Bisogna proprio dire che Edward Abbiati e i suoi Lowlands hanno tirato fuori il massimo dell’amore e della dignità per questo tributo a Townes Van Zandt: Play Townes Van Zandt’s Last Set è un disco che davvero sta in piedi bene, che sa camminare con le proprie gambe e che mostra molto decoro – senza contare che l’idea di fondo dell’album è davvero originale. Townes, come il suo idolo Hank Williams, decise di fare il grande salto nell’ignoto in un giorno speciale, il primo gennaio: Hank nel 1953, Townes nel 1997 all’ancora giovane età di nemmeno 53 anni. Il rambler texano fece il suo ultimo concerto all’inizio del dicembre 1996, fra l’altro poco prima che dovesse incidere un disco con l’aiuto di Steve Shelley dei Sonic Youth: caso volle che a quell’ultimo show in quel del Borderline di Londra proprio Abbiati fosse fra il pubblico. Certe cose possono rimanere addosso come delle stigmate – ed ecco che per questo lavoro Edward e suoi riprendono per intero quel concerto e lo trasfigurano in studio. In poche parole, l’idea c’è ed è molto bella – e piace anche che per una volta un’idea così sia venuta a degli italiani.

Non solo – i Lowlands fanno anche di più e chiamano a sé una pletora di ospiti che arricchiscono tutto con il loro rispetto per Townes. Già, perché buoni cronisti che ci sentiamo, sappiamo che tutte le special guest messe in fila qui, italiane e straniere che siano, hanno il loro sincero legame affettivo con l’autore di Poncho & Lefty – e l’elenco è davvero pingue: Winston Watson (Giant Sand, Bob Dylan), Stiv Cantarelli, Tim Rogers (You Am I), Sid Griffin (Long Ryders, Coal Porters), Michele Gazich, i Cheap Wine, Antonio Gramentieri, Maurizio Gnola Glielmo, Will T. Massey, Rod Picott, Chris Cacavas (Green On Red) e Richard Lindgren sono solo alcuni degli artisti che vi prendono parte. Con in più l’ulteriore bella idea di inquadrare ogni performance con le presentazioni very British di Barry Marshall Everitt, storico DJ d’Oltremanica attivo da decenni. Come detto già all’inizio, tutto fatto con gran decoro – anche nei particolari, come se fosse l’istantanea di un cammino lungo vent’anni: dall’epifania di vedere uno dei grandi cantautori americani passando per i tanti amici-colleghi conosciuti nel corso del tempo – quello che si dice il classico cerchio che si chiude.

Come detto, qui l’idea c’è – anche perché se si pensa ai concerti che faceva Townes, come possiamo testimoniare anche noi first hand, viene subito in mente come essi fossero low profile e to the bone, mentre qui i Lowlands colorano il repertorio dell’artista usando tante totalità se non anche schizzi azzardati, con i quattordici pezzi che presi nell’insieme funzionano bene nell’eterogeneo mood scelto. Evitando con cura la lista della spesa nel descrivere Play Townes Van Zandt’s Last Set e al netto della bellezza originale di ogni numero, i momenti migliori ci paiono essere il delicato duetto in A Song For con Tim Rogers, quello in bel debito con Steve Earle in Loretta featuring Stiv Cantarelli e quello in Tecumseh Valley con Rod Picott – dove con sottigliezza compare Dead Flowers dei Rolling Stones, che come noto per molti anni fu adottata da Townes nei suoi concerti. Il piatto resta interessante anche quando il suono si fa pieno e prende rischi rispetto alle antiche porcellane di TVZ – vedi come Dollar Bill Blues con i Cheap Wine gioca full on con un arrangiamento folk rock molto epico oppure come Buckskin Stallion con Antonio Gramentieri, Winston Watson e Stiv Cantarelli va sul confine di un beat spinto che lambisce i Giant Sand più eccentrici.

Per concludere, piace far notare come Townes Van Zandt non mancasse mai di rendere tributo al suo massimo mentore, il bluesman texano Lightnin’ Hopkins, come peraltro immortalato al meglio nello strepitoso patchwork live Roadsongs (1994) – anche in quel fatidico ultimo concerto del 1996 non mancarono i due soliti numeri di Mister Sam che TVZ era uso fare, che naturalmente fanno buona mostra pure qui: My Starter Won’t Start (Automobile Blues), che la Gnola Blues Band e Kevin Russell aiutano a giocare nei territori di un blues granitico, e Short Haired Woman Blues, che con ospite Gary Ryland aka Ragsy invece le dodici battute le doma acustiche.

CICO CASARTELLI

LOWLANDS & FRIENDS – Play Townes Van Zandt’s Last Set (Route 61/Harbor Song Records)

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