LIBERTÀ, NON È UNO SCHERZO

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L’articolo è tratto dal nostro repertorio di numeri cartacei

La libertà non è gratis, si paga. Ha un prezzo alto. Richiede responsabilità. Un saggio cantava che la libertà non è appena star sopra un albero. Non è lo spensierato volo di un moscone (anche perché oggettivamente solo uno stolto vola spensierato incontro ad una merda).

L’uomo libero non ha vita tranquilla. I più liberi, i guai, non aspettano nemmeno che arrivino da soli, piuttosto li vanno a cercare. Non come quelli che in una pozzanghera giocano al piccolo squalo, dispensando consigli/ordini e ostentando libertà autentica quanto il loro sorriso. L’unica libertà altrui che accettano è quella di aderire liberamente ai loro capricci. Quante stronzate ho letto, ascoltato e detto, ahimè, sulla libertà.

La libertà è un gesto rivoluzionario e di grande responsabilità.

Giovannino Guareschi era un uomo libero. Per non rinunciare alla libertà ha scelto la prigione, forse aveva addirittura torto nel caso specifico ma si è assunto la sua responsabilità. Una volta contestò duramente il proprio editore che aveva pubblicato un racconto in cui l’illustratore aveva fatto tagli senza dirglielo. Credo sia una bestemmia per uno che scrive prendendosi cura delle parole. I tagli a La calda estate di Gigino Pestifero furono un atto lesivo della libertà di uno scrittore, almeno per Guareschi e per i suoi 23 lettori. Vero che si trattava di una favola per bambini, ai tempi di Carosello, destinata a far pubblicità ad una marca di gelati, ma il racconto non parla appena della ghenga in fuga dal caldo estivo della città al seguito di una specie di teppista, parla di una libertà ricercata e trovata nella natura, nella sacralità imprevista del soprannaturale. Occorre essere molto liberi per lasciarsi ferire dal sacro e dal soprannaturale. Le meraviglie della Natura, scoperte e spiegate dalla scienza, dovrebbero servire a dimostrare, con prove inequivocabili, l’esistenza del Soprannaturale. Le meraviglie del Creato dovrebbero dimostrare la grandezza del Creatore.

Guareschi, capace di nobilitare anche una pubblicità, non tollera che sia violata la sua libertà. Del resto è lui che appena arrivato in un lager disse non muoio neanche se mi ammazzano.

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