrante, l’audacia dell’impasto linguistico – ma anche con la sua superba capacità di nominare la dolorante sostanza del mondo.

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15 gennaio, ore 21 – Ravenna, Teatro Rasi, via di Roma 39 – info: 0544 36239, 333 7605760, ravennateatro.com

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