Achille Lauro: il coraggio della semplicità, nel suo nuovo singolo

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“Che sarà della mia vita, chi lo sa?”: così cantavano i Ricchi e Poveri nel 1971.

È la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo il titolo del nuovo singolo di Achille Lauro uscito il 25 novembre, per l’appunto Che sarà.

In questi giorni ho letto molte critiche fatte al cantante sul fatto di non aver tirato fuori nulla di nuovo e paragonandolo a Vasco Rossi, dato il suo modo di parlare alle nuove generazioni come ha sempre fatto il rocker di Zocca.

Achille Lauro è sempre stato un personaggio fuori dagli schemi sotto ogni punto di vista, come un Alberto Camerini, un Renato Zero, per intenderci, trasformisti e visionari.

Sicuramente anche Lauro ha le sue influenze musicali, come quasi tutti gli artisti, ma al di là di questo trovo che sia sempre stato fedele a se stesso, facendo solo ciò che gli passa per la testa ma soprattutto attraversando la linea del cuore.

 

 

“Mio fratello anni fa mi disse di stare attento alle persone,
ma io non gli ho mai dato ascolto.
Non esiste pace per quelli come noi.
L’amore che non è amore, amici che non sono amici, nostalgia di una serenità mai vissuta.
È forse questo essere umani?
Vorrei esistesse un posto diverso da questo,
ma non esiste un posto per noi”.

Queste sono le parole di Achille Lauro sotto un post su Instagram pubblicato il 24 novembre, poco prima dell’uscita del singolo.

Che sarà è una ballad intima e profonda, dove Lauro ci parla delle fragilità umane, dalla paura del futuro a quella della solitudine. 

Un testo diretto, senza fronzoli, sincero come poche persone sanno essere. 

Essere se stessi ed essere sinceri può diventare un’arma a doppio taglio. Abbiamo scelto di vivere la nostra vita mostrando il nostro vero io, in un mondo pieno di fake, passando anche per eccentrici o mezzi pazzi, restando comunque integri e liberi. 

Allo stesso tempo questo nostro pregio o maledizione, come preferite chiamarla, ci porta inesorabilmente a soffrire più del normale, ma forse questo è anche il bello, sentire tutto quanto così intensamente.

Una volta da qualche parte ho letto “siamo fatti di-versi perché siamo poesia”, ed è proprio questo il punto, mostrare i nostri difetti e le nostre debolezze non ci rende fragili ma essere umani perfettamente imperfetti. 

E ricordatevi che anche nella semplicità delle parole usate da Achille in questo testo c’è tutta quella grande bellezza (alla Sorrentino) delle piccole cose che dobbiamo ritrovare e preservare.

“Che sarà, che sarà, che sarà
siamo soli ma che sarà
mi stringo a me come, come se
fossi te e non finisse mai
è così, è così
è così stare al mondo
e no non è qui
non è mai stato qui
non è questo il posto”.

 

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