Io e Annie

Woody Allen. Un nome che è praticamente una garanzia nel mondo cinematografico. Forse non tutti potranno dirsi totali amanti del suo stile, ma ciò non toglie che di stile effettivamente si parli. Un cinema d’autore con una poetica ben precisa e delineata, rintracciabile come un filo rosso all’interno di tutta la sua filmografia. A questo Autore è stato dato il privilegio di tornare sul grande schermo con due dei suoi capolavori, Io e Annie (nella versione restaurata) e Manhattan, che in questi giorni stanno facendo il giro delle sale cinematografiche del territorio. Motivo dunque in più per rispolverare una storia, quella del cinema di Allen, che ancora – per fortuna – non ha incontrato la parola fine.

La sua carriera di regista cinematografico inizia negli anni Settanta, dopo aver lavorato per la televisione scrivendo testi comici, per il teatro scrivendo commedie e come attore di cabaret e di alcuni film. Già dai suoi esordi nella regia getta le basi di un cinema autoriale, particolarmente incentrato sulle dinamiche psicologiche e sulla sua città, New York, che ha inizio proprio con Io e Annie.

Io e Annie (1977) è il film che ha portato Woody Allen alla vittoria degli Oscar per la miglior regia e per la migliore sceneggiatura nel 1978, ma è anche la pellicola che lo ha reso Autore famoso e estremamente apprezzato dal pubblico. Con la storia di un tormentato e nevrotico Alvy e della sua amata perduta Annie, Woody Allen porta sul grande schermo i temi che si riveleranno poi ricorrenti in tutto il suo cinema, incentrati sulle difficoltà, le nevrosi e le frustrazioni del rapporto di coppia delineate in maniera ironica. Io e Annie segna il suo approdo a una commedia romantica e sofisticata, dove il comico nasce da un gusto per il paradosso che non manca di lasciare spazio all’amarezza di scoprire le grandi inquietudini che tormentano l’uomo contemporaneo.

Già nell’incipit Io e Annie mostra tutta la sua originalità, con un personaggio maschile che guarda in macchina, rompendo così la quarta parete e catapultando lo spettatore direttamente dentro la sua psiche. Si viene così a creare un mondo disturbato, dominato dalla visione e dal flusso di coscienza di Alvy, che dilata il tempo del film in una linea temporale imprevedibile, che passa continuamente dal passato del ricordo al presente del momento, non sempre distinguibili tra loro. Insomma, una pellicola che è una vera e propria seduta psicanalitica. Lo spettatore vive così con il protagonista la sua nevrosi, la sua incapacità di comprendere la donna, la sua paura di accettare le proprie debolezze, che lo porta a una serie di relazioni fallimentari. Alvy è tormentato dalla necessità di sentirsi superiore, ma allo stesso tempo si mostra testardo nel tentativo di elevare culturalmente le donne con cui si accompagna: ne nasce una sorta di paradosso in cui Alvy risulta un perdente costretto ad allontanarsi dall’amore per paura di non essere all’altezza.

In Io e Annie non manca ovviamente New York, altro punto cardine della poetica di Allen: città reale che si oppone a tutto il resto del mondo e che il regista restituisce con un occhio estremamente affettuoso. E New York è sicuramente la protagonista indiscussa di Manhattan (1979) che si prefigura come una sorta di atto d’amore per la sua città. Il film, girato in bianco e nero, racconta ancora una volta una storia d’amore complicata, o meglio dire un triangolo amoroso complicato, che vede Isaac diviso tra la giovane e ingenua diciassettenne Tracy e Mary, donna sofisticata e culturalmente formata. Ancora rapporti di coppia complicati dunque, ancora un protagonista maschile che ha difficoltà a rapportarsi con il sesso femminile e ancora una volta la figura di un perdente che si lascia scappare l’amore della sua vita.

A tutto questo, New York non fa solo da sfondo, ma da protagonista: basti pensare all’incipit, dove la metropoli acquisisce un’aura quasi onirica, mitologica, fuori dal tempo e dallo spazio, inattaccabile nella sua bellezza. E lo stesso accade nel finale, nella corsa di Isaac per raggiungere la sua amata, che pare quasi una sorta di espediente narrativo per mostrare in realtà la bellezza delle strade, dei monumenti e degli edifici di New York.

Psicologia, nevrosi e tormento, protagonisti perdenti e New York: questi gli elementi tanto moderni che hanno fatto del cinema di Woody Allen il racconto perfetto della società contemporanea, scandita dai tempi delle metropoli e tormentata da un costante senso di impotenza e incertezza nei confronti della vita e di sé stessi che rende complicati i rapporti umani. Un cinema d’Autore per l’appunto.

I film in programmazione:

“Io e Annie”: San Marino – Cinema Teatro Concordia (21 e 22 maggio), Bologna – Cinema Lumière (dal 19 al 22 e 28 e 29 maggio), Cattolica – Cinema Snaporaz (22 maggio), Modena – Cinema Filmstudio 7 (22 maggio), Ravenna – Cinema Mariani (23 maggio)

“Manhattan”: Cesena – Cinema San Biagio (21 maggio), Forlì – Cinema Saffi (22 maggio)

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