David Alfaro Siqueiros Zapata, estudio para el mural del castillo de Chapultepec, 1966

Arte e politica, un binomio che da secoli oscilla tra accordi e contrasti. Un rapporto conflittuale che non si risolve nemmeno in questa nostra contemporaneità, in cui censure e proibizioni possono sembrano azioni così lontane. Alla cronaca poi, il compito di ricordaci come esse siano sempre invece sempre trappole ben innescate. Ed è questo un monito che emerge bene visitando “México – La mostra sospesa”, il progetto con cui Palazzo Fava racconta uno degli avvenimenti più violenti delle ultime decadi: la dittatura del generale Augusto Pinochet in Cile. I tre protagonisti, José Clemente Orozco, Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros, furono scelti dal Messico come testimoni di quella nuova forma di espressione popolare, il muralismo, diventata sinonimo di libertà e di democrazia. Ed è per questo che, subito dopo il suo colpo stato, Pinochet non esitò a chiudere questa mostra – inaugurata solo due giorni prima, 13 settembre 1973 – con un atto di censura che divenne altamente simbolico di questo nuovo corso. E così, i quadri di Orozco, Rivera e Siqueiros vennero imballati in fretta e furia e imbarcati su un aereo dell’Aeroméxico insieme alla vedova e i due figli dell’ex presidente Salvador Allende. Nessuno vide neanche uno di questi quadri – tra l’altro inediti – e la collezione ritornò nei musei messicani da dove provenivano. Una mostra che passò così alla storia come la exposición pendiente, la mostra sospesa. Una premessa necessaria che emoziona e aggiunge valore a queste 68 opere, tra le più significative del muralismo messicano e decisamente belle. Ad esse si affianca anche un’ampia e interessante documentazione dei murales originali grazie a moderne tecnologie di video animazione HD. Nulla è stato lasciato al caso in questa mostra, che possiamo definire tra gli eventi imperdibili in questa stagione espositiva autunnale in Emilia Romagna.

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