Proprio cosi.

Volevo riascoltarlo. Sicuramente anche lui aveva voglia di farsi riascoltare. Non diamolo per scontato. Secondo il mio parere le nuove idee ed energie da sempre, ma oggi ancora di più, vengono stimolate da fuori, dall’incontro. Credo che il nuovo mini tour di sia nato proprio da questo atteggiamento, apertura. La musica (quella che vuole risuonare) si anima di questi appetiti di sconosciuto e stasera gli ingredienti ci sono tutti.

Il concerto di Motta è con i  Les filles de IlliGhadad  una emergente e promettente band del Niger, quello vero,  che il nostro ha prima segretamente “rapito”,  per poi riviverlo in questo suo nuovo e desiderato tour.

Il tour del 2018 è stato per lui e la sua amata banda un successo di pubblico e un successo personale. Il secondo album, dopo il primo acclamato da critica e molto ascoltato è come minimo pericoloso, soprattutto in queste epoche dall’innamoramento facile con i suoi confusi , e sono buono, effetti collaterali

Facile o felice, leggevo in un muro scrostato nel mio paesello della Romagna, bassa ma non ancora sprofondata e pensa un pò, quella frase mi accorda con i ricordi del concerto evento l’altra sera al Teatro Degli Antoniani a Bologna organizzato al meglio dal quelli del Locomotiv club sempre di Bologna, che non si possono che ringraziare per la passione che mettono nel loro lavoro.

Torno al tema. Lui sulla felicità ci ha fatto un manifesto oltre ad una canzone e fin qui sembra facile. Parlandone con chi era con me anche senza esserci, si possono essere “anche” felicità facili perchè organiche come fossero guidate e trainate da qualcosa di molto molto importante e unico per ognuno di noi. Ascoltate le parole postume di Motta (che bella conferma! ) sul suo profilo instagram 

Ci sono parole, ritmi, mondi che sembrano lontani ma sono più vicini di quello che si pensa.  Il concerto aspettava di farmi chiudere questo cerchio, almeno lo speravo.

L’inizio è un sorriso, chi c’era capirà. Les filles de IlliGhadad  sedute, sorridenti, terrene, catapultate li in un teatro e non più nel deserto del Niger parlano con la loro lingua antica, lontana.

Siamo lontani, ora. Escono quasi in silenzio e forse era quello che dovevano creare.

Arriva Motta, rivedo un Nick Cave giovane e con lui e la sua chitarra in solo si ci avvicina con le canzoni a una memoria emotiva sempre pronta ad essere sollecitata.

Siamo ancora lontani ma sempre meno. Il cello al posto del basso fa il suo lavoro. Chiede aperture e appoggi leggeri. E così succede. La voce esce di più anche con le sfumature e imperfezioni. Ognuno, adesso, da quello che ha. Non male.  Inizio a capire del perchè sono li stasera.

Aspettavamo tutti di avvicinarci ad un qualcosa che è lontano ma che sentiamo vicino.

Si complica? Si, le parole adesso fanno fatica e per questo c’è la musica, linguaggio dell’anima per eccellenza.

Tutto il pubblico aspettava questo. Il momento dell’incontro. L’equilibrio tra quello che ha perso e quello che ha scelto ( cit )

Cosi è stato con una canzone una che ha dentro una verità profonda e sottile  e che oggi credo si sia trasformata in una esperienza molto potente,  in primis per lui. Mi ritorna in mente la frase celebre e finale del film In to the wild.

Quale canzone poteva essere? io lo speravo e un pò lo sentivo.  Poche parole, poche note, molto di tutto il resto. E’ un pò come essere felice è anche il titolo. ci siamo capiti?  Basta parole.

Siamo tutti sotto il palco quasi senza accorgersene. leggermente spaesato, almeno io.

Esco stordito dopo un bis defaticante e prendo una birra ? no no, faccio una fila molto silenziosa al distributore automatico che già a scriverlo mi viene male.  Prendo un gatorade come una protesta silenziosa e una coca cola per allontanare il sonno, anche solo per un pò.

facile o felice ?

ps. chi ha il video me lo può girare ?

by : rifugiato poetico

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