Annamaria Ajmone, Trigger - foto di Alessandra Corsini

Annamaria Ajmone, Trigger - foto di Alessandra Corsini
Annamaria Ajmone, Trigger – foto di Alessandra Corsini

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Lo spettacolo Trigger ha luogo presso la Fabbrica delle Candele, in una grande sala in cui il pubblico è seduto e fa da cornice alla scena. Annamaria Ajomone è al centro, immobile, con la testa bassa. Si ode in sottofondo una melodia, quasi il rumore di una strada: automobili che passano sfrecciando e si allontanano. Questo suono è intrecciato al battito di un tamburo. C’è aria di attesa. Dopo qualche attimo di immobilità, la danzatrice apre le braccia come fosse un aeroplano che sta per prendere il volo. La musica muta. Annamaria Ajomone inizia a muoversi in tutte le direzioni, disegna un cerchio attorno a sé. I movimenti sono corti, stretti , interrotti. Agisce come un animale (una scimmia?), piega la schiena, la incurva a scatti, ciondola e si trascina, a tratti mi ricorda un serpente sinuoso. Anche i suoni sembrano appartenere alla giungla: regna il caos, ci sono animali che si muovono e suoni che si mescolano. Compie movimenti sinuosi e poi schematici, in tutte le direzioni. Gira attorno a sé, ci guarda e subito dopo si ferma immobile con le braccia aperte, per qualche attimo. Si odono ruggiti, versi animaleschi. Riprende a danzare. I suoi movimenti divengono un po’ più fluidi, più ampi. È tutto veloce, frenetico. Improvvisamente si ferma. I suoni della giungla non sono più ruggiti, ma melodici e armoniosi cinguettii. Lei sembra calmarsi. Pare voler rallentare la corsa impazzita. Inizia a muoversi lentamente, in uno spazio via via più ampio. La sua danza cambia radicalmente: non è più frenetica, ma lenta. Inizia ad esplorare il luogo attorno a sé, come se fosse la prima volta che lo vede: sembra un uomo primitivo che deve imparare a stare eretto sulle gambe. Come se tutta la concitazione di prima, il caos, l’avessero fatta regredire a uno stato primigenio. Cammina a quattro zampe, scivola toccando il suolo. I suoi movimenti sono lenti, seguono la musica ritmata da tamburi e scandita da una voce tribale. Sta imparando a camminare, progressivamente (ri)prende dimestichezza con il proprio corpo. Sperimenta lo spazio, l’uso degli arti. Sembra stia acquisendo fiducia nelle proprie gambe, nella propria possibile stabilità, che evidentemente aveva smarrito in mezzo a quel caos. Perde l’equilibrio, crea nuove figure, si allunga fino allo spasimo. Sembra volere verificare fino a dove può spingersi: è un corpo che si (ri)scopre. Si siede per terra a gambe incrociate. Fuori piove. Percorre il perimetro attorno a noi, si ferma in un angolo e poi rientra a danzare all’interno del rettangolo scenico. Appare rinata. Ha riscoperto una nuova parte di sé: si muove in modo libero, senza paura. Danza al ritmo di donne che cantano.

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GIULIA SAVIOTTI

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Visto alla Fabbrica delle Candele di Forlì il 31 ottobre 2016 – info: crisalidefestival.eu

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