Per la Stagione 2016/2017 del Teatro Laura Betti di Casalecchio questa sera, mercoledì 22 febbraio, Roberto Latini e  Fortebraccio Teatro  rileggono la tragedia di Amleto con gli occhi di Fortebraccio, colui che arriva solo alla fine della tragedia e diventa re di Danimarca.

Solitaria rockstar della nuova scena, Roberto Latini affronta un’altra prova titanica nel suo percorso di rilettura radicale dei classici, di cui abbiamo già visto, sempre sul palco del Laura Betti, I giganti della montagna e  Metamorfosi.

La scena si apre su una figura in kimono bianco dai movimenti stilizzati del kabuki che esclama “non sono Amleto”, visione di un procedere per quadri, mutuato da Müller, e per domande: “Chi sei? Dov’è questo spettacolo? Where is the sight?”.  «AMLETO + DIE FORTINBRASMASCHINE è la riscrittura di una riscrittura, –  dice Latini – la caccia all’inquietudine nel profondo del nostro centro, per riscriverci, in un momento fondamentale del nostro percorso».

Quella di Roberto Latini e Barbara Weigel, autori del testo, è infatti una scrittura scenica che si dissolve ben presto in una «deriva» teatrale e metateatrale. Di Heiner Müller conservano la struttura, la divisione per capitoli o ambienti, costruiscono  «una giostrina su cui far salire tragedia e commedia insieme». «Voglio rimanere il più possibile nell’indefinito – afferma il regista − accogliere il movimento interno al testo e portarlo sul ciglio di un finale sospeso tra il senso e l’impossibilità della sua rappresentazione»

Il personaggio e la sua rappresentazione sono morti. Per tornare a coglierne l’essenza, suggerisce Latini, bisogna scardinare il testo amplificandone nuclei, voci e personaggi. E allora Ofelia diventa una Marilyn disperata sospesa nel cerchio mobile e alieno della scena, la regina madre è una voce registrata che sciorina delitti in loop in un parossismo alla Carmelo Bene, lo zio assassino è un demonio in tacchi a spillo che dialoga con Rutger Hauer nel monologo finale di Blade Runner, e così via, fino al tragicomico bla bla bla che annienta ogni senso.  La morte, nostra e del teatro e lo sguardo impossibile eppure ironico su di essa sono il nucleo di questa performance ad alta intensità concettuale, tecnologica, fisica ed emotiva che riesce a condurre lo spettatore in una dimensione disturbante e meravigliosa, sospende in platea un necessario scuotimento della ragione a vantaggio dei sensi, tende la mano allo spettatore per nuotare o annegare insieme. E se questi ha la ventura di sollevare quel super-io dall’acqua, quella boccata d’aria scoprirà i suoi nervi e verrà sferzato di vita.

 

Mercoledì 22 febbraio, Teatro Comunale Laura Betti,  Piazza del popolo, 1, Casalecchio di Reno (BO), 21.00, www.teatrocasalecchio.it 

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