foto di Nicola Baldazzi (Osservatorio Fotografico)

 

In occasione di Inferno, prima parte de La Divina Commedia: 2017-2021 (progetto commissionato da Ravenna Festival), nei mesi scorsi Ravenna Teatro ha chiesto a tutti i cittadini, senza limiti di numero, età, lingua o preparazione specifica, di partecipare alla realizzazione della messa in scena facendo parte del coro o delle attività a latere. Suggeriscono a tal proposito gli ideatori Marco Martinelli e Ermanna Montanari: «La chiave prima con cui intendiamo tradurre in termini scenici il “trasumanar” dantesco è pensare l’opera in termini di sacra rappresentazione medievale. Non si costruiscono edifici teatrali nell’epoca di Dante, ma tutta la città è un palcoscenico, dalle chiese alle piazze: e nei “misteri” i giullari professionisti vengono affiancati da centinaia di cittadini in veste di “figuranti”, mentre altri cittadini pensano a costruire le scene, i costumi, le luci. È una città intera che si mette in scena, e mette in scena la propria visione civile e filosofica». Partendo dunque dal modello del teatro medievale, nei mesi scorsi si è aperto in città un Cantiere Dante, rivolto a tutti cittadini desiderosi di partecipare a Inferno, «un grande “laboratorio” che vede i cittadini impegnati con mansioni e livelli diversi di partecipazione alla creazione».

Ecco come i due co-fondatori dello storico ensemble ravennate immaginano il loro Inferno: «Lo spettatore sarà accolto da una enigmatica coppia di “custodi” di quello spazio, di quella memoria: vestiti come i custodi di un museo (il museo della Tradizione), i due saranno all’ingresso ad accogliere gli spettatori e li prenderanno fisicamente per mano, uno per uno, proprio come fa Virgilio con Dante, per metterli dentro alle “segrete cose”. Questa coppia di guide, emblema dell’alchimia tra un uomo e una donna (e proveremo noi stessi a incarnarli), si porrà come un prisma dalle diverse facce: i due saranno sì Virgilio, ma anche Beatrice, e in certe situazioni liriche (le invettive politiche dell’autore, per esempio) daranno voce a Dante stesso. Perché Dante, a differenza dell’uomo contemporaneo, non è mai “solo”: la solitudine radicale che lo ha fatto perdere nella selva oscura è vinta fin dall’inizio dall’intervento di Beatrice. Lo spazio teatrale sarà attraversato in tutti i suoi anfratti e “bolge”: la platea liberata dalle sedie, la galleria, le scale, gli uffici, i gabinetti, l’abside romanica in fondo al palco: da lì, scendendo nel sottopalco da una porticina, si potrà finalmente uscire nel giardino che sta dietro la chiesa-teatro, “a riveder le stelle”. Durante il cammino, il “cammino di nostra vita”, lo spettatore-Dante incontrerà cori e masse di “dannati”, impersonati dai cittadini, e figure singole e emblematiche, patrimonio della memoria collettiva, cui daranno voce e corpo gli attori del Teatro delle Albe e altri attori ospiti: Paolo e Francesca, Ciacco, Farinata degli Uberti, le tre Erinni, Pier delle Vigne, Brunetto Latini, Malacoda e Alichino, Vanni Fucci, Ulisse, il conte Ugolino».

Inferno è concepito come spettacolo itinerante e a posti limitati, che partirà dalla tomba di Dante arrivando al Teatro Rasi e attraversandolo in tutti i suoi spazi. La durata sarà di circa tre ore. Sono consigliati abiti e scarpe comode, e di portare una bottiglietta d’acqua.

Buon viaggio.

 

MICHELE PASCARELLA

 

 

25 maggio – 2 luglio 2017, ore 20 – Ravenna, teatro Rasi, via di Roma 39 – info e prenotazioni: 0544 249244, ravennafestival.org  

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