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Chi si aspettava novità, ribaltoni o sconquassi lasci pure perdere: Keep Me Singing è il nuovo-vecchio album di Van Morrison che ci attendavamo. Con un pregio in più, però, ossia è finalmente prodotto. Ci spieghiamo meglio: negli ultimi almeno quattro lustri o quasi i dischi del Belfast Cowboy sono spesso sembrati risultato di un tizio che entrava in studio con la sua più o meno fat band, inserire la spina e registrare il più in fretta possibile – non che siano mancati brani degni ma l’idea di un po’ di mancanza di cura serpeggiava, eccome. Benvenuto, pertanto, il buon ma superfluo Duets/Re-Working The Catalogue dello scorso anno, che grazie a Don Was alzava la media della cura dei particolari. E questo Keep Me Singing di questa filosofia ci sembra che ne sia legittimo figlio, sebbene autoprodotto dallo stesso artista: provate a metter su giusto adesso Magic Time (2005) oppure Born To Sing: No Plan B (2012) e poi fate seguire questo nuovo lavoro – impossibile non sentire una gran differenza in positivo a favore di quest’ultimo.

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Van Morrison con Bob Geldof
Van Morrison con Bob Geldof

Beninteso, Van Morrison il fuoco che ardeva in Veedon Fleece (1974) piuttosto che in No Guru, No Method, No Teacher (1986) se l’è lasciato allo spalle da un pezzo, l’uomo è invecchiato e non si può fargliene una colpa – ma i tredici pezzi di Keep Me Singing sono un buon ritratto di un artista over 70 che alle spalle ha una storia titanica. Insomma, con mestiere e bei jeb assestati a dovere, come di dice in questi casi, il buon Van porta tutto a casa con gran piacere dei suoi ferventi ammiratori – fra cui naturalmente ci piace molto essere annoverati.

Van Morrison con il Principe Carlo
Van Morrison con il Principe Carlo
Van Morrison con la figlia Shana
Van Morrison con la figlia Shana

Di pezzi che passeranno agli annali, su i tredici proposti, ne sentiamo principalmente due. Il primo è Memory Lane: quattro minuti su base d’archi, tono introspettivo e Van che, come suggerisce il titolo, rimugina sul passato e forse vede un futuro buio – «Standing in the pouring rain /(…)/Moving in the shadows and it’s getting dark now on memory lane». Il secondo è In Tiburon, che sembra davvero l’apice del disco: pare qualcosa fra una ballad dell’amatissimo Ray Charles e quasi uno di quei numeri del Bob Dylan anni Zero tipo When The Deal Goes Down oppure Spirit On The Water per quell’introverso umore jazz – ma soprattutto a essere toccante è il racconto di Van che evoca la Bay Area (Tiburon è un villaggio costiero ben frequentato di fronte a San Francisco) e tanti dei suoi eroi letterari come Jack Kerouac, Gregory Corso, Allen Ginsberg e Neal Cassidy ma soprattutto il trombettista maudit Chet Baker – e già, il cuore batte forte lungo l’orizzonte delle colline mentre Chet soffia nello strumento facendoti impazzire, come Van canta nel brano.

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Investitures At Buckingham Palace

Altri bei momenti di Keep Me Singing sono proprio la title-track, quasi un’outtake di Days Like This (1995), Let It Rhyme, tipico pezzo d’atmosfera di Van, Going Down To Bangor, blues vecchio stile, Share Your Love With Me, cover dal repertorio del suo antico eroe Bobby Bland che è un sottile gospel con bei fiati a colorare tutto (chi si ricorda delle versioni della Band e di Aretha Franklin?), e The Pen Is Mightier Than The Sword, come se fosse un beat dove aleggia il fantasma dei suoi vecchi Them. Qui e là qualche cosiddetto filler, tipo l’inutile strumentale Caledonia Swing oppure i sette minuti iper romantici oscillanti fra leziosità e zucchero di Out In The Cold Again – ma è poca roba se il contesto è un album ben riuscito come come questo. In tutto e per tutto, Keep Me Singing ci pare proprio giusto dire che sia niente di nuovo ma niente di male – quindi, viva Van The Man!

CICO CASARTELLI

VAN MORRISON – Keep Me Singing (Caroline International/Universal)

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