Un teatro pubblico “come bene da tutelare”, dove si realizzano esperienze di teatro partecipato, in stretto dialogo con il territorio, e in rapporto con la scena nazionale ed europea, dove sono destinate molte risorse alla formazione critica del pubblico e dove è forte l’impegno per la ricerca. Sono queste le principali linee di azione per il futuro di Emilia Romagna Teatro Fondazione, proposte da Claudio Longhi, neo direttore dal primo gennaio 2017 al 31 dicembre 2020, presentato in conferenza a Bologna, oggi mercoledì 4 gennaio, nella sede della Regione Emilia-Romagna.

Claudio Longhi, regista e titolare della cattedra di Storia della regia e di Istituzioni di regia presso il Dipartimento delle arti dell’Università di Bologna, succede al direttore uscente  Pietro Valenti, nei confronti del quale non mancano ringraziamenti e riconoscimenti per l’importante lavoro svolto durante la sua carriera, “per la sua competenza, la sua passione e generosità”, e per aver portato ERT a diventare un’eccellenza del panorama teatrale italiano, come afferma l’assessore alla Cultura della Regione, Massimo Mezzetti.

La procedura di elezione del nuovo direttore è partita dalla pubblicazione di un bando europeo: su 44 candidati, il Consiglio di Amministrazione ne ha scelti 11, i quali hanno dovuto presentare un piano di progettazione triennale. I progetti sono stati vagliati in prima fase da un comitato di esperti e in seconda fase dal CDA, il quale ha conferito l’incarico al professor Longhi, figura comunque già vicina a ERT, per la quale ha firmato diverse regie e curato alcuni progetti, per ultimo “Carissimi Padri”.

Il nuovo direttore pone subito i suoi obiettivi e alcune questioni fondamentali che faranno parte del suo operato, innanzitutto la politica culturale. «È necessario impegnarsi a fondo affinché il teatro sia riconosciuto attività culturale in senso alto – afferma Longhi – è inoltre importante riflettere sulla funzione del teatro come valore pubblico e bene comune».

Altra questione fondamentale è il rapporto con il territorio: «bisogna interrogarsi su come un teatro possa abitare una città e viceversa – continua il nuovo direttore – sul senso di comunità che riesce a creare, sul rapporto con gli attori e gli artisti, ma anche con il panorama internazionale».

Un altro punto focale su cui si sofferma Claudio Longhi è la “forma del linguaggio teatrale” e afferma: «credo sia giusto interrogarsi sul ruolo del regista, dell’attore e della drammaturgia, sul rapporto del teatro con le altre forme d’arte e credo sia corretto −  continua − che un teatro pubblico si impegni per dare spazio a questa ricerca».

Partendo quindi dalla solida base di lavoro realizzata da Valenti, che ha diretto l’Ente regionale per oltre venti anni, la nuova fase di attività che attende ERT Fondazione – Teatro Nazionale si annuncia complessa ma anche ricca di sfide ed opportunità. Il piano di lavoro che il neodirettore intende affrontare pone al centro della sua indagine alcune questioni cruciali della scena contemporanea, con l’intento di creare un fertile terreno di confronto con la comunità teatrale nazionale ed europea.

E alle polemiche che ormai da tempo incalzano sulla diminuzione del pubblico dell’Arena del Sole e sulle scelte di programmazione poco “popolari”, risponde affermando l’impossibilità di definire cosa sia davvero o meno “popolare”, un concetto che il Novecento ha riempito di contraddittorietà.

La questione cruciale secondo Longhi è l’educazione del pubblico, ma un’educazione non paternalistica, che serva a sviluppare una coscienza critica attraverso la quale poi poter scegliere autonomamente. E continua il direttore affermando l’esigenza di una corretta modalità di comunicazione, poiché solo comunicando si comprende che esiste un gran bisogno di teatro.

SILVIA MERGIOTTI

 

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