Compagnia Simona Bertozzi-Nexus, And it burns, burns, burns - foto Luca Del Pia

 

Il potere della notte è il titolo-manifesto della nuova edizione del Festival internazionale che Les Brigittines, ex cappella, ora teatro e centro culturale, organizza ogni anno a Bruxelles.  Leggo nella presentazione: “È nella notte che lo spirito s’illumina perdendo la sua strada, sentendosi più libero, meno vincolato dal rigore razionale del giorno, è nella notte che l’impensabile diventa pensabile”. La notte come metafora dunque del processo creativo capace di abbandonare la geografia del noto per addentrarsi in territori inesplorati.

Ho la fortuna di vedere l’ultimo lavoro di Simona Bertozzi, danzatrice, coreografa e performer italiana. Dopo studi di ginnastica artistica e danza classica, approfondisce la sua formazione in danza contemporanea tra Italia, Francia, Spagna, Belgio e Inghilterra. A Les Brigittines presenta And it burns, burns, burns, momento conclusivo di una riflessione che negli ultimi anni ha visto l’artista impegnata ad indagare il mito di Prometeo.

 

Compagnia Simona Bertozzi-Nexus, And it burns, burns, burns – foto Luca Del Pia

 

Cinque corpi, tre adulti e due adolescenti, donano la loro presenza allo spazio scenico diviso tra luce e nebbia, tra un dentro e un fuori e ne disegnano le possibilità geometriche. Intessono la scena di gesti e linee, come nella creazione di un tessuto geometrico-esistenziale. Lo spazio si colora come una tela in cui il gesto si traduce in segno nitido e chiaro. Le due adolescenti, forti e fragili allo stesso tempo, abbigliate come due ginnaste, con una sorta di divisa sportiva si connettono e si sconnettono dal movimento dei tre adulti.

Una lanterna è l’unico oggetto di scena capace di evocare la fiamma, il sapere che passa di generazione in generazione. Il passaggio continuo di un “testimone” la cui fiamma continua a bruciare.

Il giubbetto trapuntato color oro, indossato dalla danzatrice più matura, evoca l’idea di un’armatura, il bronzo e l’argento nei pantaloni dei due danzatori costituiscono un richiamo al mondo classico. Nella coreografia si evidenzia una differenza di ruoli: da una parte gli adulti con il loro sapere consolidato, la sicurezza di gesti che oscillano tra la caduta e il volo; dall’altra parte la freschezza, la ricerca del movimento delle due adolescenti. Una bilancia tra equilibrio e instabilità.

 

Compagnia Simona Bertozzi-Nexus, And it burns, burns, burns – foto Luca Del Pia

 

Ma perché Prometeo?

Prometeo, per aver donato il fuoco agli uomini, subisce la collera di Zeus e viene incatenato ad una roccia ai confini della Terra. Il titano viene quindi raggiunto da vari personaggi, che tentano di portargli conforto: le Oceanine, prime fra tutti. Prometeo, dunque, come ribelle all’ordine divino, solidale con gli esseri umani, portatore di luce e di progresso o come direbbero i filosofi della tèchne.

Tèchne significa arte e saper fare, rimanda a una competenza tecnica che Simona Bertozzi sembra mettere al centro della sua riflessione sulla danza, intesa come linguaggio specifico ben codificato. Una danza che non lascia nulla all’improvvisazione, dove tutto è calibrato, alla ricerca di un limite e di una misura.

Italo Calvino in Lezioni americane, parlando dell’esattezza, scrive: “I modelli per il processo di formazione degli esseri viventi sono da un lato il cristallo (immagine d’invarianza e di regolarità di strutture specifiche), dall’altro la fiamma (immagine di costanza d’una forma globale esteriore, malgrado l’incessante agitazione interna)”. La fiamma e il cristallo, la ricerca di esattezza sembrano guidare la ricerca di questa coreografa e danzatrice, il cui talento sembra strettamente legato al rigore formale.

 

Compagnia Simona Bertozzi-Nexus, And it burns, burns, burns – foto Luca Del Pia

 

Secondo alcune interpretazioni del mito di Prometeo, il possesso della conoscenza e della tecnica, ha portato gli uomini alla guerra e alla tracotanza. E sullo sfondo di And it burns, burns, burns si avverte una sensazione di inquietudine e di tensione. In esso si mostra il lato oscuro della tecnica, come forma di presunzione e alienazione dell’uomo dalla natura. Nessuna concessione dunque alla rappresentazione del mito, ma una sua trasposizione in segni e significati astratti come in una scultura di Fausto Melotti: fatta di linee e sfere, segni geometrici nello spazio. Concetti tradotti nel linguaggio della danza, fuoco che forgia forme fredde come il metallo. Foresta di segni che accolgono il vuoto, come vaso, recipiente da riempire con l’immaginazione e la memoria del mito.

 

VANESSA SORRENTINO

 

And it burns, burns, burns di Simona Bertozzi | Nexus – visto mercoledì 23 agosto 2017 a Les Brigittines di Bruxelles – info: brigittines.be/fr/, simonabertozzi.it

 

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