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È proprio il caso di dirlo, forte e chiaro: qui, intorno ad Allen Ginsberg, vi sono le menti migliori di una o più generazioni. Ed è anche proprio il caso di non farsi sfuggire The Last Word On First Blues, splendido box tre CD + libretto foto/note curate in modo eccellente dal giornalista Pat Thomas, perché si tratta di una delle operazioni di ristampa più belle degli ultimi mesi, perfetto restauro di un incontro fra gente che davvero ha innalzato l’asticella, intellettualmente parlando – e non di poco.

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La storia è un po’ complicata ma val la pena di essere ripercorsa. Questo triplo raccoglie tre blocchi di session che il grande poeta fece nel 1971, nel 1976 e nel 1981, già pubblicati in New York Blues (1981) e in First Blues (1982), e che qui sono riunite a dare senso organico al tutto. Le visioni e le poesia di Ginsberg prendono forma musicale grazie all’intervento di suoi grandi ammiratori, primo fra tutti Bob Dylan che delle session del 1971 fu tra i protagonisti, oltre che produttore e arrangiare il tutto («Prima registrazione, miglior registrazione» – l’approccio di Dylan usato con Ginsberg): insieme al poeta Peter Orlovsky, che di Allen fu anche compagno di vita, e al folksinger Happy Traum, il meeting a suon di letteratura beat fra l’autore di Jukeboxe all’idrogeno e Bob è di quelli che possiamo definire “occasione speciale”, che peraltro è sublimata anche dalle performance sospese fra mantra, blues, raga, jug e folk che si odono nella leggendaria Vomit Express, in Goin’ To San Diego – attacco satirico a Richard Nixon – e in Jimmy Berman (Gay Lib Rag) – in quest’ultima è davvero uno spasso sentire Dylan accompagnare sboccatissime parole di chiara fornicazione omosessuale.

Allen Ginsberg, William S. Burroughs e Peter Orlovski – New York City, 1984...
Allen Ginsberg, William S. Burroughs e Peter Orlovski – New York City, 1984…
Allen Ginsberg sul palco con i Clash – 1980...
Allen Ginsberg sul palco con i Clash – 1980…

Ma al di là dell’incontro Ginsberg/Dylan, The Last Word On First Blues è una vera miniera anche per tanto altro che si incontra nei trentasei pezzi che lo compongono. La parte di New York Blues è prodotta niente meno che dal leggendario musicologo, letterato, bohème, mistico, antropologo e alchimista Harry Smith, colui che pensò all’irrinunciabile Anthology Of American Folk Music e figura che nel corso del tempo ha assunto contorni a dir poco mitici, cui si aggiungono numeri inediti registrati al Folk City di New York nel 1984 e Do The Meditation, pezzo registrato negli studi casalinghi di Bob Dylan nel 1982 e che davvero è una gran sorpresa che più wild thin Mercurial sound non potrebbe essere.

Allen Ginsberg e ohn Hammond Sr – New York City, 1981...
Allen Ginsberg e ohn Hammond Sr – New York City, 1981…

Ancora più interessante la parte di Fist Blues, prodotta da John Hammond Sr per la sua etichetta indipendente fondata negli ultimi anni di attività discografica del grande talent scout: con l’aiuto di Hal Willner, quello che in origine fu già un doppio album vede Ginsberg attorniato da fantastici player come David Mansfield (Rolling Thunder Revue, Alpha Band, Michael Cimino) e Arthur Russell, geniale e maudit violoncellista che di Allen per un certo periodo fu, anche lui, travagliato compagno di vita, nomi capaci di dare colore e profondità musicale alle avveniristiche, provocatorie parole del poeta – poeta che nel proprio modo di cantare incomodo ma non stonato, tutt’altro, inchioda le orecchie a un ascolto che più di tutto è un’esperienza.

CICO CASARTELLI

ALLEN GINSBERG – The Last Word On First Blues (Omnivore Recordings)

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