Tragedia greca. No, italiana

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L’articolo è tratto dal nostro repertorio di numeri cartacei

Adesso possiamo dirlo. L’estate è finita (a metà ottobre ma è finita). A questo punto ci sarà ancora l’estate di San Martino o l’avranno cancellata dal calendario? Ah, l’estate. Leggere di giorno e di notte, riuscire a rosicchiare, negli scarsi giorni di ferie, un paio di pomeriggi da passare con un libro e a fare un paio di dritti la notte per leggere.

Mi sono sparato Pane e tempesta di Stefano Benni, ridendo come uno scemo la notte e scoprendo quali sono le 27 azioni che un umano adulto deve compiere per riprendere il proprio posto nel mondo. Ho iniziato quel gran mattone de Il cimitero di Praga di Eco, bello ma un po’ troppo serioso e con troppe ricette, ho trovato anche un refuso nel testo (ma non ho vinto nulla). Poi sono riuscito a togliermi la soddisfazione di farmi deludere dal mio Philip Roth, per fortuna prima di leggere Pastorale Americana ne avevo letti altri cinque. Vuol dire che faccio bene a non partire mai dal libro più premiato o celebrato, di fronte a questo Pulitzer mi sarei fermato (solo dopo averlo finito ovviamente, mai lasciare un libro a metà!) e non avrei letto nient’altro di uno dei miei autori preferiti. Per carità, Pastorale Americana ha un intreccio bellissimo, ma non mi corrisponde così tanto come Everyman o Lamento di Portnoy o Il teatro di Sabbath.

Purtroppo, dopo il momento di grazia estivo, la tragedia era in agguato, e non una tragedia greca, ma tutta italiana. La notizia ha provocato reazioni sconsiderate. Un copy di Rimini ha fatto lo sciopero della lettura, ha iniziato facendo post di protesta su facebook e già non resisteva, pur di legger qualcosa se li rileggeva da solo, l’hanno trovato nel bagno di un autogrill dell’autostrada del Brennero che leggeva le scritte sui muri. Una pensionata di Cattolica, come posseduta, ha scritto di getto su un rotolo di carta igienica un poema epico in rime sghembe baciate dal sole che poi però ha fatto una fine ignobile perché il marito di lei, colto da smollone estivo, non è andato tanto per il sottile e l’ha usato per sporchi e basso ventreschi fini. Un bibliotecario di Faenza si è legato alla fontana del Moro in piazza Navona a Roma, ma i romani erano ancora tutti in ferie, c’erano solo quattro giapponesi in piazza che continuavano a fotografarlo, fino a che un cretino si è maldestramente unito alla protesta sfasciando a martellate uno dei quattro mascheroni che ornano la fontana, e così anche la protesta del libraio si è arenata.

Io, personalmente, quando ho appreso la notizia ho riempito il carrello di uno shop on line fino a circa 300 euro prima di accorgermi che a fine estate la carta di credito era più a secco della stella marina macabramente esposta da oltre settant’anni nel soggiorno di una mia prozia.

La iattura di fine estate è stata l’entrata in vigore della legge sul proibizionismo dei libri. Non più sconti superiori al 15%. Soltanto in occasioni di speciali campagne promozionali da effettuarsi per un periodo non superiore a un mese e comunque mai a dicembre (vepossino!), gli sconti anche su internet potranno arrivare fino ad un massimo del 25%. Se andiamo avanti così dove andremo a finire? si chiedono in tanti. Sta a vedere che avevano ragione i Maya e nel 2012… tiè!

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