Il Giovane… Artusi

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Con My way di Francesco Aquila, Masterchef profuma un po’ di Romagna.

Ormai gli scaffali delle librerie più corposi sono quelli delle raccolte di ricette. Declinate in ogni variante possibile, le proposte son talmente varie da rendere ardua la scelta per un regalo e quasi impossibile individuare qualcosa di particolare da segnalare. Poi, come spesso accade, la Romagna si fa valere nel comunicare il cibo. E stavolta pure indirettamente!

Masterchef Italia è quella specie di ‘lotta al coltello’ televisiva in cui cuochi non professionisti vengono abbastanza strapazzati da chef d’esperienza riconosciuta. Da poco, a chi vince viene chiesto di raccogliere in un libro alcune delle sue creazioni ai fornelli, ma non è facile -visto, appunto, il gran numero di titoli disponibili- che si arrivi rapidamente alla terza ristampa. Cosa che invece sta accadendo per My way – Zio Bricco che ricette! (Baldini+Castoldi), scritto dal vincitore dell’edizione 2021 Francesco Aquila.

Ha compiuto 35 anni, eppure già forte di un’esperienza ricca e profonda di vita la cui positività si percepisce a pelle. Forse è quello il “fattore X” che lo ha distinto tra gli altri agguerriti concorrenti del talent: non basta, infatti, essere bravissimi in cucina, per spuntarla ci vuole pure buon carattere, pazienza, lealtà, impegno, comunicativa, passione autentica, tutto sorretto da spalle forti e sguardo tanto deciso quanto limpido. Insomma, un vero personaggio, al punto che a nessuno dei precedenti vincitori, finora, era stato proposto di condurre un programma TV!

È Il volo dell’Aquila, che Francesco ha portato avanti deliziosamente su Discovery Food Network: una scuola di cucina di cui è stata richiesta, a furor di audience, la seconda stagione.

 

 

Il nostro masterchef 2021 è di origine pugliese, diventato cittadino di Bellaria da piccolissimo. L’interesse per la buona tavola arriva presto: “Sin dall’infanzia -racconta nel libro- ho imparato a collegare le feste alla famiglia, alle tavolate infinite dove tutti chiacchierano, cucinano e si danno da fare. Ho iniziato (così) a vivere il cibo come un momento festoso e sereno”.

 Con queste premesse, legate alla più pura idea di ‘convivialità’, diventare un perfetto romagnolo è stato del tutto naturale.

In realtà Francesco Aquila non ha mai aspirato a fare il cuoco di mestiere: “Per me è di massima importanza il servizio, in un ristorante, insieme al cibo”. E infatti, grazie alla dialettica efficace, alla preparazione e all’innata empatia, il giovane diventa presto apprezzato docente presso l’Istituto Alberghiero di Riccione per formare maître di sala, la figura che si assume il non facile compito dell’accoglienza e della logistica, consigliando ed accompagnando i commensali nell’accostarsi al menù traendone il maggior piacere possibile.

Tutto questo, in My way, si coglie alla grande. L’originalità sta non solo nelle ricette, alcune squisitamente tradizionali eppure con un guizzo personalissimo… è un libro da mangiare anche con gli occhi. Davvero: tutte le proposte sono impiattate come fossero sculture, composizioni talmente armoniose di colori e geometrie da far venir voglia di squadernare il volume e incorniciare e appendere al muro le splendide foto. L’autore ha definito “Architettura del piatto” la cura della presentazione efficace tanto da suggerire, al solo sguardo, sia consistenze che aromi e sapori.

Una delle curiosità che viene fuori dal pubblico, nei tanti incontri-spettacolo con l’autore che si tengono un po’ ovunque, è relativa alla realizzabilità domestica di quelle meraviglie. “È questione di pratica -spiega- un piatto non dev’essere solo buono, ma pure bello. Ci si può riuscire ma cucinando tanto, con curiosità e passione, e giorno dopo giorno il risultato migliora!”.

Anche nella presentazione della scorsa estate a Cesena, nell’ambito della rassegna Libri tra le Note organizzata dalla libreria UBIK con Eliseo Art Lab al Chiostro della Biblioteca Malatestiana, non sono mancati gli ottimi spunti.

Gli intermezzi musicali di Carlo Borsari e Max Freschi hanno sottolineato il conversare di Francesco Aquila sui concetti essenziali nel mangiar bene ed in modo sano. “Oltre all’esercitarsi, serve dedicare il tempo giusto e la cura per tutte le fasi del far da mangiare -quindi anche alla scelta delle materie prime e dei dettagli. Perfino i colori dei cibi son cosa seria, per non trascurare la questione delle quantità. La salute a tavola non sta affatto nelle porzioni abbondanti”.

La storia, insomma, è sempre quella, talent o non talent show: prima ancora di mettersi ai fornelli, l’ingrediente essenziale è il buon senso. Proprio quello che ci metteva un altro celebre romagnolo: il nostro Pellegrino Artusi che, è noto, non faceva il cuoco.

 

                                                                                                MONICA ANDREUCCI

 

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